Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 25 al 31 maggio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.
Una Sicilia che non compare nei dépliant turistici. Una Sicilia fatta di vicoli stretti dove la luce del sole fa fatica ad entrare, di scale scrostate e di cortili dove i bambini giocano a pallone tra i motorini parcheggiati. È la Sicilia delle periferie estreme, dei quartieri dormitorio costruiti in fretta e furia negli anni Sessanta e Settanta, delle borgate abusive cresciute senza scuola né ambulatorio. Ed è lì, in quelle pieghe dimenticate delle tre città più grandi dell’isola, Palermo, Catania e Messina, che si consuma una delle emergenze più gravi e meno raccontate del nostro Paese: la povertà minorile.
L’emergenza invisibile: oltre 24mila minori in trappola nelle periferie siciliane
Il caso Mondello dimostra che siamo in presenza di un sottile, a tratti drammatico, spartiacque che separa l’universo dei codici da quello della coscienza collettiva. Una fessura in cui si infilano, non di rado, le sentenze dei tribunali, lasciando i cittadini con una sensazione di profondo smarrimento. L’ultima ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa (Cga), che ha congelato la revoca della concessione alla società Italo Belga restituendole la gestione della spiaggia di Mondello fino al prossimo 30 settembre, è l’emblema perfetto di questo corto circuito. Da un lato il Diritto, con le sue procedure e i suoi tecnicismi e, dall’altro, la Giustizia, intesa come aspirazione etica, equità sociale e bene comune.
Il paradosso di Mondello: quando il Diritto non incontra la Giustizia
La tensione a Palermo è palpabile e non trova requie. A tenere banco, in queste ore, è il rogo che ha devastato il nuovo showroom di Sicily by Car a Villagrazia di Carini: venti auto in fiamme, dieci delle quali ridotte a cumuli di lamiere contorte. Un copione analogo a quanto già visto il 21 marzo scorso, quando un altro deposito della stessa azienda venne crivellato da una raffica di kalashnikov. La benzina ritrovata sul luogo dell’incendio la dice lunga sulla matrice dolosa ma questo rogo, a ben vedere, è solo l’ultimo atto di una strategia che si fa sempre più violenta e preoccupante. Per comprendere davvero il baratro in cui sta precipitando la provincia di Palermo, occorre alzare lo sguardo e osservare il quadro complessivo. E il quadro, cari lettori, è quello di una mafia che non solo non è stata sconfitta, ma che sta provando a rialzare la testa con una ferocia inedita. Le intimidazioni si susseguono senza soluzione di continuità: quattro furgoncini incendiati al Cep, un’agenzia immobiliare data alle fiamme in via Don Orione, il ristorante “Il Brigantino” a Sferracavallo fatto oggetto di una trentina di colpi di kalashnikov. E ancora, la proliferazione di armi: pistole, fucili e kalashnikov. Che circolano con un’allarmante facilità, alimentando un clima di terrore che la politica sembra non voler (o non saper) governare.
Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) del capoluogo siciliano, la maxi-operazione ha portato all’arresto di tre persone e al sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per un valore complessivo che supera i 200 milioni di euro (circa 232 milioni di dollari). Eseguito dal GIP del Tribunale di Palermo, il provvedimento ha avuto applicazione non solo in Italia, ma anche in Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con blitz concentrati a Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús, la nota “Marbella dei ricchi” sulla Costa del Sol. Tra le persone coinvolte figura Giacomo Tamburello, considerato dagli investigatori vicino all’ex boss trapanese Matteo Messina Denaro, insieme all’ex moglie Maria Antonina Bruno e al figlio Luca Tamburello, arrestati in Spagna.
Mentre la retorica istituzionale continua a proporre la ricetta dei nuovi reati e dell’inasprimento delle pene come unico anestetico all’insicurezza percepita, la realtà dei fatti descritta nel XXII Rapporto sulle condizioni di detenzione di Antigone, intitolato emblematicamente “Tutto chiuso”, racconta una storia opposta. È la storia di un sistema che deraglia ogni giorno di più dal dettato dell’articolo 27 della Costituzione, trasformandosi in una macchina di pura custodia e marginalizzazione. A livello nazionale, i numeri fanno tremare le vene ai polsi: al 30 aprile 2026 i detenuti in Italia sono 64.436, a fronte di una capienza reale di soli 46.318 posti, con un tasso di sovraffollamento che tocca il 139,1%. Una crisi che non dipende da un aumento dei reati, stabili o addirittura in calo dell’8%, bensì dalle scelte iper-punitive della politica nazionale oltre 55 nuovi reati e 65 aumenti di pena introdotti negli ultimi anni). Se questo è lo sfondo nazionale, lo specchio siciliano restituisce un’immagine ancora più livida e asfittica. La Sicilia si conferma uno dei territori in cui la torsione securitaria e l’isolamento istituzionale stanno producendo gli effetti più distruttivi sui diritti umani.
Colpisce il sistema nervoso centrale ostacolando la comunicazione tra il cervello e il resto del corpo, con conseguenze più o meno gravi a seconda del soggetto coinvolto. Si tratta della sclerosi multipla, malattia che in Italia registra oltre 3.600 nuove diagnosi ogni anno, circa 8 al giorno. Nel mondo, invece, sono quasi 3 milioni le persone che convivono con questa patologia neurodegenerativa. Numeri che raccontano l’impatto di una malattia ancora oggi imprevedibile e invalidante, rispetto alla quale c’è ancora molto da fare sul fronte della ricerca, dell’assistenza e dell’inclusione.
Giornata Mondiale Sclerosi multipla, in Italia 3.600 nuove diagnosi l’anno
Guardare il mare dalle isole minori della Sicilia, a gennaio, non ha nulla a che fare con la cartolina estiva. Il blu cobalto si fa livido, il vento di tramontana taglia la faccia e l’aliscafo, l’unico cordone ombelicale con il resto del mondo, rimane ormeggiato al porto della terraferma per giorni. Isolati. Ma se l’isolamento geografico è una condizione romantica per i poeti, diventa una condanna a morte invisibile per chi soffre di disturbi psichiatrici. Nelle Egadi, nelle Eolie, a Pelagie, Ustica o Pantelleria, la salute mentale è la Cenerentola di un sistema sanitario già ridotto all’osso. Se hai un infarto, l’elisoccorso atterra (meteo permettendo). Se hai una crisi psicotica acuta, un attacco di panico invalidante o una depressione maggiore che ti toglie il respiro, sei solo.
Il tabù e il vuoto della salute mentale nelle isole minori siciliane
Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.
Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di giugno e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.
A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.