Il tabù e il vuoto della salute mentale nelle isole minori siciliane

Nelle Egadi, nelle Eolie, a Pelagie, Ustica o Pantelleria, la salute mentale è la Cenerentola di un sistema sanitario già ridotto all’osso. Se hai un infarto, l’elisoccorso atterra (meteo permettendo). Se hai una crisi psicotica acuta, un attacco di panico invalidante o una depressione maggiore che ti toglie il respiro, sei solo

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 5 minutes

Guardare il mare dalle isole minori della Sicilia, a gennaio, non ha nulla a che fare con la cartolina estiva. Il blu cobalto si fa livido, il vento di tramontana taglia la faccia e l’aliscafo, l’unico cordone ombelicale con il resto del mondo, rimane ormeggiato al porto della terraferma per giorni. Isolati. Ma se l’isolamento geografico è una condizione romantica per i poeti, diventa una condanna a morte invisibile per chi soffre di disturbi psichiatrici.

Nelle Egadi, nelle Eolie, a Pelagie, Ustica o Pantelleria, la salute mentale è la Cenerentola di un sistema sanitario già ridotto all’osso. Se hai un infarto, l’elisoccorso atterra (meteo permettendo). Se hai una crisi psicotica acuta, un attacco di panico invalidante o una depressione maggiore che ti toglie il respiro, sei solo.

La mappa del vuoto: un medico per mille scogli

La geografia dell’assistenza psichiatrica nelle isole minori siciliane è fatta di assenze. Non esistono presidi territoriali permanenti dedicati alla salute mentale. I Centri di Salute Mentale (CSM) di riferimento si trovano a Trapani, Palermo, Messina o Agrigento. Gli psichiatri e gli psicologi dell’ASP (Azienda Sanitaria Provinciale) effettuano per lo più visite a scavalco: una volta al mese, a volte ogni due settimane, se le condizioni meteomarine lo consentono. Tra novembre e marzo, una singola mareggiata può saltare tre turni consecutivi del medico specialista. I pazienti rimangono senza rinnovo dei piani terapeutici, senza monitoraggio farmacologico e, soprattutto, senza supporto terapeutico.

Chi crolla psicologicamente tra le mura di una casa a Linosa o a Stromboli ha come unico punto di riferimento la Guardia Medica o il PTE (Presidio Territoriale di Emergenza). Medici generalisti, spesso giovani neolaureati o sostituti stagionali, che si trovano a gestire emergenze psichiatriche complesse senza gli strumenti idonei e senza farmaci neurolettici di ultima generazione in dotazione.

L’esilio terapeutico e il costo del diritto alla cura

La conseguenza diretta di questo deserto sanitario è l’esilio terapeutico. Per molte famiglie delle isole minori, l’unica soluzione per garantire la sopravvivenza del proprio caro è il trasferimento definitivo sulla terraferma. Un vero e proprio sradicamento culturale ed economico. Si affitta un appartamento a Milazzo, a Termini Imerese o a Trapani, si lasciano le proprie radici, il proprio lavoro legato alla pesca o al turismo, per essere vicini a un Centro di Salute Mentale degno di questo nome.

Chi rimane nell’isola sperimenta una forma di solitudine che la politica regionale non ha mai voluto quantificare. I dati ufficiali dell’assessorato alla Salute faticano a tracciare la reale incidenza dei disturbi dell’umore o dell’ansia nelle minori, proprio perché la maggior parte delle prestazioni sfugge al canale pubblico locale: chi può paga il privato sulla terraferma, chi non può si nasconde.

Ma non ci si può fermarsi alla denuncia del disservizio. Bisogna svelare il prezzo umano di una sanità che calcola il diritto alla salute in base ai residenti sul registro dell’anagrafe, dimenticando che un cittadino di Stromboli o di Lampedusa ha gli stessi identici diritti costituzionali (Articolo 32) di chi abita di fronte a un grande ospedale di Palermo. Finché la mente verrà considerata un lusso sacrificabile sull’altare dell’insularità, le nostre isole minori continueranno a essere splendide prigioni a cielo aperto.

