Esiste a Palermo la cosiddetta buca della salvezza. Un pezzo di storia della città meno noto che salta subito agli occhi di chi si trova a passare da via Alloro. Ci troviamo nel quartiere della Kalsa, esattamente sulla parte esterna della chiesa di Santa Maria degli Angeli, meglio nota col nome di “Gancia”.
La chiesa, che risale al 1490, negli anni ha subito diverse modifiche sia all’interno che all’esterno ed è proprio un aspetto ad incuriosire il passante: la buca della salvezza. La nascita di questa buca ci porta indietro negli anni. Infatti per ricostruirne la storia dobbiamo partire dal 1860, in un periodo di grande fermento per il nostro Paese, un anno prima della proclamazione del Regno d’Italia (17 marzo 1861). La città di Palermo divenne allora palcoscenico di scontri armati tra l’esercito borbonico e i rivoluzionari, che erano guidati da Francesco Crispi (che li coordinava da Genova) e Francesco Riso.
Proprio quest’ultimo il 4 aprile del 1860 fu alla guida della rivoluzione della Gancia, cioè l’insurrezione che portò successivamente Giuseppe Garibaldi ad organizzare la spedizione in Sicilia. Fu allora che i rivoluzionari locali insorsero contro il re del Regno delle Due Sicilie, Francesco II di Borbone. Rivolta che venne brutalmente repressa. A salvarsi furono in due: Gaspare Bivona e Filippo Patti grazie al fatto che per sfuggire alla cattura dell’esercito borbonico si nascosero nella cripta della chiesa della Gancia.
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Per cinque giorni i due uomini rimasero senza cibo e senza acqua nella cripta e attraverso una breccia scavata nel muro, riuscirono a coinvolgere alcune donne del quartiere, che abilmente misero in scena una grande rissa, distraendo i soldati borbonici e facendo così fuggire i due tra i vicoli di Palermo, riuscendo a salvarsi. È da quel giorno che la breccia venne chiamata buca della salvezza e il vicolo attraverso cui riuscirono a scappare è stato rinominato via del IV aprile, dal giorno in cui si svolsero i fatti.
Serena Marotta
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