“Che domenica bestiale”, cantava Fabio Concato nell’82, quando la società aveva un volto completamente diverso da quello di oggi, figuriamoci quella siciliana. La domenica è sempre stata una giornata paradossale, soprattutto da questa parte dell’equatore: un giorno di libertà dal lavoro, dalle routine quotidiane, dallo stress e dalle scadenze, e allo stesso tempo un mosaico di riti precisi, quasi liturgie. E in una regione come la nostra, dove frammenti di tradizione resistono caparbiamente al tempo, questi meccanismi non scompaiono: semplicemente si trasformano.
I luoghi sacri: la chiesa e il bar
Non è un segreto che l’Italia sia una Repubblica parlamentare “fondata sui bar”. Fra un caffè e l’altro, nella penisola e ancor più in Sicilia, si è deciso del destino di uomini e donne, del passato e del futuro. Gli Illuministi hanno costruito le fondamenta del mondo moderno nei caffè letterari; noi, più modestamente, ci costruiamo la domenica. È il giorno deputato alla frequentazione ad libitum di questi templi laici: ci si sveglia più tardi del solito, si raggiunge il partner o il solito gruppo di amici, e che si viva in città o nel più sperduto paese dell’entroterra ennese, si finisce sempre lì, davanti a un cappuccino e a un cornetto alla crema.
E per i credenti praticanti? Finita la Messa, la traiettoria è già scritta: si passa dal bar. E con la scusa si torna a casa con una “guantiera” di cannoli o di pasticcini assortiti. Perché se saltare la Messa può capitare, rinunciare ai dolci della domenica è un peccato, da molti, considerato molto più grave.
Il pranzo domenicale
La domenica è fatta anche per restare qualche ora in più sotto le coperte. Niente sveglie, niente impegni, salvo rare e terribili missioni all’Ikea. Ma anche senza allarmi, c’è qualcosa che ci sveglia: i profumi. L’odore del soffritto che sfrigola dolcemente su un velo d’olio, del ragù che scoppietta placido nella “pignata”, sorvegliata da mamme, nonne e zie che, in quel momento, fanno degli anelletti al forno la propria ragion d’essere. E per chi vive in campagna, è l’aroma della legna che brucia a segnare l’inizio della giornata, pronto a essere sacrificato in nome del dio Barbecue.
Tra stadio e divano
Un altro rito fondamentale, quasi epico, è quello della partita. Che si tratti del derby di calcio o della Formula 1, esiste un arco temporale tra il primo pomeriggio e la prima serata dedicato interamente all’agone sportivo. Ci si ritrova così sul divano, da soli, in famiglia o con amici, mentre il mondo rimane fuori dal salotto e il tempo si misura in novantesimi di minuto o in giri di pista. Se Dio si è riposato il settimo giorno, gli atleti, e i tifosi, danno invece il meglio proprio allora. Ancora satolli dal pranzo luculliano consumato poche ore prima, entriamo in una nuova dimensione: appartenere a un colore, a una scuderia, a una città (che spesso non coincide con quella in cui si abita). È l’adrenalina che ci traghetta verso il tramonto della settimana, portando con sé un dolce senso di nostalgia.
La domenica mattina è, in fondo, una piccola festa popolare che si ripete uguale e diversa ogni settimana. Un modo per ricordarci che, nonostante tutto, la nostra isola, come il resto d’Italia, conserva ancora un ritmo tutto suo. Un ritmo fatto di sugo, bar, passeggiate e piccole tradizioni che non stancano mai.
Samuele Arnone