Due femminicidi nell’arco di 24 ore: quello di Daniela e quello di Teodora. Uno a Prato, l’altro a Civitavecchia. Era il 15 maggio 2025 e mentre veniva formalizzato il fermo dell’ex compagno di Daniela Luminita Coman, femminicidio avvenuto a Prato, nella stessa giornata a Civitavecchia veniva uccisa un’altra donna, Teodora Kamenova. Entrambi i femminicidi compiuti dai rispettivi ex compagni.
La storia di Daniela
Daniela, 48 anni, fu trovata morta dai carabinieri nel corso della tarda serata del 14 maggio 2025 a casa dell’ex, Peter Pancaldi, 45 anni. Lui, dopo l’omicidio si era reso irreperibile e fu rintracciato dai militari mentre stava vagando con l’auto della vittima a Modena.
Daniela era originaria della Romania e risiedeva a Sassuolo. Era impiegata alla SCE, un’azienda di elettronica di Modena e fu la sorella a lanciare l’allarme dopo la sua scomparsa. La donna aveva un figlio di 11 anni, avuto dal precedente compagno. Dalle indagini è emerso che la donna la mattina del 13 maggio si era recata a casa di Pancaldi per prendere alcuni effetti personali ed era uscita dall’edificio quando l’uomo, con un pretesto, la fece rientrare in casa dove poi l’aveva tramortita e strangolata e uccisa.
Pancaldi era un pregiudicato, originario di Campogalliano (Modena). In passato infatti aveva patteggiato una pena per rapina e lesioni ai danni di una ex compagna. E poi in un altro procedimento era stato accusato di tentata estorsione ai danni di un’altra sua ex donna, poi l’inchiesta fu archiviata. Nel corso di una conferenza stampa, il Procuratore capo di Reggio Emilia, Calogero Paci disse che la vittima aveva subito atti persecutori da Pancaldi, oltre ad aggressioni fisiche e verbali, nonché minacce persino contro amici della palestra. Il 19 maggio 2025, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, il gip convalidò il fermo e confermò la custodia cautelare in carcere del killer di Daniela, alla quale aveva anche sottratto nell’arco del tempo del denaro, 27 mila euro circa.
La storia di Teodora
Anche Teodora Kamenova, 47 anni, fu uccisa dall’ex compagno, Jose German Varela Luna, 54 anni. Nella giornata del 15 maggio di un anno fa, l’uomo si recò in caserma per confessare l’omicidio dell’ex compagna. I militari, subito dopo si recarono nella palazzina, e la trovarono esamine sulle scale dell’androne del palazzo di via Gorizia, a Civitavecchia, in provincia di Roma. Nonostante la denuncia della donna e il divieto di avvicinamento, l’uomo riuscì a raggiungerla, nascondendosi all’interno dello stabile e attendendone il rientro per accoltellarla al petto e all’addome. Sottoposto a fermo, fu portato nel carcere di Civitavecchia con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e anche dall’aver commesso il fatto in un contesto di maltrattamenti. Nei giorni successivi fu convalidato il fermo e disposta dal gip la permanenza in carcere.
Da gennaio a maggio dello scorso anno sono stati tanti i femminicidi compiuti tra la Sicilia e il resto d’Italia: Messina, Rivoli, Spoleto, Bologna, Udine e molte altre città. Tragici epiloghi di relazioni finite o mai cominciate e tutte con un comune denominatore: l’ossessione, il possesso, un amore malato.
Serena Marotta
Leggi anche “Il femminicidio di Chamila: morta strangolata un anno fa”