Quando lo sport diventa libertà: la storia delle Aquile di Palermo

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L’avvocato Salvatore Di Giglia è il Presidente dell’Associazione Sportiva Dilettantistica “Aquile di Palermo”. In passato è stato Direttore dell’Ufficio del Registro e poi Direttore dell’Agenzia delle Entrate di Marsala.
L’obiettivo della sua vita, comunque, è sempre stato quello di «assicurare una vita normale per le persone con disabilità».
Ecco il motivo per cui, da più di venticinque anni, lavora al fianco delle persone con disabilità, per favorire la loro integrazione mediante la pratica di discipline sportive paralimpiche di livello avanzato e per garantire il rispetto dei loro diritti, organizzando iniziative culturali, confronti istituzionali e anche vere e proprie rivendicazioni di tipo legale.

È stato Garante della persona con disabilità a Corleone dal 2003 al 2009 ed è tornato a ricoprire il ruolo dal 2020.
A lui rivolgiamo, anche nella qualità di presidente di una squadra di giovani con disabilità che praticano discipline paralimpiche, alcune domande per meglio comprendere le attività sportive che svolge con le sue Aquile di Palermo.

Avvocato, mi pare che stiamo vivendo un momento in cui lo sport viene sempre più considerato un valido strumento di inclusione sociale anche per le persone con disabilità. È d’accordo?

«È vero, oggi si è compreso a vari livelli, ed anche da parte delle Istituzioni, che l’intervento finanziario fine a se stesso in favore della persona con disabilità e della sua famiglia spesso non realizza una spinta alla loro inclusione sociale. Per cui oggi registriamo fortunatamente su questo versante una maggiore attenzione. Principalmente si avverte una spinta istituzionale dei dicasteri della Disabilità e dello Sport, che hanno finalmente compreso che la sola erogazione di denaro a pioggia, seppure tale denaro costituisse una risorsa indispensabile per l’acquisto di servizi alla persona, molto spesso non riusciva a raggiungere lo scopo di indirizzare le famiglie verso scelte di natura inclusiva, comprese quelle di natura sportiva. Si aggiunga che l’orientamento al risparmio dei burocrati degli uffici preposti ad autorizzare presìdi necessari per la pratica di una attività sportiva, ampiamente convalidati da una prescrizione specialistica in favore delle persone con disabilità, spesso ostacolava il desiderio di cimentarsi in discipline che necessitano di presìdi costosi — come la carrozzina elettrica, che costa da 10 a 15 mila euro.»

Ma attualmente le Istituzioni riescono ad incidere sull’obiettivo dell’economicità “a tutti i costi” dei burocrati in questo importante e delicatissimo settore?

«Non completamente. Ma vi sono arrivati mediante altra via. Devo riconoscere, tuttavia, che questa ritrosia a riconoscere ad un presidio sportivo la sua importante valenza terapeutica si è un po’ attenuata a seguito di interventi di tipo extragiudiziale che, come privato sociale, abbiamo più volte attivato in alcuni casi. Bisogna riconoscere, però, che il governo centrale ha provveduto alla risoluzione del problema in modo efficace, mediante la istituzione nell’anno 2019 di un fondo ad hoc per favorire l’accesso allo sport delle persone con disabilità, prevedendo la fornitura delle attrezzature tecnico-sportive necessarie per svolgere attività singole o di gruppo.
Oggi, pertanto, qualsiasi persona con disabilità che intende fare sport, iscrivendosi ad una Associazione Sportiva Dilettantistica, può richiedere tramite l’Ente no profit di avanzare istanza attraverso una piattaforma telematica gestita dalla società “Sport e Salute”, a capitale interamente del Ministero dell’Economia e delle Finanze, senza timore di venire intrappolato tra le maglie della burocrazia.»

Ma parliamo delle Aquile: quando nascono e come esordiscono?

«Le Aquile di Palermo si costituiscono nell’anno 2002 come Associazione Sportiva-Culturale e si iscrivono all’anagrafe delle Onlus. Si proponevano due obiettivi: il primo era la pratica e lo sviluppo del Wheelchair Hockey (hockey su carrozzina elettrica) in Sicilia; il secondo, invece, era diretto a promuovere ogni attività, azione e collaborazione finalizzate all’istituzione della figura del Garante della Persona con disabilità.
Ininterrottamente, fin dalla costituzione, abbiamo partecipato ai diversi campionati nazionali di hockey organizzati dalla nostra Federazione e abbiamo avuto modo di confrontarci sportivamente con altre squadre di tutte le regioni.»

Quindi sono oltre vent’anni che vi spostate per tutta l’Italia. Quali risultati avete conseguito che vi hanno pienamente soddisfatto?

«Proprio così. Per la precisione sono ventitré anni che giriamo l’Italia, ma posso assicurare che per gli atleti delle Aquile, ma anche per me, questi anni sono volati con grande soddisfazione e gioia.
La gratificazione morale che danno questi ragazzi è enorme. Al termine di ogni partita, a prescindere dal risultato, ci accorgiamo che con le nostre gare e la nostra attività — con una decina di atleti con disabilità anche gravissima, addirittura qualcuno con ventilatore polmonare attaccato alla carrozzina — si realizza una grande opera sociale e culturale, che incide sulla reale visione della disabilità e sul superamento del pregiudizio.
Quel pregiudizio che, qualche volta, nel corso delle trasferte in nave o in aereo, si avverte nel momento in cui le persone che ci osservano ci considerano un po’ folli. Un pregiudizio, tuttavia, con cui ormai conviviamo consapevolmente.»

