Carcere di Siracusa, protesta degenera in rivolta: condizioni igieniche critiche

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Un’imponente rivolta ha caratterizzato la fine dell’anno del carcere di Cavadonna a Siracusa, in cui i detenuti hanno avviato una protesta inizialmente pacifica, che poi è sfociata in un vero e proprio scontro con la polizia penitenziaria. Azioni violente come queste sono state condannate all’unanimità, ma restano le motivazioni che hanno portato i detenuti a protestare: presenza di cimici, mancanza di acqua calda e sovraffollamento.

Cimici e parassiti nelle celle: «Un problema cronico»

«Purtroppo, quello dei parassiti è un problema comune nelle carceri, che in quello di Cavadonna si ripropone negli anni» spiega Giovanni Villari, garante dei Diritti delle Persone private della libertà personale del Comune di Siracusa. Le conseguenze di questa situazione ricadono direttamente sui detenuti, costretti a convivere con punture, morsi e forti disagi fisici. «In passato – racconta il garante – sono state riscontrate persino le zecche, che sono ancora più pericolose dal punto di vista sanitario».

La direzione dell’istituto ha avviato interventi di sanificazione con macchinari a vapore e prodotti specifici, utilizzati su materassi, cuscini e coperte. «Sono rimedi che frenano temporaneamente il problema, ma non lo risolvono» sottolinea Villari. Per una bonifica reale servirebbero operazioni radicali: svuotare le sezioni, sanificare a fondo ambienti e indumenti, come avvenuto in passato in altri istituti. «Questa soluzione a Siracusa è impraticabile – chiosa -. Non si possono spostare centinaia di detenuti in una struttura già oltre il limite».

Sovraffollamento e rischio sanitario

Ed è proprio il sovraffollamento uno dei nodi centrali. A fronte di circa 575 posti disponibili, i detenuti sono quasi 700, con un tasso che si aggira tra il 115 e il 120%. In alcune celle, progettate per tre persone, ne vivono fino a sei. «La soluzione vera – afferma Villari – sarebbe lo svuotamento. Con numeri più bassi molti problemi si attenuerebbero automaticamente».

Alla questione igienica si somma quella dell’acqua calda, spesso assente. Il carcere dispone di un serbatoio da circa 8.000 litri, insufficiente per garantire le esigenze quotidiane di 300 – 350 detenuti. «Basta mezz’ora di utilizzo contemporaneo e l’acqua finisce. Durante la giornata molti non riescono a lavarsi». Un problema che incide direttamente sull’igiene personale e che, combinato con la presenza di parassiti, aumenta il rischio sanitario. «C’è chi si lava di notte per trovare un po’ d’acqua calda, chi è costretto a usare quella fredda e poi si ammala». 

In questo contesto di sofferenza prolungata si inseriscono anche proteste e rivolte, come quelle registrate nei mesi scorsi in alcuni reparti, in particolare nella media sicurezza. «Non giustifico la violenza – chiarisce Villari – ma è fisiologico che una persona chiusa per lungo tempo in condizioni di sofferenza prima o poi esploda. Quando si rivolta un intero blocco, vuol dire che qualcosa non funziona».

Assistenza sanitaria all’interno del carcere di Siracusa

Sul fronte sanitario, la situazione regge ma resta fragile. Negli ultimi mesi è stata aumentata la presenza di medici e infermieri, ma l’infermeria rimane spesso l’unico luogo di ascolto per i detenuti. Le visite specialistiche sono carenti e soggette a lunghi tempi di attesa: oculistica, odontoiatria, ortopedia sono tra le più richieste. Le difficoltà sono aggravate dalla carenza di personale del nucleo traduzioni, indispensabile per accompagnare i detenuti negli ospedali esterni: «Può capitare che una visita programmata da mesi salti perché manca la scorta» riferisce ancora il garante dei detenuti di Siracusa.

A differenza di altri istituti penitenziari siciliani qui ci sono anche diverse apparecchiature già presenti, come ecografi e cardiografi, ma servirebbe potenziare la presenza degli specialisti all’interno dell’istituto, con maggiore continuità, perché ad oggi per alcune prestazioni si aspetta per mesi.

«Il carcere di Siracusa – conclude Villariè lo specchio di un sistema complesso, dove problemi strutturali, carenze di bilancio e sovraffollamento si alimentano a vicenda. Il mondo del carcere è un mondo a sé, con equilibri fragili. E quando questi equilibri saltano, a farne le spese sono sempre le condizioni di vita delle persone detenute».

Sonia Sabatino 

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