Granita e brioche col tuppo: il binomio perfetto che inaugura l’estate dei siciliani

Dalla leggenda della brioche col tuppo alle origini arabe della granita: il dessert perfetto per ogni ora della giornata

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C’è qualcosa che con la stagione estiva per i siciliani è irrinunciabile: la brioche col tuppo e la granita o il gelato. Da Messina a Palermo, da Catania a Siracusa, passando per altre città siciliane, a colazione o a pranzo o perché no a merenda, questa delizia golosa è per tutti una prelibatezza alla quale non si può rinunciare.

Dal limone alla mandarla, dai gelsi alla fragola e al caffè, esistono diverse varianti della granita. È il dessert semi-congelato, cremoso, rinfrescante e grintoso ideale contro i quaranta gradi della caldissima estate siciliana. Una giornata ideale è ricca di sole, mare e del delicato gusto di granita accompagnata dall’immancabile brioche col tuppo.

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C’è una bellissima leggenda che narra della nascita di questo chignon di pasta dolce che richiama per la sua forma la pettinatura della donna. Sì, perché pare che un fornaio catanese invaghitosi di una giovane, si ispirò a lei, dopo averla vista passeggiare per strada con i capelli raccolti con un elegante tuppo che portava raccolto sulla nuca. Così ispirandosi a questa donna e al dettaglio dei capelli, tornato al forno, realizzò questo dolce a forma tonda con il tuppo. Tra la leggenda e le contaminazioni: la brioche affonda le sue radici nella tradizione francese, dove sono simili gli ingredienti e la consistenza ma il profumo agli agrumi che si “respira” in Sicilia è tutta un’altra storia. Ingredienti semplici da reperire: farina, lievito di birra, uova, zucchero, burro o strutto, latte, scorza di limone o arancia grattugiata, vaniglia o miele.

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La granita invece fa parte della tradizione araba. Le sue origini infatti risalirebbero al periodo della dominazione araba, tra il IX e XI secolo. Pare infatti che gli arabi fossero abituati a consumare una bevanda ghiacciata aromatizzata con acqua di rose, chiamata sherbet. È da questo periodo e sino al Novecento che la granita veniva realizzata con la neve dell’Etna mescolata ai  frutti del luogo. E per consumarla fuori dal periodo invernale la neve veniva conservata in costruzioni di pietra chiamata nivieri. Da qui il ghiaccio prelevato veniva mescolato a sciroppi di frutta.

Serena Marotta

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