Mozia e le rotte dei fenici: il risveglio di maggio nello Stagnone

Maggio è storicamente il mese dei grandi viaggiatori e degli archeologi. Fu in questo periodo dell'anno che la famiglia Whitaker, colti imprenditori inglesi del vino Marsala, intensificò all'inizio del Novecento gli scavi che avrebbero riportato alla luce uno dei tesori fenicio-punici più importanti del mondo

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C’è un momento preciso, a metà maggio, in cui la laguna dello Stagnone si trasforma in uno specchio d’oro. È il tardo pomeriggio, quando il sole cala dietro le isole Egadi e il vento di Scirocco concede una tregua. Qui, a pochi chilometri da Marsala, sorge Mozia (oggi Isola di San Pantaleo), l’antica colonia fenicia che proprio in primavera rivela il suo fascino più autentico, lontano dalla calca agostana e immersa nei profumi della macchia mediterranea e della salsedine che si asciuga sulle saline circostanti.

Maggio è storicamente il mese dei grandi viaggiatori e degli archeologi. Fu in questo periodo dell’anno che la famiglia Whitaker, colti imprenditori inglesi del vino Marsala, intensificò all’inizio del Novecento gli scavi che avrebbero riportato alla luce uno dei tesori fenicio-punici più importanti del mondo.

L’isola-fortezza: un frammento d’oriente in Sicilia

Fondata nell’VIII secolo a.C., Mozia non era una semplice colonia, ma un emporio commerciale strategico. I Fenici, maestri navigatori, scelsero questa piccola isola perché protetta dalle acque basse della laguna, rendendola un porto naturale inattaccabile.

Oggi, camminare a Mozia a maggio significa muoversi tra i resti di una città che un tempo sfidò la potente Cartagine e la Siracusa di Dionisio I. I punti chiave dell’isola raccontano questa storia di commerci e sacralità Il Tofet: il santuario a cielo aperto, situato nella parte settentrionale dell’isola, dove venivano deposte le urne cinerarie con i resti dei sacrifici infantili (o, come sostengono studi più recenti, dei bambini nati morti), un luogo carico di una sacralità arcaica e misteriosa. Il Kothon: per decenni considerato un porto artificiale, scavi recenti hanno rivelato che si trattava in realtà di una piscina sacra d’acqua dolce al centro di un monumentale complesso religioso, allineata con le costellazioni per i riti astronomici dei Fenici. Infine la Strada Sommersa: una vera e propria carreggiata in pietra, costruita dai Fenici, che collegava l’isola alla terraferma (capo San Teodoro). Oggi è parzialmente sommersa dall’innalzamento del livello del mare, ma nei giorni di bassa marea di maggio è ancora visibile appena sotto il pelo dell’acqua.

Il giovane di Mozia: la bellezza che interroga i visitatori

Il cuore pulsante dell’isola è il Museo Whitaker. È qui che si trova il Giovane di Mozia (o Efebo), una delle sculture greche in marmo più enigmatiche e affascinanti giunte fino a noi, ritrovata nel 1979 sotto una colmata di terra. È una statua che toglie il fiato: un uomo giovane, fiero, con una tunica leggera e aderentissima che sembra bagnata, retta da una larga fascia sul petto. Chi rappresenta? Un magistrato punico? Un auriga vittorioso? Un dio? L’enigma resta irrisolto, ma la sua postura fiera continua a incantare i visitatori da oltre quarant’anni.

Il delicato equilibrio tra turismo e tutela

Oggi Mozia è di proprietà della Fondazione Giuseppe Whitaker ed è gestita in collaborazione con la Regione Siciliana. Con l’inizio della stagione turistica a maggio, l’isola si trova di fronte alla sua sfida più grande: la sostenibilità.

Il boom del turismo legato al kitesurf nella laguna dello Stagnone ha portato migliaia di giovani e sportivi nella zona. Se da un lato questo ha rigenerato l’economia locale, dall’altro mette a rischio il delicato ecosistema della riserva naturale e la quiete necessaria per godere del sito archeologico. Le
scuole di kitesurf attirano sportivi da tutta Europa, ma la sfida è
canalizzare questo flusso verso una fruizione colta e rispettosa
dell'isola archeologica, evitando l'effetto "parco giochi".

Taccuino di viaggio: come viverla a maggio

Per il lettore che volesse pianificare un weekend, maggio offre il clima perfetto per evitare la canicola estiva. L’isola si raggiunge con piccoli imbarcaderi privati che partono dalle saline di Marsala. Il consiglio giornalistico è di abbinare la visita archeologica a una sosta alle storiche Saline Ettore e Infersa, dove i mulini a vento e le montagne di sale bianco candido offrono uno dei paesaggi più fotogenici e suggestivi dell’intera Sicilia Occidentale.

Sonia Sabatino

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