Tesoro di Cosa Nostra, il blitz della Finanza. De Lucia: «Individuati gli investimenti all’estero di Cosa nostra»

Eseguito dal GIP del Tribunale di Palermo, il provvedimento ha avuto applicazione non solo in Italia, ma anche in Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con blitz concentrati a Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús, la nota "Marbella dei ricchi" sulla Costa del Sol

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All’alba di oggi, mentre Palermo si svegliava, i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza erano già operativi in un’azione simultanea che ha che ha attraversato nove Paesi e che ha colpito il tesopro di Cosa Nostra. Coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) del capoluogo siciliano, la maxi-operazione ha portato all’arresto di tre persone e al sequestro di beni, società e disponibilità finanziarie per un valore complessivo che supera i 200 milioni di euro (circa 232 milioni di dollari). Eseguito dal GIP del Tribunale di Palermo, il provvedimento ha avuto applicazione non solo in Italia, ma anche in Andorra, Gibilterra, Isole Cayman, Lussemburgo, Svizzera, Libano, Principato di Monaco e Spagna, con blitz concentrati a Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banús, la nota “Marbella dei ricchi” sulla Costa del Sol. Tra le persone coinvolte figura Giacomo Tamburello, considerato dagli investigatori vicino all’ex boss trapanese, insieme all’ex moglie Maria Antonina Bruno e al figlio Luca Tamburello, arrestati in Spagna.

Dagli anni ’80 ai paradisi fiscali: l’eredità del boss

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il sistema finanziario smantellato oggi affonda le sue radici negli anni Ottanta, quando Cosa Nostra Trapanese raggiunse l’apice della potenza nel mercato internazionale degli stupefacenti. Al vertice di quella struttura criminale sedeva Matteo Messina Denaro, detto “Diabolik”, il capomafia di Castelvetrano che trascorse quasi trent’anni da latitante prima di essere catturato il 16 gennaio 2023 in una clinica palermitana, dove si sottoponeva a chemioterapia sotto falso nome. Morì il 25 settembre 2023 nel carcere de L’Aquila.

Le indagini hanno rivelato che i proventi del narcotraffico, già a partire dagli anni ’80, venivano sistematicamente reimmessi nei circuiti dell’economia legale attraverso una fitta rete di società offshore, per poi essere reinvestiti in una vasta gamma di strumenti finanziari: partecipazioni azionarie, rapporti bancari, holding societarie e altri veicoli di schermatura localizzati in gran parte in Europa e nei paradisi fiscali.

Un tesoro nascosto in un impero finanziario globale

Gli investigatori del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Palermo, sotto la supervisione del procuratore capo Maurizio de Lucia e dell’aggiunto Vito Di Giorgio, hanno ricostruito un patrimonio che si è sedimentato per oltre 40 anni. Nel dettaglio, sono state individuate 8 società estere, di cui 5 in Spagna, 2 a Gibilterra e 1 alle Isole Cayman, impiegate prevalentemente come contenitori di investimenti immobiliari e gestione patrimoniale.

Sul piano delle disponibilità liquide, gli accertamenti hanno portato alla luce numerosi rapporti bancari e portafogli titoli distribuiti in diverse giurisdizioni per un valore di circa 12,5 milioni di euro. È stata inoltre appurata la detenzione di quote di partecipazione di rilevantissimo valore nell’azionariato di un istituto di credito libanese, oltre a investimenti in metalli preziosi, tra cui oltre 12 kg di oro, poi confluiti nelle disponibilità finanziarie sottoposte a sequestro.

Ma il vero colpo d’occhio è costituito dagli immobili: 22 in tutto, molti dei quali veri e propri resort di lusso situati a Marbella, Benahavis e Puerto Banús, in alcune delle località più esclusive della Costa del Sol.

Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e la regia di Messina Denaro

L’indagine è nata da una segnalazione delle Autorità di Andorra relativa a una donna originaria di Campobello di Mazara (Trapani), moglie di un narcotrafficante di elevato spessore criminale. Le successive investigazioni hanno appurato che la donna era stata sposata con un trafficante di droga ritenuto molto vicino a Matteo Messina Denaro. Sono stati “fondamentali si sono dimostrate le dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, i quali hanno chiarito come parte del flusso di denaro connesso ai traffici di stupefacenti fosse destinata, in modo sistematico, alle esigenze del mandamento di Castelvetrano e del suo stesso vertice, Matteo Messina Denaro”. Secondo l’accusa, l’intero patrimonio sarebbe stato gestito, sotto la supervisione del boss, dalla moglie e soprattutto dal figlio, finiti anch’essi in manette con l’accusa di impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa.

Le parole del Procuratore Nazionale Antimafia

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa alla caserma Mazzarella della Guardia di Finanza, con la partecipazione del procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e del procuratore di Palermo Maurizio de Lucia.

«E’ un’operazione di grande importanza dal punto di vista strategico. Non si tratta solo di individuare e sottrarre a un’organizzazione potente come Cosa nostra una parte importante delle ricchezze accumulate con lo sfruttamento parassitario del territorio, ma si tratta di un’indagine che consente di ostacolare il tentativo di ridarsi un’organizzazione unitaria e onnicomprensiva come quella esistita sino a molti anni fa» ha dichiarato il procuratore nazionale Antimafia, Giovanni Melillo, durante le conferenza stampa e che «Il modello di antimafia italiano viene preso come esempio a livello europeo. L’Europa si sta attivando a livello legislativo nel contrasto alle mafie. Ma in un mondo in cui il diritto internazionale è debole, anche la cooperazione è difficile». Il procuratore di Palermo, Maurizio de Lucia ha aggiunto che «Abbiamo sempre detto che uno dei pilastri del contrasto a Cosa nostra è l’aggressione al patrimonio di Cosa nostra, che è enorme e riteniamo di aver individuato in queste indagine una parte importante degli investimenti fatti in decenni all’estero da Cosa nostra». Melillo ha inoltre ribadito l’importanza della cooperazione internazionale nella lotta ai patrimoni illeciti, sottolineando come «Il modello di antimafia italiano viene preso come esempio a livello europeo. L’Europa si sta attivando a livello legislativo nel contrasto alle mafie. Ma in un mondo in cui il diritto internazionale è debole, anche la cooperazione è difficile».

Un’operazione tecnologicamente all’avanguardia

Sono oltre 150 i finanzieri impegnati nelle operazioni, parte dei quali anche all’estero, al fianco delle forze di polizia degli Stati coinvolti. Per la prima volta in un’operazione di questa portata, sono stati impiegati mezzi aerei, droni e dispositivi termo-scanner per la ricerca di intercapedini e cavità nascoste, oltre a un team di esperti specializzato in analisi informatiche per l’individuazione di wallet digitali e criptovalute. Le attività tecniche di intercettazione sono state eseguite anche in Spagna tramite Ordine di Investigazione Europeo.

Un tesoro che non smette di riemergere

Nonostante la morte di Messina Denaro, la sua eredità economica continua a essere al centro delle indagini della DDA di Palermo. Secondo gli investigatori, questa operazione rappresenta solo una parte di un impero finanziario ancora in larga misura sommerso, che secondo alcune stime ammonterebbe a oltre 4 miliardi di euro. «La lotta alla mafia non conosce pause», ha concluso Schifani. In attesa di giudizio definitivo, trova comunque applicazione, per tutti gli indagati, il principio della presunzione di innocenza.

Roberto Greco

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