Sigonella si ribella: la Sicilia grida il suo “no” alla guerra in una mobilitazione senza precedenti. «Il territorio siciliano e italiano non può e non deve essere utilizzato per supportare operazioni scellerate che alimentano il conflitto». Con queste parole, ieri mattina, una folla composta da sindacati, partiti e associazioni ha circondato la base militare per denunciare il coinvolgimento diretto dell’isola nelle ostilità internazionali.
Welfare o Guerra? Il grido della Sicilia contro lo scippo dei fondi
«Questa mobilitazione dice con forza che c’è un popolo siciliano che ripudia la guerra e che le basi militari in Sicilia non possono e non devono essere utilizzate per operazioni di sostegno a questa guerra assurda di cui stanno già pagando il prezzo lavoratrici e lavoratori, i ceti e i soggetti più deboli, le popolazioni civili con un massacro continuo è inaccettabile». Così il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, a Sigonella alla manifestazione per la pace. Mannino critica il governo regionale per avere distolto oltre 700 milioni dei Fondi strutturali, sottraendoli a sanità, infrastrutture, formazione, scuola e servizi per metterli a disposizione di infrastrutture per uso militare. «C’è un’onda pacifista che cresce-dice Mannino- anche il governo regionale faccia sentire la sua voce».
Dai droni ai caccia: l’invisibile coinvolgimento della Sicilia nel conflitto
Jose Marano, deputata regionale M5s e vicepresidente della commissione Ambiente, Territorio e Mobilità all’Ars, ha lanciato un monito durissimo, sottolineando come la Sicilia sia ormai parte integrante del conflitto nonostante le smentite ufficiali. Secondo l’esponente politica, la situazione è degenerata rapidamente: «Se inizialmente lo scalo era utilizzato per il volo di droni da ricognizione, nelle ultime settimane si è passati al transito di veri e propri caccia bombardieri». Marano denuncia una “follia” che si paga in vite umane e crisi economica, chiedendo con forza che il governo nazionale e la presidenza della Regione Siciliana assumano una posizione ferma per impedire l’uso delle basi militari nel centro dell’isola per scopi bellici.
Sigonella non è un avamposto di morte: la richiesta di verità del PD
Anthony Barbagallo, segretario del PD Sicilia, ha rincarato la dose esigendo dal governo “parole di verità” sull’effettivo impiego di Sigonella. Per Barbagallo, le giustificazioni giuridiche addotte finora non sono più accettabili di fronte all’evidenza di droni che partono dal suolo siciliano per supportare operazioni belliche esterne. Il Partito Democratico, portando la protesta sia nelle piazze che nelle aule parlamentari, ribadisce che la Sicilia non può trasformarsi in una piattaforma logistica per conflitti folli, rifiutando categoricamente che la terra italiana diventi complice di un massacro continuo.
Sovranità e pace: la sfida di Orlando ai trattati del 1954
Anche Leoluca Orlando, europarlamentare di Avs, lancia un messaggio perentorio da Sigonella: «La Sicilia rivendica il proprio ruolo di terra di pace, dialogo e confronto, rifiutando categoricamente di essere ridotta a una base logistica militare in aperta violazione delle convenzioni internazionali». Orlando descrive la presenza della base come una “vergogna” del popolo americano, attribuibile alla gestione di un Trump definito “ubriaco d’affari” e politicamente disperato. Al contempo, accusa duramente il governo Meloni di essere “criminalmente complice” della guerra, vedendo in Sigonella il simbolo dell’incapacità dell’esecutivo di far rispettare gli accordi del 1954. Proprio questi trattati sono al centro della sua contestazione: Orlando ne richiede la cancellazione definitiva, in quanto retaggio di un’epoca di disparità tra vincitori e vinti, per porre fine a una subalternità dettata esclusivamente da logiche militari.
Mario Catalano