La settimana de l’altroparlante: cosa vi siete persi

Anche nella settimana appena trascorsa il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo

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Anche nella settimana appena trascorsa, quella dal 3 al 10 maggio, il nostro giornale vi ha accompagnato allo scoperta di nuovi temi con i suoi approfondimenti che spaziano dalle analisi di alcune situazioni critiche non solo regionali, al ricordo di vittime della mafia e ad argomenti che riguardano la cultura e il luogo in cui viviamo.

Il fumo acre dei fuochi d’artificio a Monreale, la sera del 4 maggio 1980, non riuscì a coprire l’odore del sangue e del tradimento. La cittadina, sospesa tra la maestosità normanna del suo Duomo e il respiro affannoso di una mafia che stava mutando pelle, divenne quella notte il teatro di un’esecuzione che avrebbe segnato per sempre la storia della lotta alla criminalità organizzata in Italia. La morte del Capitano Emanuele Basile non fu solo un delitto di mafia, ma il brutale tentativo di spegnere un’intelligenza investigativa che aveva compreso, prima di molti altri, la nuova natura finanziaria e politica di Cosa Nostra. Come un chirurgo che incide con precisione un tumore, Basile stava estraendo i nervi scoperti dei Corleonesi, e per questo doveva morire.

L’ultima sera di Emanuele Basile a Monreale

La morte del giornalista Cosimo Cristina, il cui corpo fu rinvenuto quasi irriconoscibile nei pressi della galleria Fossola a Termini Imerese, non rappresentò soltanto la fine violenta di un giovane cronista di venticinque anni, ma segnò l’inaugurazione di una strategia criminale raffinata e brutale: quella del “suicidio” di Stato. Il pomeriggio del 5 maggio 1960, mentre l’Italia del boom economico si specchiava nelle promesse di un benessere imminente, tra le traversine unte di grasso e il pietrisco della linea ferroviaria Palermo-Messina si consumava l’atto finale di una tragedia destinata a restare una ferita aperta nella storia civile del Paese.

Cosimo Cristina: il mistero della galleria Fossola e il primo delitto eccellente del giornalismo siciliano

Il sole non era ancora sorto sulle Madonie quel 6 maggio 1906, ma Buonfornello, frazione di Termini Imerese affacciata sul Tirreno, già ribolliva di vita. Due bande musicali, posizionate strategicamente ai lati del nastro di partenza, intonavano marcette allegre per scaldare gli animi. L’aria salmastra si mescolava all’odore acre di benzina e olio di ricino, un profumo che per i pionieri del volante era già sinonimo di eroismo. Dieci automobili, allineate lungo un rettilineo trattato con una miscela bituminosa chiamata “Fix”, un’antesignana del moderno asfalto, attendevano il segnale. Erano le sei del mattino e stava per cominciare la prima edizione della Targa Florio, la corsa che avrebbe cambiato per sempre la storia dell’automobilismo mondiale.

6 maggio 1906: quando il motore sfidò la polvere delle Madonie. Nascita e apoteosi della Targa Florio

C’è una fotografia che l’undicesima edizione del Dossier Le Equilibriste di Save the Children consegna all’Italia del 2026, ed è un’immagine nitida e insieme scomoda. Quella di un Paese che da quasi mezzo secolo vive una crisi demografica strutturale, l’ultima volta che si è superata la soglia di sostituzione di 2,1 figli per donna risale al 1976, ma che continua a rendere la genitorialità un percorso ostico, diseguale e spesso penalizzante, in particolare per le donne. Nel 2025 le nascite sono state circa 355mila, con un calo del 3,9% rispetto all’anno precedente. E l’età media al primo parto ha superato i 31 anni, avvicinandosi ai 32, con un aumento di oltre sei anni nell’arco di due generazioni. Il rinvio della maternità non è più una peculiarità del Centro-Nord: si è esteso a tutto il territorio, diventando un tratto strutturale del Paese.

Il paradosso italiano: un Paese che invecchia e non sostiene chi vorrebbe figli

Dai “pizzini” a TikTok: ecco come i social oggi, secondo uno studio, hanno permesso ai mafiosi di comunicare i propri messaggi attraverso l’utilizzo della rete. Si è passati così dal “pizzino” ai video sui social per diffondere messaggi mafiosi e creare consensi.  Ciò è emerso in un’indagine scientifica, osservando profili come quello di Matteo Messina Denaro o i social del palermitano e cantante neomelodico Daniele de Martino. E non solo, è allo studio anche il meccanismo che consente alla mafia di riciclare denaro attraverso le Live di TikTok.

Dai “pizzini” a TikTok: ecco la nuova sfida della mafia per diffondere i propri messaggi

Sono passati 48 anni dall’omicidio di Peppino Impastato tra depistaggi e carte scomparse. Era il 9 maggio 1978. Peppino era un giovane militante che aveva puntato il dito contro Cosa nostra. Per questo venne ucciso per conto del boss Gaetano Badalamenti a Cinisi, un paese della provincia di Palermo. Aveva fondato una radio indipendente, Radio Aut, e combatteva il boss di Cinisi con la cultura e la politica. La sua è una storia di ribellione. La ribellione contro la mafia. Figlio e nipote di mafiosi, Peppino Impastato era nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 ed era cresciuto nella stessa strada in cui abitava Gaetano Badalamenti, il boss di Cinisi, che poi fu condannato all’ergastolo per l’omicidio del “ribelle”.

Peppino Impastato, il “ribelle” che informava puntando il dito contro la mafia

L’era della digitalizzazione ha scardinato il legame ancestrale tra il luogo della prestazione lavorativa e lo spazio fisico dell’ufficio, dando vita a un fenomeno globale che oggi coinvolge tra i 40 e gli 80 milioni di individui nel mondo: il nomadismo digitale. Questa transizione verso un modello di vita “ovunque” rappresenta una sfida strutturale per i sistemi fiscali e burocratici nazionali, concepiti storicamente per una popolazione stanziale e facilmente tracciabile entro confini geografici rigidi. In Italia, questo scontro si manifesta con particolare virulenza, dove una normativa spesso obsoleta e una burocrazia stratificata faticano a inquadrare il lavoratore senza fissa dimora, ma dotato di partita IVA, creando un paradosso normativo che oscilla tra il desiderio di attrarre talenti internazionali e l’incapacità di proteggere i propri professionisti in movimento.

Nomadismo digitale e residenza fiscale: tra mobilità globale e burocrazia nazionale

Continua il suo percorso la rubrica l’altroSport, che si occupa dello sport siciliano a tutto tondo. Abbiamo, inoltre, continuato a occuparci di sport inclusivo, scoprendo e raccontandovi storie e realtà inaspettate. Storie di persone che fanno la differenza. Inoltre abbiamo seguito, per voi, inaugurazione di mostre ed eventi culturali.

Sono proseguite, inoltre, le nostre rubriche settimanali. Come lo scadenziario fiscale e tributario del mese di maggio e gli altri approfondimenti che riguardano le novità dal mondo fiscale e tributario. Anche questa settimana potete adottare il vostro amico a quattro zampe. Date un’occhiata alla nostra rubrica Adotta un cucciolo.

A proposito… cosa avete fatto nel weekend? Avete seguito i nostri consigli? Prosegue, inoltre, la rubrica dedicata alla poesia e narrativa. Un appuntamento settimanale che non sta deludendo i nostri lettori. Volete inviarci le vostre? Mandate una mail a info@laltroparlante.it. Continuate a leggerci perchè sulle nostre pagine potrete trovare storie, racconti di vita ed esperienze fuori dal comune.

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