Il Castello della Zisa e i diavoletti che nessuno mai è riuscito a contare

Questa magnifica residenza fu realizzata nel 1165 dal re normanno Guglielmo I Il Malo, che lo commissionò a maestranze arabe

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Il Castello della Zisa di Palermo rappresenta la sintesi perfetta tra due civiltà: quella araba e quella normanna. Il monumento sorge nel quartiere omonimo del capoluogo siciliano, e fu edificato all’interno dell’immenso parco reale normanno, luogo ideale sia per la caccia sia per la villeggiatura dei sovrani. Parco denominato Genoard, dall’arabo Jannat al-ard, che significa “paradiso della terra”. Questa magnifica residenza fu realizzata nel 1165 dal re normanno Guglielmo I Il Malo, che lo commissionò a maestranze arabe, e poi fu completata definitivamente sotto il regno del figlio Guglielmo II Il Buono, sotto l’appellativo di al-Aziz, che in arabo significa “splendido”, “glorioso”. Successivamente il nome mutò in Zisa.

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Il palazzo veniva sfruttato soprattutto come residenza estiva, perché munito di un sistema di circolazione dell’aria che rendeva confortevole la permanenza soprattutto nella calde giornate di scirocco.

Dall’esterno austero, il palazzo ha una forma parallelepipeda e possiede due avancorpi sui lati brevi, da uno dei quali si accede all’edificio. In alto, il prospetto presenta una merlatura e tre ordini di arcate cieche. L’edificio si sviluppa su tre piani su pianta geometrica, e all’interno è suddiviso in numerose stanze che sono dislocate in modo simmetrico rispetto alla parte centrale.

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Nicchie ed esedre, e ancora: mosaici bizantini con tessere in oro raffiguranti scene di caccia si trovano sopra la fontana della sala cruciforme. La sala più visitata è quella della Fontana che è sormontata da una volta a crociera ogivale, che si trova al piano terra del palazzo: è qui che il re riceveva la corte. Ed è sulla volta dell’arco d’ingresso che si trova l’affresco raffigurante, stando alla leggenda, dei diavoletti, custodi di un grandioso tesoro nascosto. Noti come i “diavoli della Zisa” nessuno finora è riuscito a contarli. Infatti la conta di questi diavoletti, ogni volta, dà un numero diverso.

Dell’antico Genoard, oggi rimane lo splendido giardino su cui si affaccia la Zisa. Giardino dove sono stati realizzati tre percorsi: “via dell’ombra”, “via dell’acqua” e “via del verde”.  Ciascuna caratterizzata da dei dettagli: la prima, infatti, ha un grande pergolato metallico ed è ricoperta da piante rampicanti, la seconda è caratterizzata da una grande vasca d’acqua e infine la terza via è caratterizzata dalla coltivazione di piante e arbusti tipici della macchia mediterranea.

Serena Marotta

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