Dallo ZEN a Piazza Olivella, l’appello dei cittadini: “Palermo deve cambiare”

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Ennesimo sit-in antiviolenza, venerdì pomeriggio, a Piazza Olivella a cinquanta passi dal luogo in cui la notte di sabato scorso veniva ucciso con un colpo di pistola alla nuca Paolo Taormina. Purtroppo, soltanto una ventina di persone si sono ritrovate davanti al Museo Nazionale Salinas per prendere la parola ed esprimere un pensiero sull’accaduto o raccontare un ricordo di Paolo. Da lì si sono spostati in silenzio in direzione del locale ‘O Scruscio’, il pub dove Paolo lavorava con la sorella.

Eros Luxor

Sono venuto qui – ha dichiarato Eros Luxor, conosciutissimo tiktoker palermitano – per manifestare contro l’accaduto. Non possiamo più stare con le mani in mano ad aspettare che le autorità, le istituzioni ci aiutino. Prima dobbiamo darci aiuto noi stessi, nel senso di stare attenti ai nostri figli, parlandoci, coinvolgendoli in famiglia. Se vogliamo cambiare qualcosa dobbiamo cambiare prima noi. Ai nostri figli dobbiamo dire anche no qualche volta. Io sono un tiktoker, ragazzi tendete la mano aiutatevi a vicenda fate qualcosa per evitare che possano succedere queste disgrazie…dobbiamo cercare di costruire un futuro migliore per tutti quanti, uscire, stare sereni, farsi una passeggiata con gli amici e divertirsi non andare a cercare di fare il gangster, il capetto del rione…ognuno di noi deve fare qualcosa per cercare di aiutare l’altro e vivere tutti quanti meglio in mondo migliore. – Continua il tiktoker che vanta diverse centinaia di migliaia di follower – cercherò di fare “Eros per il sociale”, realizzare delle puntate per evitare che accadano queste cose. Il problema sono anche le famiglie perché stanno con le mani in mano e non si accorgono che il proprio figlio sta tutto il giorno col telefonico a scrollare internet. I genitori sono assenti, guardiamoli questi bambini ma anche i ragazzi più grandi. Occorre che la famiglia li controlliIl film Gomorra è diseducativo– conclude Eros – fare il capo branco perché è moda…togliere la vita non è moda è qualcosa di insignificante che rende la persona più brutta al mondo e non sei più degno di stare sulla terra”. 

Valerio Riccobono

Valerio Riccobono, presidente dell’associazione Rifugio della Libertà e abitante dello ZEN ha promosso quest’iniziativa “in quanto era doveroso organizzare qualcosa dall’interno del quartiere e non più da parte dei cittadini che non lo vivonoAllo ZEN si respira un’aria di stanchezza. Siamo stanchi di vedere questi morti ammazzati. Siamo tornati agli anni ‘80 e ’90. Mio fratello è diventato poliziotto. È difficile da soli prendersi gli strumenti per riscattarsi da un quartiere riconosciuto in quanto pieno di delinquenza. Siamo privi di strumenti per affrontarlo e combatterlo. Lo Stato abbandona a sé stessi gli abitanti. Il mio appello è rivolto alla Regione, al Comune affinché possano darci degli strumenti per cercare di salvare ciò che ancora si può salvare. Ci sono bambini che a tre quattro anni che girano con le armi giocattolo, iniziano a fare le prime scene di criminalità che vedono nei film. Dobbiamo cercare rompere quella cultura – continua Valerio Riccobono – che c’è all’interno del quartiere e costruire una nuova cultura di legalità. Come associazione ho vinto un bando per i beni confiscati, ho fatto richiesta per una villa che è a trecento metri dal quartiere ZEN per realizzare il primo Rifugio di Libertà per tutti quei ragazzi che vogliono trovarsi un lavoro, fare sport e quant’altro; vogliamo dare un’alternativa alla criminalità. Purtroppo, attendiamo da oltre 8 mesi che la giunta regionale approvi il progetto definitivo per l’assegnazione del bene. Quanto ancora dobbiamo aspettare? Ho creato una web Tv (RTV) tre anni fa e oggi è la prima web Tv più vista in Italia con un milione e mezzo di utenti. Nasce come denuncia, ad oggi non è una testata giornalistica… è stata creata per passione di comunicare alla gente il contrasto alla criminalità facendolo con volti come, ad esempio, ex boss di mafia che oggi sono diventati collaboratori di giustizia; invitiamo personaggio che hanno perso i propri cari uccisi dalla criminalitàLa squadra è formata da giovani, – conclude Valerio – siamo dieci ragazzi tra qualche anno spero di prendere il tesserino da giornalista e registrarla come testata giornalistica. 

