22 maggio: Giornata internazionale della biodiversità

Oggi è la giornata dedicata alla Biodiversità, la ricchezza della vita – a livello di ecosistemi, specie e geni – sul nostro pianeta

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Il 22 maggio è la Giornata mondiale della Biodiversità, indetta dalle Nazioni Unite per celebrare la Biodiversità, la ricchezza della vita – a livello di ecosistemi, specie e geni – sul nostro pianeta. Questa ricorrenza non dovrebbe limitarsi ad occupare una casella nel calendario delle giornate ambientali, ma diventare un momento autentico di consapevolezza. È l’occasione per ricordare una verità tanto semplice quanto spesso trascurata, ovvero che la natura non è soltanto lo scenario che ci circonda, ma la condizione stessa che rende possibile la vita umana.

Ma come possiamo definire la Biodiversità?

Il concetto di biodiversità (dal termine inglese biodiversity, abbreviazione di biological diversity) è stato introdotto nel 1988 dall’entomologo statunitense Edward O. Wilson, autore di due opere di riferimento: Biodiversità (ed. Sansoni) e Formiche (ed. Adelphi).

Si può descrivere la biodiversità come la ricchezza della vita sul pianeta: i milioni di piante, animali e microrganismi, i geni che li caratterizzano e gli intricati ecosistemi che costituiscono la biosfera. Tale varietà non si limita alla forma e alla struttura degli organismi viventi, ma comprende anche la diversità in termini di abbondanza, distribuzione e interazioni fra le diverse componenti del sistema. In altre parole, negli ecosistemi convivono e si influenzano reciprocamente sia gli esseri viventi sia gli elementi fisici e inorganici.

In aggiunta, la biodiversità ingloba la diversità culturale umana, la quale subisce gli stessi impatti negativi dei fattori che, come vedremo, agiscono sulla biodiversità naturale.

Pertanto, la biodiversità esprime il numero, la varietà e la variabilità degli organismi viventi, nonché le loro differenze tra ambienti diversi e nel tempo.

La Convenzione delle Nazioni Unite sulla Diversità Biologica definisce la biodiversità come la varietà e la variabilità degli organismi viventi e dei sistemi ecologici in cui essi vivono, sottolineando che comprende la diversità a livello genetico, di specie e di ecosistema.

  • Diversità di ecosistemi: indica il numero e l’abbondanza degli habitat, delle comunità biologiche e dei sistemi ecologici in cui gli organismi vivono ed evolvono.
  • Diversità di specie: riguarda la ricchezza della specie, misurabile sia in termini di numero di specie presenti in una data area sia in termini di frequenza, cioè della loro rarità o abbondanza in un territorio o in un habitat specifico.
  • Diversità genetica: rappresenta la varietà dei geni all’interno di una specie e corrisponde all’intero patrimonio genetico generato da tutti gli organismi presenti sulla Terra.

L’edizione 2026 di questa giornata ha come tema ufficiale “Acting locally for global impact”, cioè agire a livello locale per produrre un impatto globale.

L’obiettivo per quest’anno è mettere in rete le iniziative di comunità, città, imprese e organizzazioni giovanili con i 23 traguardi globali definiti nel Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming‑Montreal (KMGBF)

Il Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming è uno storico accordo internazionale adottato nel dicembre 2022 durante la COP15 (la 15ª Conferenza delle Parti della Convenzione ONU sulla Diversità Biologica). L’Accordo rappresenta il piano d’azione globale per fermare e invertire la perdita di biodiversità.

Il Quadro comprende 4 obiettivi globali per il 2050 (che riguardano la conservazione degli ecosistemi, l’uso sostenibile delle risorse, l’equa ripartizione dei benefici genetici e le risorse finanziarie) e 23 traguardi operativi (target) da raggiungere entro il 2030.

