Una Sicilia che non compare nei dépliant turistici. Una Sicilia fatta di vicoli stretti dove la luce del sole fa fatica ad entrare, di scale scrostate e di cortili dove i bambini giocano a pallone tra i motorini parcheggiati. È la Sicilia delle periferie estreme, dei quartieri dormitorio costruiti in fretta e furia negli anni Sessanta e Settanta, delle borgate abusive cresciute senza scuola né ambulatorio. Ed è lì, in quelle pieghe dimenticate delle tre città più grandi dell’isola, Palermo, Catania e Messina, che si consuma una delle emergenze più gravi e meno raccontate del nostro Paese: la povertà minorile.
L’ultimo rapporto di Save the Children, ha acceso un faro crudo su queste realtà. I numeri parlano chiaro e sono spietati. In Sicilia, nelle cosiddette Aree di disagio socioeconomico urbano, quelle individuate dall’Istat sulla base di indicatori come istruzione, disoccupazione e condizione abitativa, vivono ben 24.094 minori di età compresa tra 0 e 17 anni. A Palermo si concentra la fetta più larga di questa emergenza, con 14.302 bambini e ragazzi che crescono in quattordici aree fragili, pari al 13,2 per cento della popolazione giovanile della città. A Catania i minori in condizione di disagio urbano sono 6.887, distribuiti in sette aree, e rappresentano il 13,5 per cento del totale. A Messina, infine, si contano 2.905 minori in tre aree critiche, pari all’8,8 per cento.
I numeri drammatici del rapporto
Ma ciò che rende questi numeri ancora più drammatici è il tasso di povertà relativa che colpisce le famiglie che vivono in quei quartieri. La povertà relativa è una misura che indica l’impossibilità di sostenere uno stile di vita considerato minimamente accettabile in una data società. Ebbene, a Catania, nelle aree più disagiate, oltre due terzi delle famiglie, precisamente il 68,1 per cento, si trovano in questa condizione. A Palermo la percentuale sfiora i due terzi, attestandosi al 63,8 per cento. Persino a Messina, dove la situazione appare leggermente meno grave, quasi una famiglia su due, il 48,8 per cento, vive al di sotto della soglia di povertà relativa. Per capire il divario, basti pensare che nelle zone più agiate delle stesse città queste percentuali crollano rispettivamente al 30,1 per cento a Palermo, al 27,6 per cento a Catania e al 23,2 per cento a Messina. In pratica, dentro lo stesso comune, la probabilità di essere poveri cambia in modo radicale a seconda del codice postale.
La dispersione scolastica
L’istruzione è la prima ruota a uscire dal carro quando la famiglia lotta per arrivare a fine mese. Il rapporto di Save the Children documenta un fenomeno allarmante: la dispersione scolastica implicita ed esplicita è molto più alta nelle aree fragili rispetto al resto della città. A Palermo, nelle zone più povere, il tasso di abbandono e ripetenza raggiunge il 17,8 per cento, mentre nella media cittadina si ferma all’8,8 per cento. A Catania si tocca il 15,7 per cento nelle aree Adu contro l’8,7 per cento del resto della città. A Messina il divario è meno ampio ma pur sempre significativo: 10,9 per cento nelle aree fragili contro il 6,0 per cento. Ancora più preoccupante è il fenomeno della dispersione implicita, ovvero quei ragazzi che arrivano in terza media senza possedere le competenze di base in italiano e matematica. Nelle periferie povere di Palermo questo fenomeno colpisce quasi un ragazzo su quattro, il 23,6 per cento. A Catania è al 21,8 per cento, a Messina al 19,3 per cento. Su scala regionale, la Sicilia detiene il triste primato del più alto tasso di abbandono scolastico precoce in Italia: il 19,4 per cento, a fronte di una media nazionale che si attesta intorno all’11 per cento e con il Nord che scende addirittura sotto il dieci per cento.
I Neet: situazione drammatica
Uno dei capitoli più inquietanti del rapporto riguarda i cosiddetti Neet, acronimo inglese per i giovani che non studiano, non lavorano e non seguono alcun percorso di formazione. Nelle aree fragili siciliane, la percentuale di ragazzi tra i 15 e i 29 anni in questa condizione è da shock. A Catania tocca il 57 per cento, a Palermo il 55,5 per cento, a Messina comunque il 39,7 per cento. Leonardo La Piana, segretario generale della Cisl Sicilia, commenta così questi dati: “Anno dopo anno si rileva una situazione sempre più drammatica, effetto combinato di povertà economica e povertà educativa. Se a questo aggiungiamo che oltre la metà dei giovani tra i 15 e i 29 anni in questi quartieri è un Neet, capiamo bene che stiamo bruciando il futuro produttivo e sociale dell’Isola”. Non si tratta solo di un’ingiustizia sociale, ma di un danno economico permanente: una generazione intera che non accumula capitale umano e che rischia di rimanere ai margini per sempre.
