Sicilia, clima e maltempo: dal ciclone Harry agli estremi degli ultimi 50 anni

Gli scienziati concordano nel definire la Sicilia un “laboratorio” dei cambiamenti climatici, uno dei territori italiani dove gli effetti del climate change risultano più evidenti. Caratterizzata da temperature in aumento, precipitazioni estreme alternate a siccità

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Sicilia sotto assedio. L’isola è stata nella morsa del ciclone Harry, un violento vortice mediterraneo con raffiche di vento oltre 110-120 km/h, piogge torrenziali e mareggiate imponenti. La Protezione Civile ha emanato allerta rossa in Sicilia, Sardegna e Calabria, prevedendo accumuli pluviometrici eccezionali (oltre 300 mm in meno di 48 ore, più di quanto piove in tre mesi) e onde fino a 8-9 metri al largo dello Ionio. In via precauzionale, i sindaci hanno disposto la chiusura di scuole, università e uffici pubblici; centinaia di cittadini sono stati evacuati nelle zone costiere più esposte (solo tra Messina, Catania e Siracusa si contano 190 sfollati dalle aree a rischio). La situazione di emergenza dovrebbe attenuarsi in un paio di giorni, ma al momento sulla Sicilia nord-orientale imperversano venti di burrasca e nubifragi, con scenari che ricordano eventi tropicali.

«Un violentissimo ciclone mediterraneo sta colpendo le Isole Maggiori, alimentato da un mix esplosivo: aria umida dal Nord Africa, correnti polari dai Balcani e un mare più caldo di 2,5°C rispetto alla media», spiega il meteorologo Lorenzo Tedici. Questo mix di fattori sta generando condizioni estreme tra Sicilia, Sardegna e Calabria, con precipitazioni intense, nevicate abbondanti sui rilievi (fino a 2 metri di neve fresca sull’Etna), e mareggiate record. Sulle coste siciliane onde di 6-7 metri stanno inghiottendo litorali, mentre nello Stretto di Sicilia i marosi raggiungono picchi di 10 metri. Tedici avverte che localmente questa fase di maltempo estremo «potrebbe risultare persino più forte della storica tempesta Vaia del 2018», un paragone che evidenzia l’eccezionalità dell’evento. Il picco della tempesta era atteso per la giornata del 20 gennaio, dopodiché il ciclone si sta spostando indebolendosi. Resta però alta l’attenzione: fenomeni di tale portata in Sicilia un tempo erano rari, mentre oggi sembrano inserirsi in un trend climatico preoccupante.

Mutamenti climatici in Sicilia: un “hotspot” della crisi climatica

Gli scienziati concordano nel definire la Sicilia un “laboratorio” dei cambiamenti climatici, uno dei territori italiani dove gli effetti del climate change risultano più evidenti. Temperature in aumento, precipitazioni estreme alternate a siccità: l’Isola sta vivendo su fronti opposti le mutazioni del clima. Studi recenti indicano che in Sicilia il processo di riscaldamento è tra i più accentuati d’Italia, tanto che circa il 70% del territorio regionale rischia la desertificazione. Anni sempre più caldi e secchi stanno degradando il suolo e l’ecosistema isolano. Ad esempio, il 2023 è stato in Sicilia un anno da record per caldo e siccità, con precipitazioni annuali dimezzate rispetto alla norma (–50% circa) e ondate di calore prolungate. Luglio 2023 ha visto temperature oltre i 40°C per giorni consecutivi, facendo segnare il mese più caldo di sempre, mentre l’autunno è risultato eccezionalmente arido. La persistente carenza di piogge ha aggravato le riserve idriche e favorito incendi estivi.

Allo stesso tempo, quando piove lo fa in modo sempre più violento: “periodi di siccità, ondate di calore sempre più intense e alluvioni lampo” ormai si alternano sull’Isola, sottolinea Valerio Molinari, presidente del Centro Studi sul Cambiamento Climatico. Dal 2010 ad oggi in Sicilia si contano circa 175 eventi meteorologici estremi, con un aumento impressionante della frequenza e intensità dei fenomeni che va “oltre molte previsioni” degli esperti. Solo nel 2022 ci sono stati almeno 25 eventi meteo di rilievo (nubifragi, trombe d’aria, ecc.), distribuiti lungo tutta la regione. Questi dati confermano “gli effetti sempre più accentuati dei cambiamenti climatici in atto”, evidenti nell’incremento di bombe d’acqua, ondate di calore e perfino tornado mediterranei in Sicilia. La posizione geografica dell’Isola, stretta tra le masse d’aria africane e quelle europee, la espone infatti a contrasti atmosferici esplosivi: a parità di perturbazione, oggi le conseguenze sono più estreme.

