Mentre il sogno di un’Europa interamente a trazione elettrica vacilla sotto il peso di ritardi infrastrutturali e della concorrenza asiatica, l’Italia si trova davanti a un traguardo obbligatorio: generare idrogeno verde per non affogare nelle pesanti sanzioni comunitarie. La notizia è duplice: da un lato, il Paese rischia l’avvio di inevitabili procedure d’infrazione se non raggiungerà gli obiettivi della direttiva RED III recepita (Ue 2023/2413) che mira a innalzare la quota di energie rinnovabili nel consumo finale lordo dell’Unione europea ad almeno il 42,5% entro il 2030, con l’ambizione di raggiungere il 45%; dall’altro, la soluzione potrebbe arrivare dal “Modello Energetico Sicilia”, che con il progetto Hynego Priolo è realmente capace di coprire, da solo, oltre un terzo del fabbisogno nazionale di idrogeno rinnovabile.
L’industria automobilistica riscrive la rotta verso gli “e-Fuels”
Lo scenario continentale è cambiato drasticamente, segnando un rallentamento per quella che sembrava una corsa inarrestabile verso l’elettrico puro, frenata dalle difficoltà nel garantire una rete elettrica di ricarica omogenea e dalla carenza di batterie di accumulo ad elevate prestazioni. Come spiega Rosario Lanzafame, professore ordinario di Macchine e Sistemi Energetici dell’Università degli Studi di Catania: «L’accelerazione drastica della politica energetica del Vecchio Continente verso la trazione “Full Electric” è realisticamente svanita a causa dei forti dubbi dei costruttori». In questo contesto, l’industria automobilistica sta virando verso motori ibridi avanzati alimentati dai cosiddetti e-Fuels (o combustibili sintetici), considerati una via più percorribile per mantenere la competitività globale del comparto automotive e i posti di lavoro.
L’industria italiana è pronta alla sfida dell’idrogeno
A sostenere questa transizione non è solo la politica, ma un tessuto industriale italiano già pronto e tecnologicamente avanzato, come emerge dall’Osservatorio 2025 sull’idrogeno in Italia. Il rapporto, intitolato “Dal consolidamento industriale alla creazione del mercato: una nuova fase per un ecosistema innovativo in evoluzione”, è stato realizzato dal Research Department di Intesa Sanpaolo in collaborazione con H2IT – Associazione Italiana Idrogeno. I dati sono incoraggianti: il 58% delle imprese della filiera genera già ricavi da attività legate all’idrogeno (quota che sale al 66% nel manifatturiero), e oltre il 90% si aspetta una crescita del fatturato entro il 2026. Con il 70% delle aziende dotato di un reparto interno di Ricerca e Sviluppo e circa il 25% con iniziative già in costruzione, il settore sta passando dalla fase di sperimentazione a quella di realizzazione industriale.
Il rischio di perdere il treno della competitività europea
La sfida normativa, tuttavia, non aspetta: con il recepimento della direttiva RED III a febbraio 2026, l’Italia deve ora generare annualmente 4,35 TWhth di idrogeno verde per soddisfare la soglia dell’1% richiesta nei comparti industriali e dei trasporti. Il rischio di fallire è concreto e il docente dell’ateneo catanese mette in guardia sul fatto che: «L’Italia rischia di perdere anche questo treno. Nazioni come Francia, Germania e Spagna sono già molto avanti nella produzione di idrogeno competitivo», aggiunge.
Il gigante di Priolo: la Sicilia si candida a ricoprire il ruolo di motore energetico dell’intera nazione
In questo scenario, la Sicilia emerge come protagonista strategica attraverso il progetto Hynego Priolo. Con un investimento di oltre 700 milioni di euro e una potenza di elettrolisi dell’acqua riciclata pari a 300 MWe, l’impianto all’interno della raffineria Isab sarebbe in grado di fornire 1,5 TWhth all’anno, coprendo quasi il 35% dell’obiettivo nazionale. L’iniziativa permetterebbe di risparmiare l’emissione in atmosfera di oltre 600mila tonnellate di CO2 ogni anno: «Con la realizzazione del Progetto Hynego Priolo – afferma Lanzafame – siamo realisticamente in grado di offrire un ottimo inizio, consentendo all’Italia di rinegoziare temporaneamente le soglie europee in attesa del completamento operativo delle altre “Hydrogen Valleys” finanziate».
Il modello siciliano come chiave per l’innovazione nazionale nel contesto Euro Mediterraneo
Tuttavia, nonostante l’entusiasmo delle imprese rilevato da Intesa Sanpaolo, pesano ancora sul raggiungimento dell’obiettivo, una domanda debole e un quadro normativo incerto. Per il docente, occorre rompere l’immobilismo: «L’inazione ci farebbe precipitare inesorabilmente in un “loop perverso” in cui il legislatore frena perché non vede gli imprenditori investire, e gli investitori esitano perché non hanno chiarezza legislativa». Il “Modello Energetico Siciliano” potrebbe dunque rappresentare la chiave per salvare l’Italia dalle sanzioni comunitarie trasformando l’intera Nazione nella piattaforma tecnologica delle FER avanzate del Mediterraneo.
Mario Catalano