Sicilia “Mangiaplastica”: la corsa verso l’economia circolare tra ambizioni green e ostacoli burocratici

Il documento della Corte dei Conti evidenzia che la Sicilia rappresenta il 10,2% del campione nazionale di comuni che hanno fornito dati sull'effettivo utilizzo dei macchinari

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La Sicilia si trova oggi al centro di una transizione ecologica cruciale, sospesa tra un’adesione entusiasta alle nuove tecnologie green e le storiche fatiche burocratiche che ne rallentano il progresso. La Deliberazione n. 2/2026/G della Corte dei Conti analizza proprio questo scenario attraverso la lente del “Fondo Mangiaplastica”, un programma sperimentale volto all’installazione di eco-compattatori per il recupero “bottle-to-bottle” del PET (polietilene tereftalato).

la Sicilia come frontiera dell’economia circolare

L’isola non è solo un beneficiario passivo, ma una delle regioni che ha risposto con maggior vigore ai bandi nazionali. La partecipazione siciliana riflette un’urgenza territoriale: colmare il gap infrastrutturale del Sud Italia, dove la raccolta differenziata pro-capite (25 kg/abitante per la plastica) resta inferiore alla media nazionale. I dati mostrano una domanda costante e massiccia da parte dei comuni siciliani attraverso i quattro “sportelli” del programma: nel 2021, ben 146 comuni hanno richiesto oltre 3,6 milioni di euro; nonostante le difficoltà, l’interesse è rimasto vivo con 98 istanze presentate nell’ultimo sportello del 2024, per un valore di quasi 3 milioni di euro.

Luci e ombre del monitoraggio: il caso siciliano

Il documento della Corte dei Conti evidenzia che la Sicilia rappresenta il 10,2% del campione nazionale di comuni che hanno fornito dati sull’effettivo utilizzo dei macchinari. Tuttavia, la realtà operativa si è rivelata complessa. Alcuni centri siciliani sono diventati casi studio per le criticità tecniche: a Aci Bonaccorsi (Catania) è stato segnalato un errato funzionamento dell’apparecchiatura, mentre a Villalba (Caltanissetta) le procedure di attivazione risultavano ancora in corso al momento della rilevazione. Altri comuni come Centuripe (Enna) e Raffadali (Arigento) sono stati monitorati per valutare l’impatto degli eco-compattatori in base alla densità abitativa.

Il nodo delle revoche: una sfida amministrativa

L’aspetto più critico evidenziato dal documento riguarda la capacità di spesa e l’efficienza amministrativa. Molti comuni siciliani hanno subito la revoca del finanziamento, principalmente per non aver aggiudicato i macchinari entro i 180 giorni dall’erogazione dell’acconto. Tra i nomi eccellenti figurano: Messina, con una revoca di 54.900 euro; Agrigento (29.890 euro) e Taormina (27.900 euro). Questi dati sottolineano come la sfida per la Sicilia non sia solo ottenere i fondi, ma riuscire a gestire la complessa macchina burocratica necessaria per metterli a terra.

Prospettive future: il Piano nazionale di ripresa e resilienza e i “Progetti faro”

Nonostante le revoche, la Sicilia resta un asse strategico per il futuro. Il documento contestualizza il Fondo Mangiaplastica all’interno della più ampia cornice del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). La Linea d’intervento C, dedicata ai nuovi impianti di riciclo della plastica, destina il 60% delle sue risorse (360 milioni di euro) proprio alle regioni del Centro-Sud, inclusa la Sicilia. L’obiettivo è trasformare l’isola in un hub dell’economia circolare, sfruttando la raccolta selettiva per alimentare una filiera virtuosa che riduca la dispersione di plastica nell’ambiente marino e terrestre.

Mario Catalano

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