Una fragile autostrada chiamata A20

Nonostante gli sforzi del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) per ammodernare la tratta, con investimenti che solo per il tratto Buonfornello-Cefalù ammontano a circa 14 milioni di euro, il percorso rimane una gimkana di deviazioni e restringimenti

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Autostrada A20 Messina-Palermo: l’incidente avvenuto ieri nei pressi di Patti non è, purtroppo, che l’ultimo capitolo di una lunga e drammatica cronaca. Lo schianto, che ha coinvolto un mezzo pesante e ha causato la morte di un uomo di 45 anni, riaccende i riflettori su un’arteria vitale per la Sicilia, ma costantemente segnata da criticità strutturali, cantieri infiniti e un tasso di incidentalità che preoccupa da anni le autorità e gli utenti.

A20: un’arteria fragile tra cantieri e pericoli

L’autostrada A20 è da tempo oggetto di dibattito pubblico a causa delle sue condizioni manutentive. Nonostante gli sforzi del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS) per ammodernare la tratta, con investimenti che solo per il tratto Buonfornello-Cefalù ammontano a circa 14 milioni di euro, il percorso rimane una gimkana di deviazioni e restringimenti. Attualmente, molti tratti sono caratterizzati da corsie uniche e scambi di carreggiata necessari per il ripristino di viadotti (come lo Zafferia o il Ritiro) e la messa in sicurezza delle gallerie, elementi che aumentano esponenzialmente il rischio di collisioni, specialmente per i mezzi pesanti.

Sotto il profilo statistico, la pericolosità di questa strada è documentata da dati storici e recenti. Già in passato, l’Automobile Club d’Italia (ACI) aveva inserito i primi chilometri della tangenziale di Messina (parte integrante dell’asse verso Palermo) tra le tratte più pericolose d’Italia per densità di incidenti. In particolare, il settore tra gli svincoli di Gazzi e Messina Centro ha registrato picchi di quasi 20 incidenti per chilometro in singoli anni solari, una media che supera di gran lunga quella di molte altre autostrade nazionali.

La scia di sangue: i precedenti recenti

Analizzando i fatti di cronaca degli ultimi mesi, emerge un quadro di estrema vulnerabilità. Appena due mesi fa, il 17 marzo 2026, un maxi-tamponamento in galleria tra Milazzo e Rometta ha coinvolto circa 80 mezzi a causa della presenza di gasolio sulla carreggiata, fortunatamente senza causare vittime ma paralizzando l’intera Sicilia tirrenica per ore.

Andando a ritroso, la dinamica dell’incidente odierno ricorda tristemente quanto accaduto nell’aprile del 2024, quando un altro camionista perse la vita dopo che il suo mezzo si era ribaltato nei pressi di Sant’Agata Militello. In quel caso, come spesso accade, la combinazione tra stanchezza, possibili guasti meccanici e la conformazione stradale non ottimale si rivelò fatale. Altri episodi gravi si sono verificati con regolarità negli anni precedenti, spesso legati a tamponamenti a catena durante i periodi di forte pioggia, quando il drenaggio dell’asfalto in alcuni segmenti obsoleti non garantisce la necessaria aderenza.

Una sicurezza che tarda ad arrivare

Sebbene il CAS abbia annunciato che molti dei grandi cantieri, tra cui quelli per la sostituzione dei guardrail e il rifacimento dei cordoli, dovrebbero concludersi entro la fine del 2026, la realtà quotidiana per chi percorre i 183 km della Messina-Palermo rimane complessa. La velocità media viene drasticamente ridotta dalle ordinanze che impongono limiti di 60 km/h o persino 40 km/h in prossimità delle rampe di svincolo e dei lavori notturni per la potatura degli alberi o la manutenzione delle solette degradate.

L’incidente di Patti di oggi è un monito per le istituzioni: sebbene i lavori di ammodernamento siano in corso, la sicurezza stradale sulla A20 resta un’emergenza che non può attendere i tempi lunghi della burocrazia e dei collaudi.

Sonia Sabatino

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