La rinascita del vino: come la Sicilia sta inventando il futuro dell’enoturismo mondiale

Al via la XXII edizione di Sicilia en Primeur, evento ideato da Assovini Sicilia che quest’anno ha scelto Palermo come palcoscenico per tracciare le linee guida del turismo del vino

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Oltre sei cantine su dieci (61,4%) in Sicilia hanno chiuso il 2025 con un segno positivo nel registro delle visite, confermando che l’isola non è più solo una terra di produzione, ma una destinazione esperienziale d’eccellenza. Questo dato, emerso dal nuovo report Ceseo-Lumsa, ha fatto da colonna sonora all’apertura della XXII edizione di Sicilia en Primeur, evento ideato da Assovini Sicilia che quest’anno ha scelto Palermo come palcoscenico per tracciare le linee guida del turismo del vino di domani. In un’epoca in cui il viaggiatore cerca autenticità e storie da vivere, il modello siciliano risponde con un mix di sostenibilità radicale, innovazione tecnologica e una profonda riscoperta del patrimonio culturale.

Palermo capitale del racconto vitivinicolo

La manifestazione, intitolata “Taste the island. Live the story”, ha riunito oltre cento giornalisti internazionali chiamati a scoprire oltre mille etichette di 56 aziende associate attraverso luoghi iconici come il Real Albergo delle Povere, lo Spasimo e Palazzo Sant’Elia. Ad aprire i lavori, Mariangela Cambria, presidente di Assovini Sicilia, che ha subito chiarito la visione dell’associazione: «Parlare di vino in Sicilia significa parlare di viaggio. Un viaggio che va oltre la degustazione e diventa esperienza culturale, incontro con i territori, con le comunità e con le identità profonde dell’isola». Secondo Cambria, l’enoturismo non è solo un’opportunità economica, ma «Uno strumento potente per raccontare il vino attraverso il paesaggio, la gastronomia, l’arte e il patrimonio umano della Sicilia».

Un comparto maturo e internazionale

Il report realizzato da Lumsa-Ceseo restituisce l’immagine di un comparto maturo, dove il 74,7% dei visitatori è straniero, proveniente principalmente da Europa e Stati Uniti. Dario Stefàno, presidente del Ceseo – Università Lumsa Roma, ha sottolineato l’importanza di questa mappatura: «Disporre di dati solidi, aggiornati e territorialmente granulari non è un esercizio accademico, ma la condizione necessaria per mettere istituzioni e operatori nelle condizioni di intervenire con efficacia, superando approcci frammentari». Sebbene i numeri confermino la vitalità del settore, Stefàno ha evidenziato anche la necessità di lavorare sulle fragilità per raggiungere una piena maturità competitiva. A fargli eco è stato Antonello Maruotti, coordinatore scientifico del Ceseo, che ha spostato l’attenzione sulla valorizzazione economica: «La sfida che emerge dai dati non riguarda più soltanto l’attrattività delle cantine, ma la capacità di trasformare una domanda internazionale già presente in valore economico stabile e diffuso sul territorio». Attualmente, per il 58,3% delle aziende, l’enoturismo pesa già per circa il 10% del fatturato complessivo, al netto della vendita diretta delle bottiglie.

Sostenibilità e nuove generazioni

Uno dei pilastri del modello siciliano è la sostenibilità: l’86,7% delle cantine produce energia da fonti rinnovabili e l’88% ha eliminato la plastica monouso nell’accoglienza. Tuttavia, per mantenere questo primato, occorre guardare ai nuovi consumatori. Vincenzo Russo, professore alla IULM di Milano, ha illustrato come il 51% dei giovani tra i 20 e i 24 anni consumi vino, cercando però relazioni e contenuti culturali. Russo ha spiegato che: «La comunicazione e il marketing del vino devono essere flessibili e intergenerazionali per intercettare anche le nuove peculiarità della plasticità cerebrale del cervello della generazione Z».

L’Ai come bussola

Il futuro passerà inevitabilmente per la digitalizzazione avanzata. Edoardo Colombo, presidente di Turismi.AI, ha evidenziato come l’Ai possa essere il punto di svolta: «L’intelligenza artificiale può rappresentare per l’enoturismo siciliano un’opportunità per trasformare un patrimonio già straordinariamente attrattivo in un sistema più intelligente, personalizzato e competitivo, che grazie ai dati e agli strumenti predittivi può intercettare meglio i visitatori». Secondo Colombo: «L’isola può diventare un vero e proprio laboratorio avanzato di turismo del vino».

Fare sistema per il plusvalore

Perché l’innovazione porti profitto, serve competenza umana. Filippo Galanti, co-founder di Wine Suite, ha messo al centro il tema dell’hospitality: «La crescente attrattività delle aree vinicole e la qualità dei visitatori che scelgono di vivere esperienze in cantina rendono sempre più strategici la formazione, la competenza e la professionalità del personale». Galanti ha ribadito che il coordinamento di realtà come Assovini Sicilia è fondamentale per generare un impatto reale sui margini aziendali e sullo sviluppo del territorio. A chiudere il cerchio è l’intervento istituzionale dell’assessore regionale all’Agricoltura, Luca Sammartino, che ha celebrato il primato dell’isola: «L’enoturismo è destinato a diventare uno dei pilastri sui quali fondare la nostra economia. I numeri ci dicono che abbiamo imboccato la strada giusta: siamo la seconda meta enogastronomica d’Italia dopo la Toscana». Sammartino ha sottolineato come la domanda di esperienze autentiche sia una via maestra per diversificare l’offerta turistica e rilanciare l’economia regionale.

Visione comune per il futuro

Nelle conclusioni dell’evento, Mariangela Cambria ha ribadito la forza del modello Sicilia: «La Sicilia del vino possiede oggi tutti gli elementi per affermarsi tra le grandi destinazioni internazionali: autenticità, biodiversità, cultura e capacità di accoglienza. La sfida è continuare a costruire una visione comune che trasformi questo patrimonio in crescita sostenibile per tutta l’isola». Con oltre mille etichette in degustazione e una strategia che unisce dati, Ai e formazione, la Sicilia si candida ufficialmente a guidare il rinascimento dell’enoturismo globale.

Mario Catalano

sicilia

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