Anche in Italia stiamo raggiungendo la nuova frontiera della promozione della salute mentale, delle cure palliative e delle terapie compassionevoli: gli psichedelici. Tali sostanze allucinogene, spesso criminalizzate perché utilizzate a livello ricreativo, soprattutto tra i giovani, sono state riclassificate ufficialmente nel 2015, in modo tale da permettere agli scienziati di indagarne il potenziale terapeutico in psichiatria e neuroscienze. Già diverse sperimentazioni erano già attive, ma da quel momento le ricerche scientifiche sulle possibili applicazioni degli psichedelici sono proliferate in tutto il mondo. I risultati più importanti, però, sono stati registrati in Australia, Stati Uniti, Svizzera, Canada, Germania e Repubblica Ceca, dove gli scienziati si sono concentrati sul trattamento della depressione resistente, dei disturbi dell’alimentazione, delle dipendenze, dell’ansia e dello stress post-traumatico.
Corso formativo “Terapie Assistite con Psichedelici”
Seppur con ritardo rispetto ad altri Paesi, anche l’Italia è stata investita dal “rinascimento psichedelico”, che ha portato alla ribalta le sostanze allucinogene in ambito clinico e sanitario. Partirà così a gennaio del 2026, a Pescara, il corso formativo “Terapie Assistite con Psichedelici”, realizzato da “Illuminismo Psichedelico” e rivolto a medici, psichiatri, psicologi e psicoterapeuti. Il corso per gli operatori sanitari, che prevede 300 ore di formazione e una durata di 18 mesi, ha registrato il tutto esaurito in soli due giorni. Per questo motivo è stata ampliata la platea degli iscritti da 25 a 35 ed è già stata prevista una seconda edizione.
Nello specifico, si terranno dodici weekend formativi, incontri di mentoring a distanza e due ritiri residenziali estivi. Lo scopo è spiegare ai professionisti come integrare in modo sicuro ed efficace le terapie psichedeliche nella cura e nella promozione della salute mentale. “Illuminismo Psichedelico Academy” è un progetto di formazione nato dall’esperienza dell’omonimo podcast prodotto dall’Associazione Luca Coscioni e condotto da Federico Di Vita, il primo in Italia completamente dedicato alla psichedelia. Il direttore scientifico del corso è il chimico catanese Enrico Greco, ricercatore associato all’Università della South Florida.
Utilizzo degli psichedelici
“Al momento c’è una sola sostanza approvata in Italia, cioè l’esketamina, un enantiomero della ketamina – spiega a L’Altroparlante il dottor Enrico Greco -. In altri Paesi è già possibile utilizzare la psilocibina dei funghi e la ketamina. Inoltre, si stanno sperimentando anche altre sostanze”. Da pochi mesi, infatti, è partita a Chieti la prima sperimentazione italiana sulla psilocibina per curare la depressione in soggetti che non hanno risposto alle terapie classiche.
“Da un punto di vista neurochimico, queste sostanze agiscono sui recettori 5-HT1B, che rilasciano serotonina, si tratta infatti di recettori serotoninergici – chiarisce il chimico catanese -. Durante l’esperienza, però, ci sono diversi aspetti da attenzionare, come l’effetto di disattivazione della “default mode network”. In pratica è come se si trattasse di un riavvio del sistema. Ovviamente parliamo di uso clinico, per cui il paziente deve assume la sostanza sotto la supervisione del medico, seguendo tutti i protocolli ospedalieri”.
Cosa prevedono i protocolli
“Il protocollo varia in base alla sostanza utilizzata. Ad esempio, con la psilocibina bastano circa sei ore per un set clinico. Poi, ovviamente, dipende dal protocollo stesso, perché alcuni prevedono la psicoterapia durante l’esperienza, mentre altri stabiliscono che la psicoterapia sia svolta prima e dopo – sottolinea ancora Greco -. Sicuramente c’è sempre una fase di preparazione, ma la fase più importante è quella successiva all’esperienza psichedelica, cioè la fase di integrazione dell’esperienza stessa. Si va quindi a integrare l’esperienza con la storia del singolo individuo e si valuta come questo trattamento abbia impattato sul soggetto. Successivamente si vanno a sciogliere i nodi emersi con i professionisti presenti”.
“Chiaramente, il corso non prevede l’uso diretto di sostanze, ma la conoscenza dei protocolli, delle sostanze, delle modalità di utilizzo e dei protocolli sperimentali, oltre alla differenza tra una sostanza e l’altra – precisa Enrico Greco –. In questo momento stiamo formando i professionisti del settore sull’esketamina, che è già approvata in Italia, ma formeremo gli operatori anche per le altre sostanze che pensiamo possano essere integrate in futuro nella farmacopea italiana, seguendo il trend degli altri Stati europei”.
Il futuro degli psichedelici in ambito clinico
Lo sviluppo degli psichedelici come trattamento e cura ha però ancora dei detrattori, che spesso basano le loro opinioni su leggende metropolitane o convinzioni errate. “Il primo passo da fare è sensibilizzare l’opinione pubblica e gli attori decisionali, quindi la politica, che può permettere di ampliare la ricerca clinica su queste sostanze anche in Italia, come avviene in molti altri Paesi, e non restare sempre indietro” afferma il ricercatore.
“Speriamo però che in un prossimo futuro si possa puntare sull’uso compassionevole di queste sostanze, infatti un altro possibile impiego è quello a sostegno dei malati terminali, inserito nell’ambito delle Cure Palliative – conclude Enrico Greco -. Chiariamo che le sostanze psichedeliche non guariscono da queste malattie, ma aiutano il paziente a fare pace con la morte stessa. Questo è sicuramente uno degli ambiti che vogliamo portare avanti”.
Sonia Sabatino