USB, lavoratori Asu vincono contro la Regione: arriva il riconoscimento del lavoro di fatto

Dopo 29 anni di precariato, con la sentenza n. 3013/2026 del 15 maggio 2026, è stata riconosciuta alle lavoratrici ASU BB.CC. che hanno presentato ricorso la natura subordinata del rapporto di lavoro

Text with image

Each element can be added and moved around within any page effortlessly. All the features you need are just one click away.

Reading Time: 2 minutes

Dopo anni di battaglie, i lavoratori Asu sono arrivati ad una svolta: il riconoscimento del lavoro di fatto, differenze retributive e contributi non versati. Con la Sentenza n. 3013/2026 del 15 maggio 2026, infatti, è stata riconosciuta alle lavoratrici ASU BB.CC. che hanno presentato ricorso la natura subordinata del rapporto di lavoro ai sensi dell’art. 2126 c.c.

Ad annunciarlo è USB (Unione sindacale di base). “Il Giudice ha pertanto accertato la natura subordinata del rapporto: le lavoratrici, infatti, per anni hanno prestato la loro attività nei siti museali svolgendo le stesse mansioni dei dipendenti di ruolo. L’articolo stabilisce – si legge nel comunicato del sindacato– che “la nullità o l’annullamento di un contratto di lavoro non ha effetto per il periodo in cui il rapporto è stato eseguito”, tutelando il lavoratore e garantendogli il diritto alla retribuzione anche in caso di contratto invalido (Cass., sez. lav., ordinanza n. 3504 del 7 febbraio 2024; nello stesso senso, Cass., sez. lav., ordinanza n. 17101 dell’11 luglio 2017)”.

L’inserimento – riporta la sentenza – delle ricorrenti nell’organizzazione dei vari enti afferenti all’Assessorato convenuto emerge con nitore dalle contrapposte difese e della documentazione prodotta: il fatto che le ricorrenti osservassero un orario di lavoro diverso e svolgessero una prestazione “di supporto” distinta dai lavoratori formalmente assunti appaiono circostanze di per sé non dirimenti, visto che due lavoratori subordinati possono certamente essere assunti ed impiegati con un orario diverso e per lo svolgimento di diverse attività (anzi, l’adibizione ad attività di supporto dimostra proprio come le lavoratrici ASU fossero inserite nell’organizzazione aziendale, contribuendo con attività peculiari al funzionamento degli enti)”.

“Le battaglie portano sempre a grandi risultati”, ha esordito Barbara Gambino, consulente del lavoro nonché delegata nazionale USB a L’altroparlante, chiarendo la situazione di questi lavoratori che attendevano di essere stabilizzati da 29 anni.

Lavoratori ex Lsu utilizzati negli anni Novanta dalle cooperative, poi diversi lavoratori hanno trovato spazio nei Comuni, negli enti e nelle associazioni. Nel 2014  c’è stata la prima richiesta di lavoratori da parte del Dipartimento Beni Culturali per mancanza di personale nei siti museali, cioè la richiesta di 339 lavoratori.  Nel 2015 un’altra richiesta e nel 2016 l’ultima richiesta di lavoratori. Questi lavoratori hanno iniziato a prestare servizio in tutta la Sicilia: Taormina, Messina, parco archeologico di Camarina, Catania, Palermo. Nel 2019 c’è stato il passaggio di questi lavoratori dalle cooperative direttamente alla Regione con la sentenza 199 del 2020. La normativa nazionale prevede che l’ente utilizzatore deve prevedere la stabilizzazione. “Quindi dal 2014 in poi venivano rinnovati questi progetti, perché non abbiamo mai avuto un contratto, di conseguenza non è stato mai versato neppure un giorno di contributi. I lavoratori Lsu di fatto utilizzati nei Beni Culturali è stato prevista una legge per la stabilizzazione due anni fa siccome alla Regione non possiamo andare, ci hanno mandato alla società Sas della Regione a 36 ore, dal primo maggio di quest’anno. Questa è una grande vittoria perché questi lavoratori adesso sono impiegati a tempo pieno” – spiega Gambino.

Contestualmente tanti lavoratori di altre province Asu Beni Culturali hanno già iniziato il ricorso più di cinque anni fa per aver riconosciuto il lavoro di fatto. L’attesa è stata lunga perché la prima udienza si è svolta dopo due anni, e dopo due anni la seconda, e il 18 maggio 2026 finalmente la sentenza definitiva. “È  una vittoria importante grazie all’avvocato Galleano che ha seguito tutto l’iter vincendo già in passato altre cause per il riconoscimento del lavoro subordinato”.  

Serena Marotta

Ultimi Articoli