Non solo l’atmosfera siciliana sta cambiando, ma anche il Mediterraneo attorno all’isola si sta scaldando a ritmi allarmanti. Nel 2023 la temperatura superficiale del mare nel Canale di Sicilia è stata tra le più alte d’Italia, con una media di 21°C (un valore elevato rispetto alle serie storiche). Mare più caldo significa più energia e umidità a disposizione delle tempeste: questo sta alimentando fenomeni simili a cicloni tropicali sul nostro mare. «Nell’ambito dei cambiamenti climatici, tali eventi sono destinati ad intensificarsi per la presenza di un mare più caldo e quindi un maggiore trasferimento di energia in atmosfera» spiega il meteorologo Mario Marcello Miglietta dell’ISAC-CNR. In sostanza, il Mediterraneo divenuto “bollente” è terreno fertile per perturbazioni violente. Antonello Pasini, fisico del CNR, aggiunge che «le acque del Mediterraneo diventano sempre più calde e questo fornisce più vapore acqueo all’atmosfera», condizione che amplifica le piogge torrenziali e gli eventi estremi. I climatologi parlano del Mediterraneo come hotspot climatico globale: secondo il Consiglio Nazionale delle Ricerche, la nostra area si riscalda del +20% più velocemente della media mondiale, con impatti diretti su ondate di calore, siccità e precipitazioni estreme.

Il Sistema Nazionale di Protezione Ambientale (ISPRA, ARPA, ecc.) sta monitorando queste tendenze. I vertici ISPRA avvertono che senza un’azione decisa da parte dell’uomo sarà difficile arrestare il trend drammatico generato dal climate change. Allo stesso modo ARPA Sicilia, attraverso reti di rilevamento meteo e studi integrati, evidenzia il crescente impatto del clima che cambia: nel 2024 Palermo ad esempio ha registrato ben 18 giorni di ondata di calore con allerta di livello 3 (bollino rosso), un dato mai visto in passato (indice del caldo estremo in ambito urbano). Anche sul fronte delle precipitazioni estreme, le agenzie ambientali regionali segnalano come il rischio idrogeologico coinvolga oltre il 90% dei comuni siciliani – un dato impressionante – per la presenza combinata di terreni fragili e piogge improvvise sempre più intense. In sintesi, la Sicilia sta vivendo sulla propria pelle la crisi climatica, alternando periodi di sete e devastanti diluvi, con costi altissimi per comunità e ambiente.

Cinquant’anni di eventi meteo estremi in Sicilia: i casi più gravi

Gli ultimi cinquant’anni offrono un tragico catalogo di maltempo estremo in Sicilia. Di seguito un breve excursus storico dei casi più rilevanti dal 1976 a oggi:

  • 5 novembre 1976 – Alluvione di Trapani: Un nubifragio senza precedenti colpisce Trapani e i rilievi di Erice. In poche ore, acqua e fango invadono la città: un terzo del territorio comunale viene sommerso, ospedale e strade inagibili. L’evento causa 16 vittime, travolte da frane e detriti – una delle peggiori tragedie meteorologiche degli anni ’70 in Italia meridionale.
  • 13 marzo 1995 – Alluvione nella Sicilia orientale (Acireale-Giarre): Un fortissimo nubifragio si abbatte sul catanese e parte del messinese, provocando frane, esondazioni e il crollo di edifici tra Acireale, Giarre e Mascali. In poche ore cadono fino a 250 mm di pioggia. Il bilancio umano è grave: 6 persone perdono la vita travolte dalle acque (tra cui intere famiglie nelle proprie abitazioni) e inoltre una tragedia marittima si aggiunge al disastro terrestre – una nave mercantile greca, la Pelhunter, affonda al largo durante la tempesta causando altre 5 vittime e 7 dispersi. In totale 11 morti e decine di feriti rendono questa alluvione uno degli eventi più distruttivi degli anni ’90 in Sicilia.
  • 1º ottobre 2009 – Alluvione di Messina (Giampilieri e Scaletta Zanclea): Una data drammatica. Piogge torrenziali si abbattono sulla Sicilia nord-orientale causando frane diffuse sui rilievi peloritani. Interi versanti collinari crollano su centri abitati: le frazioni di Giampilieri, Molino, Altolia e i comuni di Scaletta Zanclea e Itala sono investiti da colate di fango che seppelliscono case e strade. Il bilancio è pesantissimo: 37 vittime in poche ore, oltre duemila sfollati, infrastrutture distrutte. Questo evento – una combinazione di nubifragio e dissesto idrogeologico – è uno dei più letali mai registrati in Italia per frane e alluvioni negli ultimi 50 anni. Ha messo tragicamente in luce la fragilità del territorio messinese e l’incuria nella prevenzione (costruzioni in zone a rischio, mancata pulizia di torrenti, ecc.).
  • 3 novembre 2018 – Alluvioni in provincia di Palermo (tragedia di Casteldaccia): Un altro episodio estremo di maltempo colpisce la Sicilia occidentale. Piogge alluvionali provocano l’esondazione di vari corsi d’acqua nel palermitano. A Casteldaccia il fiume Milicia, gonfiato da precipitazioni a monte, rompe gli argini e investe una villetta: nove persone della stessa famiglia muoiono annegate all’interno dell’abitazione. Contemporaneamente altre piene improvvise causano vittime a Vicari e Cammarata. In totale quella notte il maltempo uccide 12 persone in Sicilia (oltre a un disperso), spingendo il Governo a dichiarare lo stato di emergenza. L’evento solleva polemiche sulla mancata messa in sicurezza dei torrenti e sulle costruzioni abusive in aree golenali: la “strage di Casteldaccia” resta un monito sulla necessità di prevenire i rischi noti.
  • Fine ottobre 2021 – Ciclone mediterraneo “Apollo” e nubifragi nel catanese: Nell’ultima settimana di ottobre 2021, un intenso vortice depressionario staziona tra la Libia e la Sicilia, dando vita a un ciclone simil-tropicale battezzato Apollo. Tra il 24 e il 26 ottobre piogge torrenziali colpiscono Catania e provincia (fino a 340 mm in 72 ore a Lentini), causando diffusi allagamenti: a Scordia una coppia rimane intrappolata nell’auto e annega, e un altro uomo muore travolto dall’acqua a Gravina di Catania. Dopo una breve tregua, il ciclone si intensifica in un Medicane (uragano mediterraneo) con venti oltre 100 km/h e colpisce il Siracusano il 28-29 ottobre (oltre 300 mm di pioggia in 72 ore). Per fortuna in questa seconda fase non si registrano vittime, ma il bilancio complessivo dell’evento è di 3 morti e oltre 100 sfollati tra Sicilia e Calabria, con danni ingentissimi a infrastrutture e agricoltura. Catania finisce sott’acqua (le immagini di Piazza Duomo trasformata in un lago fecero il giro del mondo). Il ciclone Apollo 2021 è ricordato come uno dei più potenti cicloni mediterranei degli ultimi decenni in Italia.
  • 9-10 febbraio 2023 – Tempesta subtropicale “Helios”: A conferma di un trend in atto, all’inizio del 2023 un’altra perturbazione a carattere subtropicale colpisce la Sicilia sud-orientale. In 48 ore cadono quantitativi di pioggia eccezionali (200-450 mm) tra le province di Siracusa, Ragusa e Catania. La tempesta Helios provoca l’esondazione di fiumi (come il Ficuzza nel palermitano e l’Acate nel ragusano), allagamenti diffusi (il borgo marinaro di Marzamemi finisce sott’acqua) e danni a circa 2000 abitazioni. Si registrano tre vittime anche in questo caso. Helios ha confermato la vulnerabilità della Sicilia a cicloni anomali fuori stagione – era febbraio, un mese invernale tradizionalmente non piovoso – e ha messo nuovamente sotto pressione il sistema di protezione civile regionale.
  • Gennaio 2026 – Ciclone “Harry”: L’evento attuale, descritto in apertura, rientra purtroppo in questa lista storica. Il ciclone Harry, un intenso medicane invernale, sta flagellando l’isola con venti tempestosi, piogge alluvionali e mareggiate mai viste. L’allerta meteo è massima e si temono pesanti conseguenze su territorio e comunità, benché, grazie agli avvisi precoci, sinora non risultino vittime dirette (solo feriti e dispersi poi ritrovati) mentre si registrano già danni diffusi. Quando si placherà, l’evento Harry verrà annoverato tra gli estremi meteorologici più significativi di questo ultimo mezzo secolo in Sicilia, ulteriore testimonianza dell’andamento climatico in evoluzione.