Ecco i 23 traguardi operativi suddivisi nelle tre tabelle corrispondenti alle aree principali del Kunming-Montreal Global Biodiversity Framework (Quadro globale per la biodiversità di Kunming-Montreal):

Tabella 1: Riduzione delle minacce alla biodiversità

Target Titolo Obiettivo principale entro il 2030
1 Pianificazione spaziale Integrare la gestione di terra e mare per azzerare la perdita di aree ad alta biodiversità.
2 Ripristino ecosistemi Avviare il ripristino effettivo di almeno il 30% degli ecosistemi degradati.
3 Conservazione (30×30) Tutelare efficacemente almeno il 30% delle aree terrestri, d’acqua dolce e marine.
4 Gestione delle specie Arrestare l’estinzione causata dall’uomo e recuperare le popolazioni di specie minacciate.
5 Commercio selvatico Garantire che il prelievo e il commercio di specie selvatiche siano sicuri, legali e sostenibili.
6 Specie aliene invasive Ridurre del 50% i tassi di introduzione e insediamento delle specie aliene invasive.
7 Riduzione inquinamento Ridurre i rischi da pesticidi del 50% e azzerare l’inquinamento da plastica da fonti terrestri.
8 Cambiamento climatico Ridurre al minimo l’impatto climatico attraverso la resilienza e soluzioni basate sulla natura.

 

Tabella 2: Soddisfare i bisogni umani tramite l’uso sostenibile

Target Titolo Obiettivo principale entro il 2030
9 Gestione sostenibile Assicurare che l’uso delle specie selvatiche porti benefici sociali ed economici alle comunità.
10 Produttività sostenibile Gestire in modo sostenibile agricoltura, acquacoltura, pesca e foreste per la sicurezza alimentare.
11 Servizi ecosistemici Ripristinare e mantenere le funzioni della natura, come la regolazione dell’aria, dell’acqua e del clima.
12 Spazi urbani verdi Aumentare l’area, la qualità e l’accesso agli spazi verdi e blu nelle città e aree densamente popolate.
13 Risorse genetiche Garantire la condivisione equa dei benefici derivanti dall’utilizzo delle risorse genetiche (ABS).

 

Tabella 3: Strumenti e soluzioni per l’attuazione

Target Titolo Obiettivo principale entro il 2030
14 Integrazione politica Allineare le politiche pubbliche, le normative e i bilanci statali alla tutela della biodiversità.
15 Responsabilità imprese Imporre alle grandi aziende la trasparenza sui propri impatti e rischi legati alla natura.
16 Consumo e sprechi Promuovere scelte di consumo sostenibili e dimezzare lo spreco alimentare globale.
17 Biosicurezza Implementare misure di biosicurezza per gestire i potenziali impatti negativi delle biotecnologie.
18 Sussidi dannosi Ridurre i sussidi che danneggiano la natura di almeno 500 miliardi di dollari all’anno.
19 Risorse finanziarie Mobilitare almeno 200 miliardi di dollari all’anno da fonti pubbliche, private e internazionali.
20 Sviluppo di capacità Rafforzare la cooperazione scientifica, il trasferimento tecnologico e l’innovazione globale.
21 Dati e conoscenze Garantire l’accesso a informazioni accurate e aggiornate per guidare le decisioni politiche.
22 Diritti e inclusione Assicurare la partecipazione e il rispetto dei diritti dei popoli indigeni e delle comunità locali.
23 Uguaglianza di genere Garantire la parità di genere e la leadership delle donne nella gestione della biodiversità.

 

Secondo il World Economic Forum, oltre la metà del PIL mondiale è moderatamente o fortemente dipendente dalla natura e dai servizi ecosistemici. Agricoltura, edilizia, industria alimentare e delle bevande sono tra i settori più esposti, perché dipendono direttamente o indirettamente da suolo fertile, acqua, materie prime, impollinazione, stabilità climatica e qualità degli ecosistemi. Per questo, la protezione della biodiversità non è solo una questione ambientale, ma anche una questione sociale, sanitaria ed economica. Proteggere la biodiversità, quindi, non significa soltanto conservare specie rare o ecosistemi di pregio, ma significa anche difendere le basi produttive dell’economia, ridurre i rischi per le imprese, prevenire crisi alimentari e sanitarie, tutelare la qualità della vita.

