Sicilia hotspot climatico: il mare che carica le tempeste

Mentre l’Isola combatte contro una siccità cronica, un nuovo e approfondito studio scientifico rivela un paradosso: le piogge totali diminuiranno, ma gli eventi estremi diventeranno più frequenti

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Il mare intorno alla Sicilia sta cambiando volto, trasformandosi in un gigantesco serbatoio di energia pronto a scaricarsi sul territorio con una violenza senza precedenti. Proprio mentre l’Isola combatte contro una siccità cronica, un nuovo e approfondito studio scientifico rivela un paradosso: le piogge totali diminuiranno, ma gli eventi estremi diventeranno più frequenti e distruttivi a causa del riscaldamento delle acque mediterranee. La ricerca, intitolata “Increasing daily precipitation extremes despite declining annual totals in southern Europe: a modeling study on the effects of Mediterranean Sea warming”, è stata pubblicata nei giorni scorsi sulla prestigiosa rivista internazionale Hydrology and Earth System Sciences (HESS). Lo studio, coordinato da Alfonso Senatore insieme a Luca Furnari, Gholamreza Nikravesh, Jessica Castagna e Giuseppe Mendicino del dipartimento di Ingegneria dell’ambiente dell’Università della Calabria, utilizza modelli ad altissima risoluzione per spiegare come il “motore” del Mediterraneo stia riscrivendo il clima del Sud Italia.

Il paradosso del Mediterraneo: meno acqua, più fango

Il bacino del Mediterraneo è ormai riconosciuto come un “hotspot” del cambiamento climatico, una zona dove i segnali del riscaldamento globale sono più evidenti e accelerati che altrove. La Sicilia, posta al centro di questa dinamica, si trova a fronteggiare una dicotomia climatica che gli scienziati definiscono come un aumento della varianza a fronte di una riduzione della media. In termini semplici: piove meno giorni all’anno, aggravando le crisi idriche, ma quando piove, la quantità d’acqua che cade in poche ore è tale da provocare alluvioni lampo devastanti. Dagli anni ’80 a oggi, la temperatura superficiale del mare nel Mediterraneo è aumentata di circa 1,3 °C, con un tasso di riscaldamento di circa 0,35 °C per decennio. Nel 2023 e nel 2024 sono stati registrati i valori più alti dagli anni ’50, segnali di un sistema che sta accumulando una quantità di calore senza precedenti. Questo calore non resta confinato nell’acqua, ma agisce come un vero e proprio “carburante” per l’atmosfera.

La simulazione: cosa accadrà se il mare salirà di 3 gradi

Per capire cosa ci attende, il team di ricerca ha utilizzato il modello WRF (Weather Research and Forecasting) con una risoluzione di soli 2 km, un dettaglio tale da permettere di vedere l’interazione tra le correnti marine, l’aria e le montagne siciliane e calabresi. Gli scienziati hanno preso in esame venti fenomeni meteorologici reali avvenuti nell’autunno del 2019 — una stagione particolarmente densa di fenomeni violenti — e li hanno “proiettati” in scenari futuri basati sui percorsi socio-economici SSP3-7.0 (percorso socio-economico globale caratterizzato da politiche frammentate, forte nazionalismo, crescita demografica sostenuta e disuguaglianze) e SSP5-8.5 (uno scenario di “sviluppo alimentato da combustibili fossili”, Fossil-fueled development). I risultati sono impressionanti: in uno scenario dove la temperatura del mare aumenta di 3 °C (una possibilità concreta per la fine del secolo se le emissioni non verranno drasticamente ridotte), i fenomeni che oggi consideriamo “moderati” si trasformeranno sistematicamente in eventi estremi. Il riscaldamento del mare aumenta infatti l’evaporazione, caricando l’aria di umidità e aumentando l’energia potenziale convettiva (CAPE), ovvero la forza che spinge le nuvole a svilupparsi verticalmente e a scaricare piogge torrenziali.

L’effetto “Ionio” e lo spostamento delle piogge

Un dato particolarmente interessante per la Sicilia riguarda la localizzazione di questi nubifragi. Lo studio ha analizzato in dettaglio l’evento n. 12 della serie del 2019, un ciclone che si era formato proprio nel Canale di Sicilia per poi risalire verso lo Ionio. Le simulazioni mostrano che, con un mare più caldo, la struttura stessa dei cicloni cambia: diventano più profondi, più grandi e con venti più forti. Questo porta a un fenomeno controintuitivo: per i cicloni più estremi, il picco massimo di pioggia tende a spostarsi verso est, finendo in mare aperto nel Mar Ionio. Questo accade perché l’instabilità atmosferica diventa così elevata che le nubi scaricano gran parte della loro acqua prima di toccare terra. Tuttavia, questo non è necessariamente un sollievo per chi vive sulla costa. Sebbene il “cuore” del nubifragio possa restare offshore, il resto della perturbazione che colpisce il territorio risulta comunque molto più intenso rispetto al passato. In pratica, la frequenza con cui le aree urbane e rurali vengono colpite da piogge “molto pesanti” aumenta drasticamente, perché eventi che un tempo erano modesti oggi trovano nel mare l’energia per diventare pericolosi.

Orografia e rischi per il territorio

La conformazione della Sicilia, con le sue catene montuose a ridosso del mare (come i Peloritani o l’Etna), gioca un ruolo cruciale. Lo studio sottolinea come l’interazione tra l’aria calda e umida proveniente dal mare e il sollevamento forzato causato dalle montagne (l’effetto orografico) amplifichi ulteriormente le precipitazioni. Questo rende le aree costiere del Mediterraneo centrale particolarmente vulnerabili a piene improvvise e colate di detriti. Le simulazioni ad alta risoluzione sono state fondamentali per catturare questi processi che i modelli climatici globali, troppo “grossolani”, spesso ignorano. La ricerca dimostra che non è solo una questione di “quanta” pioggia cade, ma di “come” cade: la concentrazione di enormi volumi d’acqua in aree ristrette e tempi brevissimi è la sfida principale per il prossimo futuro.

Una chiamata all’azione per la pianificazione urbana

Le conclusioni dello studio non lasciano spazio a dubbi: l’aumento della temperatura superficiale del mare è il driver principale che sta portando a una maggiore frequenza di eventi piovosi estremi nel Sud Italia. Se la tendenza attuale dovesse continuare, dovremmo prepararci a una gestione del territorio completamente diversa. «L’aumento dell’intensità e della frequenza degli eventi moderati e pesanti è cruciale per l’adattamento climatico e la pianificazione territoriale e urbana, specialmente per quanto riguarda il rischio di alluvioni», avvertono i ricercatori. Non si tratta più di una minaccia remota, ma di una dinamica già in atto che richiede una revisione dei sistemi di allerta e delle infrastrutture di drenaggio delle nostre città. La Sicilia, circondata da un mare che corre verso temperature record, è in prima linea in questa trasformazione e i dati scientifici ci dicono che il tempo per l’adattamento è adesso.

Mario Catalano

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