Esperti e istituzioni: cause e soluzioni sotto la lente

Di fronte a questa escalation di eventi estremi, climatologi e meteorologi sottolineano il legame con i cambiamenti climatici in atto e invocano misure di adattamento e prevenzione. Studi del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (CMCC) hanno evidenziato, ad esempio, che in futuro i cicloni mediterranei potrebbero diventare meno frequenti ma più intensi: «I modelli indicano che il cambiamento climatico in corso renderà i medicane meno frequenti ma più intensi… l’aumento di temperatura del Mediterraneo favorirà la formazione di eventi più intensi», spiega il climatologo Enrico Scoccimarro. In altre parole, avremo forse meno cicloni, ma quelli che si formeranno saranno più violenti grazie all’energia aggiuntiva fornita dai mari caldi. Questo trend è già visibile: basti confrontare gli ultimi anni con i decenni passati per notare come mini-uragani e precipitazioni eccezionali colpiscano il Sud Italia più di prima.

Gli esperti mettono anche l’accento sulla fragilità del territorio. La geologa Paola Salvati dell’IRPI-CNR ricorda che “oltre 5.000 persone sono morte in Italia per frane e alluvioni negli ultimi 50 anni”, con la Sicilia tra le regioni tristemente colpite (167 vittime in 61 eventi alluvionali dal 1960 al 2010). Molte tragedie non sono dovute solo alla pioggia, ma all’incuria umana: costruzioni abusive, mancata manutenzione di fiumi e versanti, urbanizzazione caotica. «Non siamo fatti per la prevenzione… in Italia si spende più per ricostruire che per prevenire», ha ammesso amaramente un ex capo della Protezione Civile, richiamando l’attenzione sulla necessità di investire in difesa del suolo. In Sicilia, il dissesto idrogeologico (frane, alluvioni, erosione costiera) è un problema cronico: oltre 360 comuni su 390 sono a rischio idraulico o franoso. Le autorità regionali, dall’Autorità di Bacino all’ARPA, stanno predisponendo mappe aggiornate delle zone più pericolose e piani di emergenza, ma servono interventi strutturali (argini, vasche di laminazione, consolidamento pendii) per ridurre l’impatto dei futuri eventi estremi.

C’è anche un aspetto positivo: la capacità di previsione meteo è migliorata moltissimo. Grazie ai satelliti e ai modelli ad alta risoluzione, oggi eventi come i medicane vengono individuati con qualche giorno di anticipo. Il Servizio Agrometeorologico Siciliano (SIAS) e l’ARPA monitorano costantemente piogge e fiumi; la Protezione Civile regionale ha sviluppato un sistema di allertamento più efficiente rispetto al passato. Strumenti come il nowcasting radar e le reti di pluviometri sul territorio consentono di seguire in tempo reale l’evoluzione dei temporali, come evidenziato dal meteorologo Franco Minutoli: «per prevenire gli eventi climatici estremi serve il nowcasting», ossia previsioni a brevissimo termine mirate alle zone specifiche. In pratica, la tecnologia c’è: occorre usarla appieno e accompagnarla a una pianificazione territoriale più consapevole del rischio climatico.

Infine, sul lungo periodo, la sfida più grande resta la lotta al cambiamento climatico. La Sicilia, e il Mediterraneo in generale, lancia un messaggio chiaro: il clima sta cambiando ora, non in un futuro lontano, e le comunità devono adattarsi. Ridurre le emissioni globali di gas serra è cruciale per evitare scenari peggiori, ma a livello locale bisogna anche prepararsi a convivere con nuove estreme condizioni. Dalle dichiarazioni del WWF e di Legambiente fino agli studi dell’ISPRA, il coro è unanime: serve una strategia integrata di adattamento ai cambiamenti climatici, che includa tutela dell’ambiente, infrastrutture più resilienti, sistemi di allerta capillari e educazione dei cittadini ai comportamenti di autoprotezione. La Sicilia, protagonista suo malgrado di eventi estremi, sta accumulando un doloroso bagaglio di esperienze. Trasformare queste esperienze in politiche efficaci di prevenzione e sostenibilità sarà fondamentale per il futuro dell’Isola – un futuro in cui, si spera, termini come “bomba d’acqua”, “medicane” o “alluvione lampo” tornino ad essere rarità e non tragica consuetudine.

Roberto Greco

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