«Forse è anche opportuno ricordare i risultati conseguiti dalle nostre Aquile di Palermo. Alcuni sono difficili da dimenticare: nel 2014 abbiamo partecipato ai playoff di Lignano con la squadra del Torino, ottenendo la Serie A1 di hockey; nel 2023 siamo stati vicecampioni d’Italia di calcio su carrozzina elettrica, disciplina che nel frattempo si è aggiunta a quella dell’hockey.
Questi risultati sono importanti anche per me, perché mi spingono ancora di più a spronare tecnici e atleti a portare a casa i migliori risultati. E mi pare che ci siamo riusciti, se è vero che alcuni dei nostri atleti sono stati convocati nella Nazionale Italiana, un risultato di cui sono davvero fiero.»

Quindi possiamo affermare che lo sport è un modo per combattere gli stigma e i preconcetti.

«Ne sono più che convinto. Ma non solo. Nel tempo mi sono accorto che lo svolgimento di queste attività ci consente anche di far valere e rivendicare i nostri diritti, spesso disattesi. Le difficoltà sono tante, ma vengono superate sempre con spirito di solidarietà e pragmatismo.
È accaduto, per esempio, che durante alcune trasferte in nave ci sia stato impedito l’accesso perché l’imbarcazione non era attrezzata per le carrozzine elettriche. Presentammo ricorso e ottenemmo che l’intera flotta SNAV fosse adeguata alle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Sono piccole grandi battaglie di civiltà.»

Dove avete la vostra sede?

«La nostra sede legale e operativa è a Palermo, in via Principe di Palagonia 82/D.
Proprio oggi il presidente nazionale della nostra Federazione sportiva, Andrea Piccillo, è venuto in visita presso la sede delle Aquile. Ha affermato che: “È stato un immenso onore e un piacere poter vedere il museo delle Aquile, un pezzo importante di storia fondamentale per la crescita di tutto il movimento di oggi del powerchair sport. Sarebbe bello che le giovani generazioni visitassero questo museo e conoscessero la vostra storia”.
Nella foto, il presidente Piccillo assieme alla vicepresidente e allenatrice delle Aquile, Nunzia Rita Di Giglia, che ha illustrato passo passo la storia ultraventennale della squadra.»

Quando e dove vi allenate?

«Ci alleniamo due volte alla settimana nel bellissimo impianto del PalaOreto di via Santa Maria di Gesù. Il venerdì, dalle 15 alle 18, ci trovate là.»

Cosa ha imparato dalla sua esperienza personale?

«Di questo mi piace poco parlare. Posso dire che mi considero semplicemente un volontario che svolge un servizio in favore delle persone con disabilità, principalmente grazie a un “testimone” che mi è stato consegnato da mio figlio, fortemente innamorato dell’hockey su carrozzina elettrica.
Per il resto, cerco di coniugare questa attività sportiva sia con la mia vita professionale, sia con quella di coordinatore del centro di ascolto “Telefono D” (091 6850618).»

In questo momento in cosa siete impegnati?

«Il campionato per noi inizierà a novembre e ospiteremo il Venezia. Tuttavia, siamo reduci da un triangolare amichevole con le altre due squadre siciliane, Leoni Sicani e Red Cobra.
Sabato 18 ottobre 2025 saremo ospitati presso l’ARS, Sala Mattarella, per ricevere — sia come squadre che come atleti e tecnici — un riconoscimento da parte dell’Ente di promozione sportiva “Libertas” per l’incessante attività svolta nel mondo paralimpico. Saranno presenti anche il presidente nazionale Andrea Piccillo e il delegato regionale FIPPS Gaetano Glorioso.»

Che mi dice, infine, in merito all’attività di promozione della figura del Garante?

«Sicuramente questa rappresenta un’attività per la quale l’impegno è massimo, considerato che la genesi della figura si rinviene nello statuto delle Aquile.
Oggi, infatti, dopo l’istituzione con il decreto legislativo n. 20/2024 dell’Autorità Nazionale del Garante della Persona con Disabilità (avv. Maurizio Borgo), la mia attività si è maggiormente intensificata, dovendo dar voce anche agli oltre 220 garanti comunali che mi hanno accompagnato in questo lungo percorso di promozione del nuovo istituto giuridico, sperimentato per la prima volta in Italia nel 2003 a Corleone, e che oggi trova la sua fonte in una legge nazionale.»

«La storia e la figura del Garante della Persona con Disabilità ho avuto modo di raccontarle in un mio lavoro dal titolo “La figura del Garante della Persona con Disabilità – Venti anni di storia dalla nascita ai nostri giorni”, con prefazione di Carlo Giacobini (già direttore di Handylex), edito da Gulotta.»

Salvatore Forastieri

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