Capaci, Palermo ricorda Falcone e le vittime della strage: tra memoria, polemiche e verità ancora sospese

Una giornata intensa, attraversata da momenti istituzionali, incontri con gli studenti, iniziative culturali, cortei e appuntamenti nei luoghi simbolo della memoria antimafia

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Conclusa la giornata di memoria per le vittime della strage di Capaci. La Fondazione Falcone in città e la Fondazione Antonio Montinaro a Capaci, tra i principali promotori dei tanti eventi di questo “23 maggio”.

Palermo ha ricordato oggi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Antonio Montinaro, Vito Schifani e Rocco Dicillo nel 34esimo anniversario della strage di Capaci. Una giornata intensa, attraversata da momenti istituzionali, incontri con gli studenti, iniziative culturali, cortei e appuntamenti nei luoghi simbolo della memoria antimafia. Ma, accanto alle celebrazioni ufficiali, è rimasta anche una sensazione difficile da ignorare: quella di una memoria che sembra continuare a non essere completa. Ombre, dubbi e silenzi invadono il presente, tra dolore, amarezza e domande ancora aperte.

Tra i principali momenti delle commemorazioni, il Museo del Presente Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ha ospitato incontri, mostre e confronti dedicati al valore della memoria e al ruolo delle nuove generazioni nella lotta alle mafie. Il programma “Il Segno della Rinascita” ha riunito esponenti delle istituzioni, rappresentanti del mondo della cultura e studenti provenienti da diverse parti d’Italia. Nei volti dei più giovani, nei loro interventi e nelle domande rivolte ai relatori, si è colta la volontà di capire cosa resti davvero, oggi, di quella stagione di sangue e del sacrificio di chi ha perso la vita per combattere Cosa nostra.

Presenti a Palermo, tra gli altri, il ministro della Cultura Alessandro Giuli, il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani, il sindaco Roberto Lagalla, la presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo e Maria Falcone.

Nel corso dei tanti interventi di questa lunga giornata commemorativa è stato più volte ribadito il valore della memoria come responsabilità collettiva e strumento di educazione civile. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel messaggio diffuso in occasione della Giornata della Legalità, ha definito la strage di Capaci «un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani», sottolineando come il 23 maggio abbia rappresentato «l’avvio della riscossa civile» del Paese.

Parole che, a distanza di 34 anni, continuano però a convivere con un senso di incompiutezza. Perché se da un lato Palermo è diventata simbolo della ribellione civile alla mafia, dall’altro resta ancora aperta la ferita delle verità mancanti, dei depistaggi, dei sospetti che continuano ad accompagnare quella stagione. Una sensazione che, nel corso di questa giornata, è riaffiorata più volte nei discorsi pubblici e nelle conversazioni tra cittadini, studenti e familiari delle vittime.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha richiamato la necessità di continuare il contrasto alla criminalità organizzata attraverso “memoria e impegno”, mentre Chiara Colosimo ha insistito sulla necessità di arrivare a una piena verità sulle stragi e sui depistaggi che hanno segnato quegli anni.

Il presidente della Regione Renato Schifani e il sindaco Roberto Lagalla hanno invece evidenziato il ruolo di Palermo come città simbolo della rinascita civile dopo gli anni delle stragi, ricordando come il sacrificio di Falcone e Borsellino abbia contribuito a costruire una nuova coscienza collettiva contro la mafia. Eppure, tra chi ha partecipato alle commemorazioni, non sono mancati dubbi e riflessioni – che ogni anno si ripresentano – sul rischio che la memoria possa trasformarsi, col tempo, in rituale, perdendo parte della sua forza. Dubbi che, spesso, partono proprio dal popolo, dalla comunità che scende in strada per ricordare. Ma, anche, per chiedere una verità completa.

Un altro dei luoghi più significativi della giornata è stato il Giardino della Memoria o Giardino “Quarto Savona Quindici”, dedicato agli agenti della scorta del giudice Falcone e situato proprio nel punto in cui, lungo la A29, saltò in aria il corteo di scorta al giudice. Qui si sono svolte iniziative con studenti, associazioni e rappresentanti delle forze dell’ordine, in un clima di forte partecipazione civile. Nel silenzio di quei luoghi, tra gli alberi dedicati alle vittime della mafia e le fotografie che raccontano gli anni delle stragi, il senso della memoria appare concreto, con tutto il suo peso.

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Nel corso del pomeriggio si sono alternati momenti artistici, letture e attività dedicate ai più giovani, con l’obiettivo di trasformare il ricordo in testimonianza concreta e partecipazione attiva. Il Giardino della Memoria, nato per custodire il ricordo delle vittime della mafia attraverso alberi dedicati e percorsi simbolici, è tornato ancora una volta a essere uno dei luoghi centrali della memoria collettiva palermitana.

Le commemorazioni si sono concluse nel tradizionale raccoglimento delle 17.58, l’ora dell’esplosione sull’autostrada. In quel momento Palermo si è fermata nel silenzio per ricordare le vittime della strage di Capaci. Un silenzio carico di commozione, ma anche di interrogativi che il tempo non ha ancora cancellato. Il silenzio è stato osservato sia a Capaci che all’Albero Falcone, sotto quella che un tempo era l’abitazione del giudice Falcone. Entrambi sono ormai luoghi simbolo della lotta alla mafia noti in tutto il mondo.

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La giornata del trentaquattresimo anniversario è stata segnata anche da polemiche politiche e contestazioni legate alla presenza di esponenti istituzionali coinvolti in vicende giudiziarie e al tema della verità sulle stragi.

La polemica più forte ha riguardato la partecipazione del presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno agli eventi istituzionali organizzati a Palermo. Galvagno, attualmente a processo per corruzione, era presente in prima fila durante le iniziative alla Fondazione Falcone e al Museo del Presente insieme ai rappresentanti del Governo nazionale. Una presenza che ha immediatamente acceso il dibattito politico e mediatico, alimentando malumori e perplessità tra parte dei partecipanti alla giornata.

A intervenire duramente è stato il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, presente al corteo della società civile, che si è espresso circa la presenza agli eventi di oggi, più o meno opportuna, di alcune figure politiche. L’ex premier ha poi concluso sulla presidente della Commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo che, a suo giudizio, dovrebbe “prendere responsabilmente le distanze da sé stessa”, esprimendo così una critica nei confronti della sua posizione e del suo operato.

La stessa Colosimo, che stamane a Palermo ha aggiornato sul lavoro svolto negli ultimi tre anni dalla Commissione sui 57 giorni che dividono la strage di Capaci da quella di via D’Amelio, rispondendo alle polemiche sulla presenza del presidente Galvagno alle commemorazioni, ha replicato spiegando che non si è occupata degli inviti istituzionali.

Un altro tema di forte tensione è stato quello delle richieste di verità completa sulle stragi del 1992-1993 e sui presunti depistaggi. Durante la giornata sono tornati al centro del dibattito i processi e le indagini ancora aperte sui cosiddetti “mandanti occulti” e sulle deviazioni investigative che hanno segnato gli anni successivi alle stragi.

Ed è forse proprio questo il sentimento che ha attraversato Palermo nel giorno del ricordo: la consapevolezza che la memoria di Falcone, Morvillo, Borsellino e degli agenti delle scorte continui a rappresentare un patrimonio civile enorme, ma anche che, dopo oltre tre decenni, esistano ancora verità sospese e ferite che non si sono mai realmente chiuse.

Mauro Faso

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