Un operatore: «Curiamo la follia con il sedativo e l’attesa»

Ma cosa succede quando un abitante delle isole minori quando ha una crisi psichiatrica acuta nel periodo invernale? «Succede il finimondo, e glielo dico con l’amarezza di chi si è trovato troppe volte con le mani legate. Immagini una notte di gennaio, mare forza 7. Un ragazzo con un disturbo bipolare grave interrompe la terapia e va in fase maniacale acuta, diventa aggressivo, ha deliri. La famiglia disperata chiama noi della Guardia Medica. Noi andiamo, spesso accompagnati dai Carabinieri, perché la situazione è pericolosa. Ma cosa posso fare io? Non sono uno psichiatra. Ho a disposizione del Valium o del Serenase. Li sediamo. Facciamo quello che in gergo chiamiamo “contenimento chimico” per evitare che si faccia del male o ne faccia ad altri, e poi iniziamo a pregare che il vento cali» ci ha raccontato un medico di continuità assistenziale con oltre dieci anni di servizio nelle isole minori siciliane, tra presidi delle Eolie e delle Egadi che chiesto di garantirgli l’anonimato. Sulla carta il servizio basato sugli elicotteri del 118 dovrebbe essere attivo ma «interviene per i codici rossi tempo-dipendenti: infarti, ictus, traumi stradali gravi. Spostare un paziente in agitazione psicotica su un elicottero è un rischio enorme per la sicurezza del volo. Spesso i piloti rifiutano il trasporto se il paziente non è completamente sedato o intubato, cose che in una Guardia Medica di un’isola non puoi fare alla leggera» ha proseguito il medico.

Per il paziente, inoltre, c’è un altro problema. Lo stigma. Nelle grandi città sei un numero, in una piccola comunità tutti sanno tutto di tutti. La malattia mentale viene ancora vista come una colpa, o peggio, come una debolezza caratteriale. Molte famiglie nascondono i malati in casa. Ci sono anziani con demenze gravi o depressioni psicotiche che non escono da anni. E nessuno ne parla finché non succede l’evento tragico. «C’è una vergogna radicata: l’idea che avere un “pazzo” in famiglia possa danneggiare la reputazione della casa, magari anche l’attività commerciale o l’affitto delle stanze d’estate. Così la diagnosi arriva sempre troppo tardi, quando il quadro clinico è già compromesso» conclude il medico. Parallelamente all’emergenza, inoltre ci sono i problemi legati alla terapia ordinaria. Lo psichiatra dell’ASP arriva sull’isola una volta al mese. Significa che una psicoterapia è impossibile da fare. Se un paziente ha bisogno di un percorso serio, la risposta del sistema è una sola: prendere l’aliscafo e andare a Palermo o a Trapani. Ma pensiamo ai costi: il biglietto, il tempo perso, la giornata di lavoro per l’accompagnatore. Per una famiglia a basso reddito, curare la depressione di un figlio diventa una spesa insostenibile. Molti semplicemente rinunciano e si affidano al fai-da-te farmacologico, abusando di benzodiazepine prescritte con troppa facilità.

L’esilio terapeutico e il costo del diritto alla cura

La conseguenza diretta di questo deserto sanitario è l’esilio terapeutico. Per molte famiglie delle isole minori, l’unica soluzione per garantire la sopravvivenza del proprio caro è il trasferimento definitivo sulla terraferma. Un vero e proprio sradicamento culturale ed economico. Si affitta un appartamento a Milazzo, a Termini Imerese o a Trapani, si lasciano le proprie radici, il proprio lavoro legato alla pesca o al turismo, per essere vicini a un Centro di Salute Mentale degno di questo nome.

Chi rimane nell’isola sperimenta una forma di solitudine che la politica regionale non ha mai voluto quantificare. I dati ufficiali dell’assessorato alla Salute faticano a tracciare la reale incidenza dei disturbi dell’umore o dell’ansia nelle minori, proprio perché la maggior parte delle prestazioni sfugge al canale pubblico locale: chi può paga il privato sulla terraferma, chi non può si nasconde.

Ma non ci si può fermarsi alla denuncia del disservizio. Bisogna svelare il prezzo umano di una sanità che calcola il diritto alla salute in base ai residenti sul registro dell’anagrafe, dimenticando che un cittadino di Stromboli o di Lampedusa ha gli stessi identici diritti costituzionali (Articolo 32) di chi abita di fronte a un grande ospedale di Palermo. Finché la mente verrà considerata un lusso sacrificabile sull’altare dell’insularità, le nostre isole minori continueranno a essere splendide prigioni a cielo aperto.

Sonia Sabatino

Leggi anche “Desertificazione sanitaria. Quando la sanità è lontana dal cittadino”

Ultimi Articoli