Dai “pizzini” a TikTok: ecco la nuova sfida della mafia per diffondere i propri messaggi

Non solo diffondere il messaggio mafioso sfruttando la rete ma anche creare consensi e riciclare denaro. Ecco lo studio di Marcello Ravveduto, professore Associato di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Salerno

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Dai “pizzini” a TikTok: ecco come i social oggi, secondo uno studio, hanno permesso ai mafiosi di comunicare i propri messaggi attraverso l’utilizzo della rete. Si è passati così dal “pizzino” ai video sui social per diffondere messaggi mafiosi e creare consensi.  Ciò è emerso in un’indagine scientifica, osservando profili come quello di Matteo Messina Denaro o i social del palermitano e cantante neomelodico Daniele de Martino. E non solo, è allo studio anche il meccanismo che consente alla mafia di riciclare denaro attraverso le Live di TikTok. Ma andiamo con ordine.

Le mafie nell’era digitale

Su questo fenomeno è stata fatta un’indagine scientifica per analizzare le organizzazioni mafiose sui social: si tratta del secondo rapporto dal titolo “Le mafie nell’era digitale” sostenuto dalla Fondazione Magna Grecia e realizzato dal professore Associato di Storia Contemporanea dell’Università degli Studi di Salerno, Marcello Ravveduto. Sul fenomeno Ravveduto ha realizzato due studi grazie alla collaborazione del suo team. L’ultimo è stato presentato a conclusione dell’anno 2025 anche ai funzionari delle Nazioni Unite a New York. Lo studio si concentra sull’analisi di una delle piattaforme più diffuse tra i giovani: TikTok. La scelta non è casuale proprio perché questa piattaforma ha una particolare forza virale e viene sfruttata dalla mafia per la diffusione di simboli, linguaggi e rappresentazioni che tendono a normalizzare e spettacolarizzare la criminalità organizzata attraverso l’uso della musica, di coreografie, hashtag e montaggi accattivanti. È qui che si costruiscono e si consolidano consensi, soprattutto tra i più giovani, specialmente in contesti, a vario titolo, fragili. Questo studio serve a dare la  possibilità alle istituzioni, alle forze dell’ordine, ma anche al mondo della scuola e alla società civile di utilizzare gli strumenti interpretativi e critici per difendersi.

Nuove generazioni criminali

La prima fase della ricerca è partita nel 2015: l’analisi si è concentrata sulle nuove generazioni criminali, che hanno cominciato a comprendere come la piattaforma fosse in realtà un meccanismo di comunicazione, analisi che dal 2020 in poi si è concentrata su TikTok e su come questo sistema possa aiutare a costruire quello di legittimazione del loro ruolo. Si tratta di un processo che è sempre esistito: “Noi sappiamo che da sempre la legittimazione sociale si costruisce col quartiere – spiega il professore Ravveduto, autore dello studio a L’altroparlante – con l’ossequio che si dà al mafioso. Tutti sanno nei quartieri chi è il mafioso, sotto quale casa bisogna fare l’inchino al passaggio della processione o alla persona che bisogna salutare davanti al bar e così via. Questo è un processo pubblico riconosciuto e questo processo pubblico riconosciuto che è diverso da quello del reato (chiunque commette un reato lo nasconde) adesso, attraverso l’utilizzo dei social network, si è amplificato: oggi – prosegue l’autore dello studio – con le piattaforme diventa un processo di legittimazione sociale che si amplifica e gli utenti possono essere di qualsiasi tipo e quella narrazione dell’ossequio e della legittimazione sociale assume una dimensione narrativa come una performance nei social network. Da qui, nel primo rapporto dal titolo “Lo spettacolo della mafia”, abbiamo reso questo racconto pragmatico, definendolo come il “reality show della mafia”.

TikTok e YouTube sotto la lente d’ingrandimento

Per il primo rapporto, il professore Ravveduto e il suo team hanno analizzato due milioni di tweet, 90 giga di contenuti su TikTok e 2 mila video su YouTube. Tra i profili analizzati, quelli del boss Matteo Messina Denaro. Il boss aveva diversi profili in altrettante piattaforme e li usava come una finestra sul mondo. Quindi per rimanere sempre aggiornato e comunicare con le persone a lui vicine riducendo così il rischio di essere intercettato. Nel 2020, prima di essere arrestato il 16 gennaio 2023 presso la clinica La Maddalena di Palermo, dove il boss latitante era in cura utilizzando i documenti di un prestanome, si era creato due profili su Instagram e Facebook: così seguiva silenziosamente i profili social, anche quelli di attività commerciali del territorio in cui lui stava, trasformandola in un’ulteriore possibilità di controllo del territorio. Dal boss ai cantanti neomelodici: sul rapporto viene analizzato anche un altro profilo, quello del cantante neomelodico palermitano Daniele de Martino, che da anni è sulla scena. I suoi testi si scagliano contro i pentiti ed esaltano la resistenza dei criminali in carcere e anche l’onore mafioso.

La mafiosità come performance

Mentre nel secondo rapporto dal titolo “Le mafie nell’era digitale” l’attenzione si è catalizzata su TikTok studiando 3 mila contenuti mirati tra i profili già conosciuti di mafiosi, camorristi e loro familiari. La modalità per diffondere il messaggio mafioso è questa: “Dalla rappresentazione di un tempo che avveniva nei film, nelle serie o nella letteratura si è passati adesso all’autorappresentazione attraverso gli smartphone. Come? Con le telecamere retroverse che inquadrano il mafioso nel suo stesso ambiente e trasformando tutto in una performance” attraverso la pubblicazione dei video su TikTok. “Così vediamo rappresentato il lusso, l’ostentazione di beni, vediamo la declinazione di alcuni valori che possono essere generalizzati, come l’onore, la famiglia, la commemorazione dei defunti, tutti elementi caratterizzanti per loro ma anche per la società mediterranea”.

Nuovi strumenti per il riciclo del denaro

Infine, una dinamica nuova è il riciclo del denaro. “Si è compreso, dal punto di vista delle indagini giudiziarie e di Polizia, di come vengano utilizzate le “live” di TikTok per creare una condizione di riciclaggio del denaro: ci sono sino a 4 persone che fanno un macht, una gara, e si vince grazie alle donazioni che si ottengono dai follower”. “Ora – conclude il professore – queste donazioni sono in denaro, che vanno a finire su dei conti correnti e il meccanismo che si sta cercando di comprendere è se questo denaro che viene dato ad alcune persone, ovviamente alcune di queste sono collegate al mondo della criminalità, le ricevono per poi restituirle. Questo passaggio avviene sfruttando almeno due conti correnti”.

Serena Marotta

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