Mense scolastiche assenti
La povertà minorile non è soltanto mancanza di reddito. È una condizione multidimensionale che priva i bambini di beni essenziali anche a livello materiale. Il rapporto di Save the Children rileva che nelle aree fragili di Palermo solo il 10,4 per cento degli alunni della scuola primaria usufruisce della mensa scolastica. A Catania la percentuale sale al 21,7 per cento, a Messina al 19,4 per cento. Significa che otto bambini su dieci, in alcuni quartieri, non hanno garantito un pasto caldo a scuola. E la deprivazione culturale non è da meno: in Sicilia solo il 32,3 per cento degli adolescenti legge libri al di fuori di quelli scolastici, la percentuale più bassa in Italia. A ciò si aggiunge la povertà energetica, con molte famiglie che non possono permettersi di riscaldare adeguatamente l’abitazione, e il sovraffollamento abitativo, che trasforma la casa in un luogo di stress più che di riparo.
Il disagio psicologico
C’è poi un aspetto meno visibile ma altrettanto grave: il disagio psicologico. L’Atlante dell’Infanzia 2025 rivela che solo il 49,2 per cento degli adolescenti italiani dichiara un buon equilibrio mentale, un dato ben al di sotto della media europea che è del 58,7 per cento. In Sicilia la carenza cronica di servizi di neuropsichiatria infantile e di sportelli psicologici scolastici è talmente grave che molti ragazzi si rivolgono all’intelligenza artificiale come confidente emotivo. Il rapporto documenta che il 42 per cento degli adolescenti ha confessato di essersi rivolto a un’intelligenza artificiale in momenti di tristezza o ansia, e una percentuale analoga lo ha fatto per ricevere consigli importanti. È il segno di una solitudine educativa e affettiva senza precedenti.
Di fronte a questo scenario, le istituzioni hanno cominciato a muovere i primi passi, anche se molti osservatori li giudicano ancora timidi. La Regione Siciliana ha stanziato un milione e mezzo di euro per il Piano Estate 2026, che prevede la tenuta aperta delle scuole primarie e secondarie di primo grado durante i mesi estivi, con attività educative e ricreative per contrastare la dispersione e la povertà educativa.
La formazione professionale come ancora di salvezza
Sul versante della formazione professionale, c’è una notizia positiva: la Sicilia si è piazzata al secondo posto in Italia per l’attuazione del “Sistema duale” previsto dal Pnrr, con diciannovemilatrecentottantotto percorsi di Istruzione e Formazione Professionale monitorati a fronte di un obiettivo di diecimiladuecentonovantasette. Negli ultimi quattro anni la Regione ha destinato oltre trecentosettantasei milioni di euro alla formazione professionale.
Tuttavia, come sottolineano gli stessi operatori del terzo settore, si tratta ancora di misure parziali e talvolta episodiche. Sul territorio operano da anni realtà importanti come il Punto Luce di Save the Children allo Zen di Palermo, un presidio educativo che offre ai bambini un ambiente sicuro dove studiare, giocare e sviluppare i propri talenti, e l’associazione L’Albero della Vita, che a Palermo costruisce quotidianamente opportunità educative nei quartieri più difficili. La Cisl Sicilia chiede da tempo un confronto strutturale con il governo regionale per disegnare un nuovo welfare territoriale, utilizzando i fondi del Pnrr e quelli europei per realizzare scuole aperte tutto il giorno, presidi sociosanitari di prossimità e centri di aggregazione giovanile. Save the Children, dal canto suo, chiede una legge nazionale che istituisca spazi socioeducativi nelle aree vulnerabili, con interventi strutturali e risorse certe per rimuovere le disuguaglianze alla radice.
Un destino ineluttabile?
NO. La povertà minorile in Sicilia non è un destino ineluttabile. È una ferita inferta da decenni di disinvestimenti, di politiche frammentarie, di mancata manutenzione del tessuto sociale. Ma come tutte le ferite, se curata per tempo e con i giusti strumenti, può rimarginarsi. I ventiquattromilanovantaquattro minori che oggi vivono nelle aree più fragili di Palermo, Catania e Messina non chiedono miracoli: chiedono solo di avere le stesse opportunità di un bambino che abita a pochi chilometri di distanza, in un quartiere più ricco. Chiedono una scuola che non li abbandoni, un pasto caldo, un adulto che li ascolti, un futuro diverso da quello che i numeri sembrano aver già scritto per loro. Ed è compito della politica, della società civile e di ciascuno di noi fare in modo che quella richiesta non resti inascoltata.
Roberto Greco