Non è un’associazione, non è un ente, non ha statuto né bilanci. Trama Solidale è una rete spontanea, viva, composta da persone che hanno scelto di trasformare l’impegno quotidiano in cura concreta, soprattutto a sostegno di chi affronta la malattia oncologica. Una trama che non si ferma mai.
A raccontarla è Nunzia La Rosa, insegnante oggi in pensione, per anni docente di latino e greco e collaboratrice della cattedra di Antropologia dell’Università degli Studi di Palermo.
Nunzia, da dove nasce Trama Solidale?
«Nasce in classe. Circa sei anni fa due mie alunne facevano la chemioterapia. Una portava la parrucca, l’altra un turbante grigio, molto triste. Un giorno, mentre spiegavo Machiavelli e Guicciardini, le ho chiesto perché avesse scelto proprio quel colore. Mi rispose che non riusciva a trovare turbanti dai colori pastello».
Tornata a casa, Nunzia prende una mela e un tovagliolo e realizza un primo prototipo.
«Ho deciso che il mio turbante doveva essere un dono d’amore: doveva partire dal mio cuore e arrivare al cuore della donna che lo avrebbe ricevuto».
Un gesto semplice, che intercetta una delle dimensioni più complesse della malattia oncologica: il rapporto con il proprio corpo e con lo sguardo degli altri. In Italia sono oltre 3,7 milioni le persone che vivono con una diagnosi di tumore. Donne e uomini che, oltre alla terapia, devono fare i conti con segni visibili della malattia, dispositivi medici, sacche, drenaggi, cicatrici. Elementi che spesso mettono a dura prova la dignità personale, esponendo a imbarazzo, giudizio, isolamento.
Quando capisci che non sei più sola a “tessere la trama”?
«Quando la buona volontà diventa condivisione. Io, Antonella e Maria: tutto nasce dalla nostra buona volontà. Senza progetti, senza strategie. Solo dal desiderio di fare qualcosa di giusto».
Dalla Toscana arrivano i tessuti grazie a Maria e Alessandro. Antonella li ritira, Fabrizio li integra e li spedisce. In Sicilia quei materiali diventano turbanti, borsette porta drenaggio, cappellini in lana, orecchini, tutti rigorosamente donati. Oggetti che non sono accessori, ma strumenti di tutela della dignità: permettono a donne e uomini in cura oncologica di muoversi, camminare, uscire, senza sentirsi definiti dalla malattia o dai dispositivi che essa impone.
Una delle caratteristiche più forti è il coinvolgimento dei ragazzi con disabilità
«Sì, ed è forse la cosa che più ci emoziona. I ragazzi decorano le borsette porta drenaggio. Per una volta non sono loro a ricevere aiuto, ma sono loro ad aiutare gli altri. Ci mettono impegno, consapevolezza, amore».
Durante la festa di primavera le borsette vengono dipinte all’aperto, con i girasoli. «I bambini erano felicissimi. Ed è lì che capisci cosa significa davvero educare alla solidarietà». Un’esperienza che rovescia i ruoli e dimostra come il volontariato non sia solo assistenza, ma relazione, crescita, riconoscimento reciproco.
Come funziona, concretamente, Trama Solidale?
Qui la voce di Nunzia diventa racconto corale. E, sempre, sceglie di usare solo i nomi e mai i cognomi di chi collabora al progetto. Perché non ci siano protagonisti, ma una rete solidale dove ognuno fa la sua parte.
«Nerina realizza le applicazioni all’uncinetto – il gattino è eccezionale – e le consegna a Katia. Katia le porta a me. Io le affido a Luigia, Elena, Francesca, Katia, Michela che le applicano insieme ai ragazzi sulle borsette porta drenaggio. Poi tornano a me, poi a Michela che revisiona, misura, imbusta decine e decine di borsette e turbanti. Io impacchetto tutto e consegno a Elio, che provvede alle spedizioni. E poi… si ricomincia».
Antonella realizza cappellini in pura lana, pensando all’inverno. Mariolina crea orecchini da donare insieme ai turbanti. Nerina, Marilina, Antonella, Matilde, Lilly e Katia curano le applicazioni. Maria Rita e Michela, parrucchiere, trattano gratuitamente le parrucche delle donne in chemioterapia. «Siamo così tanti che quando racconto mi dimentico sempre qualcuno», sorride Nunzia.
