I cambiamenti climatici non sono più una minaccia lontana né uno scenario confinato ai vertici internazionali. In Sicilia i loro effetti stanno già modificando il territorio, incidendo sulla salute pubblica, sull’agricoltura e persino sulla tenuta economica dell’isola. A delineare un quadro tanto realistico quanto preoccupante è il professor Vincenzo Piccione, già docente dell’Ateneo catanese e attuale presidente della SIGEA Sicilia, che analizza i più recenti modelli climatici regionali elaborati attraverso programmi scientifici come EURO-CORDEX. «Il clima è già cambiato – avverte – e ora tocca a noi cambiare il nostro modo di abitare e gestire questa meravigliosa ma fragile isola».
Temperature sempre più alte e ondate di calore senza tregua
Secondo gli scenari climatici presi in esame, la Sicilia sarà una delle aree mediterranee maggiormente esposte agli effetti del riscaldamento globale nei prossimi decenni. «Non si tratta soltanto di estati più calde – spiega Piccione – ma di un aumento dell’intensità e della durata del calore». I modelli climatici che confrontano il periodo 2021-2050 con il trentennio 1981-2010 prevedono infatti, nello scenario ad alte emissioni, un incremento delle temperature medie estive compreso tra 1,5 e 2 gradi centigradi. Un valore che potrebbe addirittura raggiungere i 5 gradi entro la fine del secolo. «Può sembrare un numero piccolo, ma a livello climatico è uno sconvolgimento enorme», sottolinea il professore, spiegando come le ondate di calore rischino di diventare una condizione strutturale e non più episodica, con conseguenze pesanti sulla salute pubblica, sui consumi energetici e sulla produttività agricola.
Le notti tropicali e i rischi per la salute
Tra i fenomeni più preoccupanti emergono le cosiddette “notti tropicali”, quelle in cui la temperatura minima non scende mai sotto i 20 gradi. Un parametro fondamentale per valutare il benessere umano nelle aree urbane. «Se durante la notte il corpo non riesce a raffreddarsi – osserva Piccione – aumenta enormemente lo stress termico accumulato durante il giorno». Secondo le proiezioni climatiche, in Sicilia potrebbero registrarsi fino a diciotto notti tropicali in più ogni estate. A pagarne il prezzo più alto saranno soprattutto anziani, soggetti fragili e persone affette da patologie croniche, particolarmente vulnerabili alle alte temperature persistenti. «Le fasce più deboli della popolazione sono estremamente esposte a questa mancanza di refrigerio», evidenzia il docente, ricordando anche il probabile aumento dei consumi energetici legati ai sistemi di raffrescamento.
Siccità, meno piogge e crisi idrica
Se il caldo rappresenta il volto più evidente del cambiamento climatico, la siccità continua a essere la minaccia più grave per il futuro dell’isola. I modelli climatici prevedono infatti una diminuzione generalizzata delle precipitazioni nel Sud Italia e in Sicilia, non solo nei mesi estivi ma anche durante l’inverno, stagione fondamentale per il riempimento degli invasi. «Le notizie non sono confortanti – ammette Piccione -. Monitoriamo con particolare attenzione l’aumento dei cosiddetti “giorni secchi consecutivi”, ovvero i periodi in cui le precipitazioni restano inferiori a un millimetro. Per la Sicilia i modelli mostrano un aumento significativo di questi periodi prolungati senza pioggia, soprattutto in primavera e in estate». Le conseguenze potrebbero essere devastanti per l’agricoltura siciliana, già oggi fortemente penalizzata dalla scarsità d’acqua e dall’aumento delle temperature.
Incendi e bombe d’acqua: il paradosso climatico
A rendere ancora più fragile il territorio sarà anche l’aumento del rischio incendi. «Terreni aridi per periodi più lunghi diventano l’esca perfetta per i roghi», sottolinea ancora il presidente della SIGEA Sicilia. Ma il cambiamento climatico porta con sé anche un apparente paradosso: pioverà meno, ma quando accadrà le precipitazioni saranno più intense e concentrate in tempi brevissimi. «La terra secca non riesce ad assorbire rapidamente l’acqua – precisa Piccione- e questo aumenta il rischio di allagamenti, frane e dissesti idrogeologici». In altre parole, la Sicilia rischia di alternare sempre più spesso lunghi periodi di siccità estrema a fenomeni meteorologici violenti e improvvisi, con effetti potenzialmente devastanti sulla sicurezza del territorio.
Mari più caldi e coste sempre più vulnerabili
Anche il mare che circonda la Sicilia sta cambiando rapidamente. Il Mediterraneo assorbe gran parte del calore in eccesso prodotto dal riscaldamento globale e le temperature superficiali delle acque continuano ad aumentare. Secondo le stime riportate dal professor Piccione, entro il 2050 il Mar Ionio potrebbe scaldarsi di circa 1,31 gradi, il Tirreno di 1,28 e il Mediterraneo centrale di 1,26. «Il surriscaldamento marino favorisce l’acidificazione delle acque e l’ingresso di specie aliene invasive», avverte, spiegando come questi fenomeni possano mettere in crisi la biodiversità marina e l’intero comparto della pesca. A preoccupare è anche l’innalzamento del livello del mare causato dallo scioglimento dei ghiacciai e dall’espansione termica delle acque. «Sembrano pochi centimetri – osserva – ma bastano per cancellare metri di spiagge lungo le coste basse e sabbiose». Il rischio è quello di un’accelerazione dell’erosione costiera, con danni diretti agli ecosistemi litoranei e alle infrastrutture turistiche.
«Adattarsi non è più una scelta»
Di fronte a questo scenario, secondo Vincenzo Piccione non esiste più il lusso dell’attesa. «La mitigazione delle emissioni è una sfida globale – conclude – ma l’adattamento è una responsabilità locale». Per il professore è necessario ripensare urgentemente la gestione delle risorse idriche, modernizzare reti ormai obsolete che disperdono enormi quantità d’acqua, scegliere colture più resistenti alla siccità e pianificare interventi seri di difesa delle coste. «Non possiamo più ignorare i dati della scienza», avverte. Perché il cambiamento climatico non riguarda più il futuro: è già il presente con cui la Sicilia deve imparare a fare i conti.
Sonia Sabatino
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