Tra foreste secolari, zone umide strappate al degrado e quartieri rinati attraverso l’arte, l’isola si impone come la regione più virtuosa d’Italia con 6 riconoscimenti su 13 candidature presentate. Un viaggio attraverso un Sud che riparte dalla cura del territorio e dalla partecipazione dal basso.
Se c’è un messaggio chiaro che emerge dalla V Edizione del “Premio Nazionale del Paesaggio” (selezione per la IX edizione del Premio del Consiglio d’Europa 2025-2026), è che il paesaggio italiano non è una cartolina sbiadita, ma un organismo vivo, spesso teatro di conflitti e luogo di riscatto. E in questa mappa della rinascita italiana, illuminata dalle parole del Ministro della Cultura Alessandro Giuli che definisce il paesaggio come “proiezione viva e autentica di chi siamo e di ciò che aspiriamo a diventare”, c’è una regione che brilla più di tutte per caparbietà, innovazione e numero di successi: la Sicilia.
Mentre il gradino più alto del podio nazionale — e la conseguente candidatura a rappresentare l’Italia in Europa — è andato alla magnifica e secolare gestione forestale del Trentino, analizzando la geografia dei riconoscimenti si scopre un Sud in pieno fermento. Infatti, su 81 candidature totali (di cui 77 ammissibili) provenienti da quasi tutte le regioni italiane, la Sicilia ha letteralmente dominato la scena. L’isola ha infatti presentato ben 13 progetti, riuscendo a portare a casa l’incredibile cifra di 6 riconoscimenti ufficiali tra menzioni e segnalazioni. Nessun’altra regione ha ottenuto un risultato simile.
È la fotografia di un’isola che ha deciso di smettere i panni della vittima dell’incuria per indossare quelli dell’innovatore ecologico e sociale. I sei progetti siciliani premiati dalla Commissione presieduta dal Direttore Generale ABAP, Fabrizio Magani, non sono semplici interventi estetici, ma veri e propri presìdi di legalità, fucine di inclusione sociale e trincee contro il cambiamento climatico e il degrado urbano.
Danisinni a Palermo: il “Fiume di Vita” che lava via il degrado
Il fiore all’occhiello della spedizione siciliana è senza dubbio il progetto “Fiume di vita. Laboratorio partecipato di rigenerazione urbana a Palermo”, promosso dalla Fondazione Comunità di Danisinni e insignito di una prestigiosa menzione speciale.
Siamo nel cuore di Palermo, nel quartiere Danisinni appunto, storicamente incastrato ai margini del centro, tra il Palazzo dei Normanni e il Castello della Zisa. Un luogo per decenni sinonimo di isolamento e marginalità. Qui, la Parrocchia S. Agnese e la Comunità Danisinni ETS hanno innescato una rivoluzione dolce, ma inarrestabile. Il progetto ha trasformato il rione in un laboratorio a cielo aperto dove l’arte pubblica incontra il patrimonio Unesco.
Attraverso la realizzazione di murales, installazioni e percorsi pedonali, il quartiere ha ritrovato una sua identità visiva e sociale. La Commissione ha premiato la straordinaria “capacità di coinvolgere attivamente gli abitanti”, partendo dai più fragili: giovani, donne e famiglie disagiate. Danisinni è la prova tangibile che la rigenerazione urbana non si fa solo con il cemento, ma cucendo insieme relazioni umane. Il rione, oggi, non è più un ghetto da evitare, ma un itinerario turistico alternativo.
La natura che resiste: Bosco Colto e Geloi Wetland
Spostandosi dalla dimensione urbana a quella naturalistica, la Sicilia ha conquistato ben due menzioni per progetti che coniugano la tutela ambientale con la lotta all’illegalità. A Caltagirone (CT), l’associazione di promozione sociale “Makramè” ha dato vita a “Bosco Colto”. Nel cuore del bosco di Santo Pietro, una selva di macchia mediterranea costantemente minacciata dagli incendi e dall’abbandono, è nata un’azione cross-disciplinare unica. Attraverso micro-architetture, padiglioni e installazioni site-specific, la comunità locale ha co-creato spazi di cura del bosco. La Commissione ha elogiato queste “modalità innovative di sensibilizzazione” che trasformano il bosco non in un’area da recintare, ma in un’infrastruttura culturale ed economica, un baluardo per contrastare lo spopolamento delle aree interne.