Al sit-in era presente anche Sonia Alfano, Responsabile Nazionale del Dipartimento Legalità di “Azione” e nella Direzione Nazionale del Partito. “Palermo purtroppo è fuori controllo dallo Stato, non c’è presenza dello Stato sul territorio, i cittadini per bene sono costretti a stare in casa a vivere con l’ansia che ai propri figli possa accadere ciò che accaduto a Paolo. Io credo che la cosa non si debba ascrivere allo ZEN perché ci sono diversi quartieri a rischio che in realtà si sono appropriati di qualsiasi centimetro di Palermo e lo hanno fatto con la violenza nel corso del tempo. Perché la strage di Monreale è soltanto l’apice. Ha fatto da apri pista a quello che sta accadendo. Già da diversi anni si respira questa difficoltà di poter vivere Palermo come meriterebbe ma che adesso non si può più fare. Insufficienti, per esempio, le risorse destinate dal Ministro Piantedosi forse andrebbero bene solo per piazza Verdi per chi conosce la nostra città… ci sono zone critiche ovunque come piazzetta della Rivoluzione, la zona della Kalsa che andrebbero presidiate ma credo che le operazioni di contenimento dovrebbero essere fatte almeno una volta nei quartieri a rischio. Per carità un plauso all’operazione dello Zen condotta dalle Forze dell’ordine, ne servirebbero almeno una a settimana. Noi assistiamo ormai da diversi mesi ad un’altra situazione, i turisti che vengono picchiati, derubati e che scappano il giorno stesso in cui arrivano. Se al sindaco questo messaggio non è arrivato è un problema di comunicazione molto serio da parte degli organismi deputati a monitorare la situazione in questa città. Io la ritengo molto grave. Il problema è solo uno a mio parere, a Palermo c’è di tutto dagli stupri allo spaccio di droga, il crack che tiene in ostaggio gran parte questa città, ricettazione, furti, rapine, pestaggi, risse non ci facciamo mancare nulla. Il problema è uno, e che molta gente vittima di questi reati nei momenti in cui il poliziotto o il carabinieri gli dice di venire in caserma perché hanno arrestato il delinquente, si fanno due conti e dicono non faccio alcuna denuncia. Palermo è peggiorata nel corso di questi anni è diventata invivibile. Chi nega questo è perché questa città non la vive”.

Antonio Domino

“Ci fu un decennio – dichiara Antonio Domino, il papà di Claudio – dopo la morte di mio figlio i genitori hanno ritrovato il senso della famiglia, andavano a scuola, li prelevavano, li accompagnavano, mentre prima, nel mio quartiere, i ragazzini andavano a scuola da soliLa paura che potesse succedere a un loro figlio e allora i genitori si sono riavvicinati a quei ragazzi, che significa questo… noi non avremo mai una società sana, non possiamo sperar che il fico cada dall’albero appena è maturo… non possiamo aspettare le istituzioni che ci porgono una mano. No ragazzi, il futuro ce lo facciamo noi, il presente ce lo facciamo noi. Le famiglie – conclude Domino – devono cominciare a capire che quando i loro figli escono corrono il pericolo di non tornare più a casa… e allora che facciamo ci arrendiamo e no, perché come diceva mia moglie, noi non abbiamo cercato vendetta ma giustizia. Una giustizia in cui il principio della legge si applica per tutti e non s’interpreta per gli amici perché è questo che succede”. 

Se oggi siamo qui, – dichiara Riccardo Renna, co-prefetto del Rotaract Club Palermo-Libertà e attivista giovanile politico del Gruppo di Forza Italia Giovani Palermo – non è solo per piangere una vittima. È per dire che non possiamo più accettare che la nostra città si abitui a tutto questo. Tuttavia, non ci sarà mai un vero cambiamento se continuiamo a rispondere con la stessa rabbia, con lo stesso odio, con la stessa sete di vendetta di chi ha ucciso. Perché la violenza non si estirpa con altra violenza. E chi usa parole d’odio, anche in nome della giustizia, finisce per alimentare lo stesso male che condanna. La differenza la facciamo noi con la cultura, con l’educazione, con l’impegno quotidiano. Non significa perdonare chi ha distrutto una vita, significa non permettergli di distruggere anche a nostra umanità. È da qui che dobbiamo ripartire –  conclude Renna – dal rispetto per la vita, dl coraggio di cambiare, dal rifiuto di diventare come chi ha scelto la violenza. Dobbiamo trovare il coraggio di non diventare come loro. Solo così Palermo potrà rialzarsi davvero, adesso ripartiamo da qui”.

Fabio Gigante

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