L’accordo commerciale tra l’Ue e i Paesi sudamericani del Mercosur sarà firmato il 17 gennaio in Paraguay
«La pancia dell’agricoltore oggi dice che questo accordo può solo portare nocumento alla categoria piuttosto che un vantaggio». Con questa dichiarazione, Francesco Annino, produttore di agrumi della provincia di Siracusa, e presidente nazionale Cna Agricoltori, riassume il sentimento di incertezza che domina il comparto agricolo italiano di fronte all’intesa Ue-Mercosur. Per gli imprenditori locali, il timore principale è l’ingresso nel mercato nazionale di prodotti con costi di produzione notevolmente più bassi e, soprattutto, coltivati con fitofarmaci vietati in Europa, mettendo a rischio la competitività e la sicurezza alimentare.
Cosa prevede l’accordo?
«L’obiettivo dell’intesa commerciale è istituire una delle zone di libero scambio più ampie del pianeta, interessando un mercato di oltre 700 milioni di persone. Il fulcro del trattato è la cancellazione progressiva dei dazi sul 91% delle merci; per l’Ue, ciò significa facilitare l’export di settori come l’automotive e la chimica, ma anche di prodotti agroalimentari come vino, cioccolato e formaggi. Un punto cruciale per l’Italia è la protezione di 57 prodotti a denominazione d’origine, tra cui il Prosecco e il Parmigiano Reggiano, dalle imitazioni nel mercato sudamericano. Inoltre, sono previste clausole di salvaguardia che permettono di attivare misure di tutela se le importazioni di beni sensibili, come la carne bovina, dovessero aumentare di oltre il 5% in un triennio, provocando un calo dei prezzi interni».
Il grido d’allarme di Cna Agricoltori
Francesco Annino esprime profonda preoccupazione di un comparto già messo a dura prova dall’impennata dei costi di produzione, tra rincari energetici e dei concimi legati al conflitto tra Ucraina e Russia. Secondo il presidente nazionale Cna Agricoltori, l’accordo Mercosur rischia di inserirsi in un contesto di crisi dove i produttori vedono già i propri prodotti pagati a prezzi bassissimi lungo la filiera commerciale. Le criticità principali riguardano la concorrenza sleale dovuta a costi di produzione e del lavoro notevolmente inferiori all’estero e, soprattutto, l’aspetto sanitario: il timore è che entrino nel mercato prodotti coltivati con fitofarmaci vietati in Europa, sollevando dubbi sulla sufficienza dei controlli e delle campionature a tutela della salute. La posizione sostenuta da Annino per conto della Cna è quella di rivedere l’intesa per garantire un principio di reciprocità, affinché non entri alcuna merce che non soddisfi i medesimi standard produttivi italiani. In assenza di dati certi, prevale una percezione negativa “di pancia”: la convinzione che questo accordo possa portare solo nocumento alla categoria piuttosto che un vantaggio.
Cna Sicilia alza il muro contro i trattati privi di reciprocità e tutele
Sulla questione è intervenuto con fermezza Filippo Scivoli, presidente di Cna Sicilia, il quale ha espresso una totale sintonia con la linea nazionale della Confederazione nel rifiutare l’accordo così come configurato attualmente. Scivoli lamenta la mancanza di clausole che garantiscano una piena reciprocità, sottolineando come le imprese siciliane rischino una concorrenza sleale da parte di chi non rispetta i medesimi standard di sostenibilità e benessere animale. «Non è accettabile che il settore agroalimentare, già in grave difficoltà, venga utilizzato come merce di scambio in negoziati che privilegiano altri comparti economici», ha denunciato, evidenziando come il trattato minacci direttamente le piccole e medie imprese che sono l’eccellenza del made in Italy. Per il presidente, è dunque vitale una sospensione dei negoziati fino all’introduzione di tutele vincolanti e simmetriche.
Confagricoltura Sicilia: reciprocità e controlli doganali per difendere l’agricoltura Ue
Una visione altrettanto critica, seppur con aperture verso l’operato istituzionale, è quella di Rosario Marchese Ragona, presidente di Confagricoltura Sicilia: «Gli accordi commerciali devono basarsi sulla reciprocità e salvaguardare nel tempo l’agricoltura europea». Pur lodando l’impegno del ministro Lollobrigida e l’attenzione della Commissione Ue verso il settore, Marchese Ragona teme che la Politica agricola comune (Pac) possa subire una “nazionalizzazione” che frammenterebbe il mercato unico. Il presidente ha, inoltre, ribadito che i metodi di produzione esteri restano una criticità insuperata, rendendo fondamentale: «Costruire un sistema di controlli nelle dogane per tutelare la produzione europea rispetto a quei prodotti che potrebbero avere residui vietati». Confagricoltura continua quindi a vigilare affinché la sicurezza alimentare e la tenuta delle aree rurali non vengano compromesse dalle attuali posizioni della Commissione.
Mario Catalano