Ancora più emblematica è la battaglia vinta nella Piana di Gela (CL) con il progetto “Geloi Wetland”, promosso dal “Centro Territorio, Sviluppo e Ambiente” (TeSA) in collaborazione con l’Università di Catania e la Stiftung Pro Artenvielfalt. Qui si parla di un’area di oltre 200 ettari, un corridoio vitale per l’avifauna migratoria tra l’Africa e l’Europa. Fino a poco tempo fa, quest’area era devastata da discariche abusive, abbandono e attività estrattive. Il ripristino morfologico e paesaggistico operato in questo territorio ostile non è solo un capolavoro di ingegneria ecologica: è una vittoria dello Stato e della società civile.
Difendere la costa e la memoria: da Siracusa allo Stretto
L’impegno siciliano si estende alla difesa delle coste e delle peculiarità marittime. Tra i progetti che hanno ricevuto una segnalazione di merito, spicca l’indomita battaglia dell’associazione “SOS Siracusa” per la “Save Pillirina: Penisola Maddalena”. Questo lembo di costa siracusana, straordinariamente bello e impervio, è costantemente sotto l’assedio di tentativi di edificazione e speculazione. Il riconoscimento ministeriale premia proprio “la capacità di mobilitazione delle comunità locali a difesa della qualità paesaggistica”, sottolineando l’importanza vitale della “difesa contro l’alterazione sistematica della fascia costiera” in un contesto carico di storia.
Non meno importante è l’iniziativa corale che ha unito mezza isola: la “Carta dei Comuni Custodi della Macchia Mediterranea”. Ben 150 comuni siciliani, supportati da studiosi, associazioni (come “AssoCEA Messina” e “Ramarro Sicilia”) e dalla Città Metropolitana di Messina, hanno firmato un patto per proteggere questo delicato ecosistema. Un’azione di rete immensa, premiata per la “capacità di mobilitazione di un vasto ambito territoriale”, finalizzata a condividere regole di tutela e sensibilizzare l’opinione pubblica contro i cambiamenti climatici.
A chiudere il cerchio dei sei successi siciliani c’è un progetto interregionale di enorme fascino che abbraccia le due sponde dello Stretto: “Il Paesaggio Fortificato dello Stretto di Messina”. Promosso dall’APS Centro Studi MedFort in sinergia con istituzioni siciliane e calabresi, il progetto mira a rifunzionalizzare e mettere in rete l’antico sistema di fortificazioni militari affacciato sul mare, da Scilla a Cariddi. La creazione di un “Cammino dei Forti” restituisce alla fruizione pubblica punti di osservazione mozzafiato, riscoprendo un paesaggio “unico al mondo ed emblematico” e trasformando antichi presìdi di guerra in sentieri di pace, cultura e turismo lento.
Il paesaggio come cura
I numeri e le storie di questa edizione del “Premio del Paesaggio” ci consegnano un’immagine nitida. Oggi la Sicilia non sta semplicemente “conservando” le proprie bellezze monumentali, ma sta attivamente “progettando” il proprio futuro paesaggistico.
Di fronte alle crisi ambientali e sociali, le comunità siciliane — siano esse raggruppate intorno a una chiesa in un quartiere difficile di Palermo, schierate per proteggere una baia a Siracusa o unite per riforestare terreni degradati a Gela — hanno compreso che la cura del paesaggio è la più alta forma di civiltà. Hanno trasformato le debolezze endemiche del territorio meridionale — come l’abusivismo, la marginalità e le infiltrazioni criminali — nel pretesto per innescare percorsi di educazione, legalità e rigenerazione.
Con 6 riconoscimenti su 13 progetti, la Sicilia si qualifica oggi come l’avanguardia italiana della “Convenzione Europea del Paesaggio”. Ci ricorda che la bellezza non è un dono immobile da contemplare, ma una conquista quotidiana, collettiva e orgogliosamente dal basso. Un fiume di vita, appunto, che nessuna siccità potrà fermare.
Sonia Sabatino