Riduzione significativa della mortalità e miglioramento costante degli outcome, rappresentano i principali risultati registrati nel panorama oncologico italiano nell’ultimo anno in Italia. Il 2025 ha infatti segnato un momento di svolta, con numeri particolarmente positivi sul fronte della sopravvivenza e dell’accesso alle terapie innovative.
Mortalità e sopravvivenza
I tassi di sopravvivenza a 5 anni sono migliorati fino a raggiungere o superare la media europea. È il caso del tumore della mammella (86%) e del colon-retto (64,2%, rispetto al 59,8% dell’Unione Europea). Questo progresso è il risultato combinato di una maggiore diffusione degli screening, di diagnosi sempre più precoci e dell’introduzione di terapie innovative, come immunoterapia, farmaci target e approcci di medicina di precisione.
Molte patologie oncologiche (in particolare il tumore della mammella, del polmone, del colon-retto e alcuni linfomi) stanno progressivamente assumendo le caratteristiche di malattie croniche, con un aumento significativo dei lungo-sopravviventi. Restano tuttavia da risolvere i problemi organizzativi e di sostenibilità, legati alla gestione di percorsi di cura più lunghi e complessi, oltre alle persistenti disuguaglianze regionali nell’accesso a screening, test molecolari e trattamenti. La sfida dei prossimi anni sarà integrare innovazione terapeutica, prevenzione e modelli organizzativi efficaci, per garantire equità di accesso e valore reale per tutti i pazienti oncologici.
L’analisi di IQVIA
Secondo IQVIA, leader globale nella ricerca clinica, nelle analisi commerciali e nell’intelligence sanitaria per il settore life sciences, questi progressi stanno trasformando profondamente il mondo dell’oncologia. Aumentano i pazienti lungo-sopravviventi, infatti, si moltiplicano le terapie sequenziali e cresce la complessità dei percorsi di cura, rendendo governance e accesso equo all’innovazione temi sempre più centrali.
Pubblicata in occasione del World Cancer Day, l’analisi ribadisce l’importanza di modelli di cura integrati capaci di garantire continuità e coordinamento tra specialisti. La partecipazione agli screening è aumentata in modo significativo, in particolare nei programmi per colon-retto e mammella, con un impatto diretto sulla diagnosi precoce. I risultati, tuttavia, variano tra le regioni, con esiti migliori laddove i programmi sono strutturati e caratterizzati da elevata adesione.
Per cogliere appieno questi benefici è fondamentale colmare dunque le disuguaglianze nell’accesso e assicurare che le innovazioni terapeutiche siano disponibili in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, trasformando così gli avanzamenti clinici in miglioramenti concreti nella qualità di vita dei pazienti.
Neoplasie e trattamenti innovativi
I trattamenti oncologici variano in base al tipo di neoplasia. Il tumore della mammella resta il più frequentemente diagnosticato nel nostro Paese, ma è anche uno degli ambiti in cui i progressi sono più evidenti, grazie al potenziamento della diagnosi precoce e all’ampia disponibilità di terapie innovative.
Le terapie ormonali avanzate, come gli inibitori CDK4/6, hanno trasformato la malattia in una condizione clinica sempre più assimilabile a una patologia cronica. Gli anticorpi anti-HER2 hanno ulteriormente rivoluzionato la prognosi, infatti negli stadi iniziali la sopravvivenza supera il 90%. Anche l’immunoterapia ha mostrato risultati significativi nel triplo negativo in fase iniziale, con un aumento delle risposte patologiche complete e un miglioramento dell’Event Free Survival (EFS) e della sopravvivenza globale (OS).
Il carcinoma del polmone continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità oncologica. L’andamento epidemiologico è eterogeneo: si registra una riduzione dei casi tra gli uomini, ma un incremento nelle donne e nei giovani adulti, in relazione ai cambiamenti nei consumi di tabacco. Nonostante ciò, la mortalità è diminuita del 24% negli ultimi dieci anni grazie all’impatto combinato di immunoterapia e target therapy. La sopravvivenza a 5 anni, oggi pari al 15,9%, supera leggermente la media europea (15%).
Gli anticorpi bispecifici di nuova generazione hanno contribuito al raddoppio della sopravvivenza mediana rispetto alla chemioterapia tradizionale in diverse indicazioni. L’ampliamento delle opzioni terapeutiche ha profondamente modificato il processo decisionale clinico, rafforzando l’importanza della multidisciplinarietà e il ruolo chiave dell’anatomopatologo e del biologo molecolare nella definizione della strategia terapeutica.
Il tumore del colon-retto continua a beneficiare di una gestione multidisciplinare consolidata. La mortalità è calata del 13% nell’ultimo decennio e la sopravvivenza a 5 anni ha raggiunto il 64,2%, rispetto al 59,8% dell’Unione Europea. Fondamentale il ruolo degli screening, raddoppiati nel 2024 (dal 17% al 33%), nel favorire diagnosi più precoci e, di conseguenza, migliori outcome. Dal punto di vista terapeutico, le combinazioni chemioterapiche, integrate con inibitori dell’angiogenesi (anti-VEGF), target therapy (anti-EGFR) e chirurgia delle metastasi, restano il pilastro del trattamento.
Il linfoma non-Hodgkin rappresenta una delle neoplasie ematologiche più frequenti in Italia, con circa 13.271 nuovi casi annui, costituendo la maggioranza dei linfomi diagnosticati ogni anno. I progressi negli outcome sono stati rilevanti, soprattutto nel linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL). La terapia di prima linea consente la guarigione nel 60% dei pazienti. Per i casi refrattari o recidivanti, la svolta è arrivata con le CAR-T e gli anticorpi bispecifici, che offrono risposte durature anche in soggetti fortemente pretrattati. La terapia CAR-T, in particolare, prevede l’utilizzo dei linfociti T del paziente, riprogrammati per riconoscere e distruggere le cellule tumorali CD19+, ridefinendo così gli standard di cura in ambito ematologico.
Sonia Sabatino