Avete mai provato a “misurare” quello che fate?
«Sì, una volta. Abbiamo fatto un calcolo approssimativo di quanto Amore abbiamo fatto circolare in un anno, tra Sicilia e Toscana».
I numeri parlano chiaro: 2.241 turbanti; 3.271 borsette porta drenaggio; 150 cappellini; 454 paia di orecchini. Numeri che raccontano una risposta concreta a un bisogno reale: quello di vivere la malattia senza perdere sé stessi, senza dover giustificare sacche, tubi, presidi medici, senza sentirsi osservati o giudicati.
«In cambio abbiamo ricevuto sorrisi, parole che ci hanno commosso, riconoscenza. E tanto, tantissimo amore».
Quando arrivano i ringraziamenti dagli ospedali, cosa provi?
Qui l’intervista si fa più intensa. sono davvero tanti gli attestati di riconoscenza che Nunzia ed il suo gruppo hanno raccolto in questi anni. Così come sono tante le strutture sanitarie ed associazione che a vario titolo, collaborano, o ricevono supporto. La rete solidale, “la trama tessuta”, spiega Nunzia, cresce sempre.
«Ospedale di Trapani; Ospedale Giglio di Cefalù; Policlinico di Palermo – Nunzia cita strutture che rientrano nelle rete solidale – Ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo; Clinica Maddalena e Clinica Torina, entrambe di Palermo. Ed ancora ATT Toscana; Associazione Iosempredonna odv -Chianciano Terme; ATT Firenze; ATT Prato; Associazione Aurora – Prato; Lilt Firenze; Associazione senologica internazionale; ospedale Santa Chiara Pisa. E tanta gente che bussa alla mia porta e consegna turbanti e borsette porta drenaggio direttamente ai malati durante la chemioterapia».
Le parole dell’Associazione Oncologica Pisana P. Trivella parlano di un filo che percorre Toscana-Sicilia-Toscana, di oggetti confezionati con cura e accompagnati dai pensieri dei ragazzi. È proprio questa una caratteristica delle borse. Al loro interno, chi le riceve trova sempre un pensiero scritto dagli studenti delle scuole che collaborano. La Fondazione Istituto G. Giglio di Cefalù – Breast Unit scrive che i turbanti «sono molto più di un semplice copricapo» e che le borsette porta drenaggio, oltre all’utilità pratica, tutelano la dignità della persona.
«Quando leggi che il nostro contributo rende più lieve il cammino delle pazienti – continua a raccontare Nunzia – capisci che quello che fai non è solo volontariato. È presenza, anche se siamo fisicamente lontani».
C’è anche una dimensione di fede in tutto questo?
«Sì. Io non credo che tutto questo sia un caso. Lo vivo come Volontà Divina. Una fede semplice, laica, che non ha bisogno di essere proclamata. Si vive facendo».
E oggi, dove sta andando Trama Solidale?
«Non lo so. So solo che non ci fermiamo mai. Il primo pacco del 2026 è già pronto. Siamo meravigliosamente folli. E che Natale, che anno sarebbe, altrimenti?».
Oncologia, corpo e dignità
La malattia oncologica, come ci ha spiegato anche Nunzia, segna il corpo e la vita quotidiana. Non solo con il dolore, ma con presidi visibili che accompagnano la persona anche fuori dagli ospedali: sacche, drenaggi, tubi, cicatrici. Per molte persone, donne e uomini, la difficoltà più grande non è, dunque, la terapia. Ma la sensazione di perdere dignità, autonomia, riconoscimento sociale.
È qui che il lavoro di Trama Solidale assume un valore che va oltre il volontariato. Un turbante colorato non nasconde la malattia, ma restituisce scelta. Una borsetta porta drenaggio non elimina la terapia, ma restituisce libertà di movimento. Un oggetto bello non cura il tumore: cura la relazione con sé stessi e con gli altri. Non si tratta, insomma, di estetica, ma di diritto alla dignità.
Trama Solidale è una rete che si rinnova ogni giorno, punto dopo punto, da Toscana a Sicilia e ritorno. Perché, come ripetono loro: «si trama senza posa».
Mauro Faso






