È su questa consapevolezza che si fonda la Strategia europea sulla biodiversità per il 2030, uno dei pilastri del Green Deal europeo. Il suo messaggio è chiaro già dal titolo inglese: “Bringing nature back into our lives”: “riportare la natura nelle nostre vite”. La strategia punta a proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e marine dell’Unione europea, ripristinare ecosistemi degradati, ridurre l’uso e il rischio dei pesticidi, arrestare il declino degli impollinatori, piantare tre miliardi di alberi e riportare almeno 25.000 chilometri di fiumi europei a uno stato di corrente libera. Un passaggio decisivo è arrivato con il Regolamento europeo sul ripristino della natura, entrato in vigore nel 2024. La norma chiede agli Stati membri di presentare piani nazionali di ripristino entro settembre 2026 e di indicare come intendono contribuire agli obiettivi comuni: recuperare habitat degradati, migliorare la connettività dei fiumi, rafforzare gli ecosistemi agricoli, forestali, urbani e marini.

La sua rilevanza nel Green Deal ha fatto si che la Biodiversitá fosse uno degli obiettivi  della Tassonomia Europea. La protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi costituiscono il sesto e ultimo obiettivo ambientale della Tassonomia UE (Regolamento UE 2020/852). Questo pilastro mira a contrastare la perdita di habitat e il declino dei servizi ecosistemici attraverso il reindirizzamento dei capitali finanziari verso attività economiche realmente sostenibili.

I criteri per questo obiettivo sono disciplinati dal Regolamento Delegato (UE) 2023/2486 (noto come Environmental Delegated Act o “Taxo4”).

Come funziona la biodiversità nella Tassonomia?

Un’attività economica può considerarsi “allineata alla tassonomia” sotto il profilo della biodiversità seguendo due strade distinte e complementari:

Contributo Sostanziale (Substantial Contribution)

L’attività deve generare un impatto positivo diretto sul mantenimento o sul miglioramento degli ecosistemi. I Criteri di Vaglio Tecnico (Technical Screening Criteria) sono stati sviluppati per valutare attività nei settori:

  • Conservazione della natura: attività di ripristino ecologico, protezione degli habitat e riforestazione sostenibile.
  • Turismo sostenibile: servizi ricettivi e attività ricreative che minimizzano l’impatto e tutelano le aree protette.
  • Gestione delle acque e ripristino degli ecosistemi associati: interventi idrici volti a favorire la connettività fluviale e la biodiversità acquatica.

È evidente che la sfida della biodiversità si gioca anche nei campi agricoli, nelle fabbriche, nei cantieri, nei trasporti, nei supermercati e nelle filiere globali. Dietro ogni prodotto che acquistiamo c’è una storia ambientale: materie prime estratte, suolo occupato o trasformato, acqua consumata, energia utilizzata, emissioni prodotte, sostanze rilasciate, rifiuti generati. Una parte della perdita di biodiversità nasce proprio lì, lungo catene di fornitura che spesso restano invisibili. Una metodologia come l’analisi del ciclo di vita, conosciuta anche con l’acronimo inglese LCA (Life Cycle Assessment), consente di valutare gli impatti ambientali di un prodotto, di un processo o di un servizio lungo tutte le sue fasi: dall’estrazione delle materie prime alla produzione, dalla distribuzione all’uso, fino alla gestione del fine vita.

Al fine di proteggere la Biodiversitá in LCA si valutano alcune categorie di impatto a essa correlate quale:

  • Uso del suolo (Land use): L’occupazione e la trasformazione del terreno (es. deforestazione per agricoltura) rappresentano il driver principale di perdita di habitat.
  • Cambiamento climatico: L’aumento delle temperature e della concentrazione di gas serra altera gli areali delle specie.
  • Ecotossicità e Inquinamento: Il rilascio di sostanze chimiche, pesticidi o metalli pesanti avvelena gli ecosistemi terrestri e acquatici.
  • Eutrofizzazione e Acidificazione: L’eccesso di nutrienti (es. azoto e fosforo nei corsi d’acqua) soffoca la flora e la fauna locale.

Quindi è possibile agire per la protezione della biodiversità chiedendo anche da semplici cittadini, che l’impatto sulla biodiversità vengo valutato, monitorato e ridotto a tutti i livelli, sia governativi, sia aziendali e anche di prodotto.

Marzia Traverso

Antonella Cigno

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