«Più detenuti e meno agenti»: esplode la protesta della Polizia Penitenziaria in Sicilia

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Turni massacranti, aggressioni in aumento e carceri sempre più ingestibili. È una fotografia durissima quella scattata dai sindacati della Polizia Penitenziaria siciliana che hanno proclamato lo stato di agitazione regionale annunciando una manifestazione a Palermo. A guidare la protesta sono O.S.A.P.P., UIL FP Polizia Penitenziaria, U.S.P.P. e FNS CISL, che in una nota inviata ai vertici del Dap (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria) denunciano una situazione «ormai insostenibile» negli istituti dell’Isola.

La mobilitazione coinvolgerà tutte le strutture penitenziarie siciliane. Sul tavolo non c’è soltanto una vertenza lavorativa ma una questione che riguarda direttamente la sicurezza pubblica e la tenuta dell’intero sistema penitenziario siciliano. «La Sicilia è stata penalizzata rispetto ad altre regioni – precisano i sindacati -. A parità di capienza abbiamo meno ispettori e meno sovrintendenti».

Solo 77 assegnazioni a fronte di una carenza di 650 unità

Al centro del forte dissenso c’è soprattutto la cronica carenza di personale. «Abbiamo avuto soltanto 77 assegnazioni in tutta la Sicilia: 71 uomini e 6 donne, a fronte di una carenza superiore alle 650 unità», denuncia Gioacchino Veneziano, segretario generale della UIL FP Polizia Penitenziaria Sicilia. Ma il dato che il sindacato definisce «più scandaloso» riguarda il ricorso massiccio allo straordinario. «Nel 2025 abbiamo effettuato oltre un milione di ore di straordinario. Per l’esattezza sono 1 milione, 73 mila e 11 ore. Numeri enormi che certificano una carenza strutturale di personale».

Alla pressione quotidiana si aggiunge anche l’impossibilità, per molti agenti, di usufruire regolarmente delle ferie. «Abbiamo ancora circa 92 mila giornate di congedo ordinario non fruite. Questo significa che il personale è talmente ridotto da non riuscire nemmeno a riposare». Per il sindacato, la situazione è destinata ad aggravarsi ulteriormente, perché da qui al 2027 sono previsti circa 200 pensionamenti che rischiano di svuotare ancora di più gli organici negli istituti siciliani.

Più posti detentivi, ma meno poliziotti

La crisi, secondo Veneziano, affonda le radici in una serie di interventi stratificati nel tempo che hanno inciso sia sulla capienza degli istituti sia sulla dotazione organica della Polizia Penitenziaria. Sul piano infrastrutturale, a partire dal cosiddetto Piano carceri avviato nel 2010 (nell’ambito delle politiche del Ministero della Giustizia guidato allora da Angelino Alfano) e poi proseguito e rimodulato negli anni successivi, in Sicilia sono stati realizzati ampliamenti e nuovi padiglioni in diversi istituti, tra cui Pagliarelli, Trapani, Caltagirone e Siracusa.

Questi interventi hanno determinato un aumento della capienza regolamentare complessiva, passata da 5.833 a 6.439 posti detentivi. Parallelamente, secondo i dati richiamati dal sindacato, non si è registrato un analogo rafforzamento degli organici. «Nel 2015 l’organico della Polizia Penitenziaria in Sicilia era di 4.770 unità, oggi siamo a 4.227 –spiega Veneziano -. Abbiamo più detenuti e meno poliziotti».

La riduzione delle dotazioni viene inoltre collegata dal sindacato ai successivi processi di riordino del comparto sicurezza avviati nel 2015, che hanno inficiato sull’assetto complessivo delle forze in servizio e la redistribuzione delle risorse. «In Sicilia abbiamo perso quasi 600 unità», aggiunge il segretario UIL. Oggi, a fronte di una capienza regolamentare di 6.439 posti, nelle carceri siciliane sono presenti circa 7.100 detenuti. Una condizione che, secondo il sindacato, determina un sovraffollamento strutturale con ricadute dirette sulla gestione quotidiana degli istituti e sulla sicurezza del personale.

«Il presidio umano non esiste più»

«Una volta c’erano agenti persino sui muri di cinta. Oggi in molte strutture non c’è più nessuno – attacca Veneziano -. E così entrano droga, telefonini e aumentano i contatti con l’esterno da parte della criminalità organizzata». Con queste parole il segretario UIL, vuole sottolineare che la carenza di personale sta progressivamente abbassando i livelli di controllo dentro le carceri. A incidere ulteriormente sui carichi di lavoro sarebbero stati anche i cambiamenti introdotti dopo il periodo Covid. Alle tradizionali attività di colloquio con i familiari si sono infatti aggiunte le videochiamate, aumentando ulteriormente gli impegni quotidiani degli agenti.

A tutto questo si somma l’impiego di personale in servizi esterni. «Solo in Sicilia abbiamo circa 40 unità impegnate in attività di scorta e tutela di magistrati e autorità politiche, di cui 23 soltanto a Trapani – spiega Veneziano -. Il problema è che questi operatori risultano formalmente negli organici delle carceri, alterando completamente il calcolo reale del personale disponibile». Altre 24 unità, inoltre, sono impiegate nel nucleo investigativo regionale.

Aggressioni e proteste negli istituti

I numeri delle violenze registrate negli istituti siciliani raccontano una situazione sempre più tesa. Nel solo 2025, nelle 23 strutture penitenziarie dell’Isola, si sono verificati 2.362 episodi riconducibili a violenze, minacce, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale, oltre a 249 eventi di protesta collettiva.

«Abbiamo avuto oltre 150 agenti feriti e mandati in ospedale», denuncia Veneziano, che parla di un clima ormai fuori controllo. Secondo il sindacato, le continue aggressioni avrebbero anche aumentato i procedimenti disciplinari e lo stress operativo tra il personale, costretto a lavorare in condizioni sempre più difficili.

Nel mirino finiscono anche alcune recenti disposizioni ministeriali sulla gestione dei detenuti violenti. Secondo Veneziano, nuove procedure starebbero di fatto limitando il trasferimento dei soggetti responsabili di aggressioni nei confronti degli agenti. «Chi si rende protagonista di episodi violenti dovrebbe essere immediatamente spostato in altri istitutisostiene infine Gioacchino Veneziano -. Invece spesso resta nello stesso carcere, dove continua a creare problemi».

Sonia Sabatino

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