
Per Carra «oggi, rappresenta una delle discipline cardine nell’ambito delle scienze forensi, grazie alla sua capacità di trasformare tracce biologiche spesso invisibili a occhio nudo in prove scientifiche concrete e decisive per la ricostruzione di eventi criminosi.Dall’identificazione del profilo genetico di un sospettato all’analisi del DNA rinvenuto su una scena del crimine, fino alla determinazione della provenienza di fluidi corporei o tessuti, la biologia forense offre strumenti indispensabili per l’accertamento di un reato e la risoluzione di casi giudiziari complessi.Utilizzando metodologie sempre più sofisticate – come la PCR, il sequenziamento del DNA e le analisi biomolecolari– ha concluso l Prof.ssa Carra –questa disciplina consente agli esperti forensi di attribuire una voce scientifica alle tracce lasciate da vittime o aggressori, rendendole elementi chiave nei processi penali e nelle indagini della polizia scientifica».

«Questa sera l’ANSMI, l’Associazione Nazionale di Sanità Militare,unica associazione d’Arma e Combattimento che dal 1958 ha titolo giuridico a rappresentare la Sanità Militare Italiana nel suo assetto interforze, che mi onoro di presiedere– ha dichiarato il Presidente della Sezione di Palermo, il dottor Dr. Giuseppe Genovese, tenente medico riservista –ha avuto il piacere e privilegio di potere avere come illustre relatrice la Prof.ssa Elena Carra docente Universitaria e ricercatrice di fama Nazionale ed internazionale che ci ha illustrato quanto la biologia forense rappresenti oggi una delle discipline cardine nell’ambito delle scienze forensi, grazie alla sua capacità di trasformare tracce biologiche spesso invisibili a occhio nudo in prove scientifiche concrete e decisive per la ricostruzione di eventi criminosi. Questo progresso– ha concluso il presidente Genovese –rappresenta un enorme successo in quanto permette di portare alla luce di elementi di prova cruciali in casi che in passato sarebbero rimasti irrisolti per mancanza di evidenze«.