Agrigento-Palermo: ricomincia il calvario siciliano

L’ultimo comunicato congiunto di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Trenitalia, battuto ieri alle ore 15:45, non fa che confermare una prassi consolidata: lo stop totale alla circolazione ferroviaria tra Agrigento Centrale e Roccapalumba-Alia, e sull'asse Agrigento-Caltanissetta

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Siamo in presenza di ulteriore paradosso che riguarda la rete ferroviaria siciliana. E i suoi eterni cantieri, quelli che impediscono ai siciliani di poter fruire di un sistema dei trasporti pubblici degni di questo nome.

E così la Sicilia rimane una terra dove il progresso tecnologico e l’isolamento infrastrutturale convivono da decenni nello stesso scompartimento. L’ultimo comunicato congiunto di Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Trenitalia, battuto ieri alle ore 15:45, non fa che confermare una prassi consolidata: lo stop totale alla circolazione ferroviaria tra Agrigento Centrale e Roccapalumba-Alia, e sull’asse Agrigento-Caltanissetta.

I motivi indicati sono nobilissimi e ambiziosi. Si parla di un investimento da 85 milioni di euro, del dispiegamento di circa 250 tecnici e della necessità impellente di installare il sistema ERTMS (European Rail Traffic Management System), lo standard europeo d’avanguardia per la gestione e il controllo della marcia dei treni, oltre al rinnovo strutturale di ponti e gallerie. Sulla carta, la proiezione di un futuro radioso e interconnesso. Nella realtà dei fatti, per i circa quattromila pendolari che ogni giorno provano a muoversi tra l’entroterra e la costa, è l’inizio ufficiale dell’ennesima stagione di passione.

I precedenti: una storia di “sospensioni stagionali”

Dire che questo stop giunga come un fulmine a ciel sereno sarebbe una bugia intellettualmente disonesta. Il cronoprogramma che prevede binari sbarrati a metà maggio e riaperture (salvo imprevisti) a fine settembre è ormai un triste appuntamento fisso dell’agenda siciliana. Già nel 2023, nello stesso identico periodo, la linea Palermo-Agrigento, quindi la stessa tratta, subì una mutilazione simile per interventi di potenziamento. La storia si è ripetuta negli anni successivi, trasformando l’estate, purtroppo la stagione in cui l’isola dovrebbe mostrare il suo volto migliore a turisti e cittadini, in un deserto logistico. A dispetto dei flussi turistici.

Il copione si reitera sistematicamente: si chiudono le tratte strategiche per Agrigento, lasciando la già Capitale Italiana della Cultura isolata dal capoluogo, e da giugno si procederà alla chiusura della tratta Caltanissetta Xirbi-Lercara Diramazione, spezzando di fatto anche i collegamenti con Catania. La Sicilia si ritrova così a essere un’isola nell’isola, frammentata in micro-comprensori non comunicanti se non a prezzo di odissee stradali.

La “pezza” dei bus sostitutivi: quando il rimedio è peggio del male

La contromisura standard adottata da Trenitalia è il massiccio dispiegamento di autobus sostitutivi. Una soluzione che, nell’immaginario dei burocrati, dovrebbe garantire la continuità del servizio e il diritto alla mobilità. Nei fatti, si tratta del classico caso in cui “la pezza è peggio del buco”.

Il nocciolo del problema risiede nella natura stessa della rete viaria siciliana. Sostituire un treno che viaggia su una sede propria, per quanto obsoleta, con un mezzo su gomma significa scaricare centinaia di passeggeri su strade statali drammaticamente famose per cantieri infiniti, deviazioni e imbuti di traffico. Le criticità strutturali di questa scelta saltano subito all’occhio. Cominciamo dall’incognita dei tempi: i tempi di percorrenza stampati sui biglietti diventano puramente indicativi. Bastano un autoarticolato in avaria sulla statale o il consueto rallentamento nei pressi dei nodi urbani per far saltare coincidenze, orari di lavoro e appuntamenti medici. A questo si aggiunge, elemento non seocndario, una inevitabile capienza al ribasso, perché un treno Minuetto o un Pop moderno trasportano centinaia di persone; un autobus turistico si ferma a circa cinquanta posti. Nelle ore di punta, la caccia al sedile si trasforma in una guerra tra poveri sulla banchina. Inoltre, come espressamente indicato dalle note di servizio, sui bus sostitutivi è vietato il trasporto di biciclette non pieghevoli e monopattini elettrici, e non sono ammessi animali di grossa taglia. Una mazzata frontale a qualunque velleità di mobilità dolce e turismo sostenibile.

Il punto di vista dei pendolari: cittadini di serie B

Per comprendere l’impatto reale di questa paralisi bisogna raccogliere lo sfogo di chi questa tratta la vive per necessità. Studenti universitari che fanno la spola con gli atenei di Palermo o Catania, impiegati pubblici, docenti e malati che devono raggiungere i presidi ospedalieri del capoluogo.

I primi disagi registrati nelle ultime ore raccontano di coincidenze saltate a Roccapalumba-Alia, passeggeri rimasti a terra per mancanza di spazio sui mezzi sostitutivi e temperature già asfissianti all’interno dei veicoli bloccati nelle code stradali. Per un lavoratore pendolare, un aumento anche solo di trenta minuti a tratta significa regalare un’ora e mezza al giorno all’asfalto, erodendo la qualità della vita e alimentando la frustrazione verso lo Stato e la Regione.

Il Paradosso dell’ERTMS

L’aspetto più amaro dell’intera vicenda è che questi lavori sono necessari. L’installazione dell’ERTMS consentirà, in futuro, un traffico più fluido, maggiore sicurezza e una gestione digitale della rete all’altezza degli standard europei. Ma è il metodo di esecuzione a sollevare pesanti interrogativi di natura politica e gestionale.

Mentre nel resto d’Italia e d’Europa i grandi interventi di manutenzione vengono programmati prevalentemente in modalità notturna o per micro-interruzioni mirate, in Sicilia si sceglie la via della “soluzione drastica”: lo sbarramento totale della linea per mesi. È una scelta dettata da economie di cantiere che penalizza scientemente il tessuto sociale ed economico del territorio.

Si sprecano milioni di euro per dotare la rete del “cervello digitale” più avanzato al mondo, ma lo si fa su una struttura che per ampie tratte è ancora a binario unico e non elettrificata. È come installare il software di guida autonoma di un’astronave su una vecchia utilitaria degli anni Ottanta.

La Sicilia non ha bisogno di pezze stagionali che scaricano i costi dell’ammodernamento sulle spalle dei cittadini meno abbienti. Ha bisogno di una programmazione seria che consideri il trasporto pubblico come un diritto costituzionale inalienabile, e non come un fastidio da sospendere non appena arriva l’estate. Fino ad allora, l’ERTMS rimarrà una bellissima sigla straniera dentro un comunicato diffuso ieri elle 15:45, mentre fuori, sul piazzale della stazione, i siciliani continueranno ad aspettare un autobus che non arriva.

Roberto Greco

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