Il verdetto del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo 2026 è netto: la riforma della giustizia proposta dal governo Meloni è stata bocciata con il 53,2% di voti contrari a livello nazionale. In questo scenario, la Sicilia emerge come una delle roccaforti del “NO”, superando ampiamente la media nazionale. Mentre l’Italia si divideva tra un 46,8% di “SÌ” e un 53,2% di “NO”, nell’isola il fronte del rifiuto ha raggiunto il 61,0%, con punte del 69,0% a Palermo. «Il dato sul NO per noi è assolutamente entusiasmante», esordisce Valentina D’Orso, deputata del Movimento 5 Stelle e componente della seconda Commissione Giustizia alla Camera. «Siamo la seconda regione per prevalenza dei NO e Palermo è una delle città che ha risposto con maggiore determinazione, segnando una netta bocciatura della riforma costituzionale. È un risultato che mi riempie di orgoglio per la scelta dei miei concittadini e delle mie concittadine». Il distacco in Sicilia è evidente: solo il 39,0% dei votanti ha sostenuto la riforma, contro una media nazionale del 46,3% (escludendo il voto estero). A livello nazionale, il “NO” ha prevalso in 17 regioni su 20 e in tutti i 20 capoluoghi di regione, consolidando un trend che ha visto le grandi città opporsi al progetto governativo. Tuttavia, l’affluenza nella regione guidata da Renato Schifani si è fermata al 46,1%, ben distante dal 58,9% nazionale. «Numeri che ci lasciano sempre preoccupati, poiché la partecipazione democratica è fondamentale», spiega D’Orso. «È un dato in linea con altri appuntamenti elettorali nella nostra regione. Dobbiamo considerare che si trattava di un referendum molto tecnico, il cui quesito ostico può aver scoraggiato chi era meno attrezzato. È una spiegazione plausibile che dobbiamo darci con lucidità».
Oltre il quesito tecnico: il voto come segnale politico di un Sud che chiede risposte
Il confronto con il resto d’Italia mostra un divario profondo: province come Firenze hanno raggiunto il 70,0% di affluenza, mentre la Sicilia è rimasta nelle retrovie insieme a Bolzano (34,4%). I dati Youtrend indicano inoltre che a livello nazionale l’affluenza è stata maggiore nei comuni più popolosi (60,5% nelle città sopra i 100mila abitanti) e in quelli con una maggiore percentuale di laureati (65,1%). «Sicuramente c’è stata una bocciatura delle politiche di questo governo, non solo in materia di giustizia», afferma con decisione la deputata. «I cittadini, in particolare quelli del Sud, hanno voluto dare una “sveglia” al governo, indicando che le priorità del Paese sono altre. Il Sud dice chiaramente che il governo ha sbagliato tutto, specialmente per il nostro territorio. Se fossi in loro, traballerei». Questa lettura politica trova riscontro nei sondaggi post-voto: il 28% dei votanti ha dichiarato di aver scelto per dare un segnale politico, quota che sale al 34% tra gli elettori del NO. Inoltre, il 31% di chi ha votato NO lo ha fatto esplicitamente per opporsi al governo. Nonostante la sconfitta, il 54% degli italiani ritiene comunque che Giorgia Meloni debba continuare a guidare l’esecutivo. «Questa campagna ha dimostrato che uniti si vince, facendo squadra con la società civile», osserva D’Orso guardando alle prossime scadenze elettorali. «Dobbiamo costruire un’alternativa coesa basata su valori condivisi».
Basta “carrozzoni”: la ricetta M5S punta su nuovi magistrati e processi più brevi
Sulle necessità del sistema giudiziario, la deputata è categorica: «La giustizia ha bisogno di investimenti in risorse umane. Abbiamo solo 12 giudici ogni 100mila abitanti contro i 22 della media europea. Invece di investire in nuovi “carrozzoni” come l’Alta Corte disciplinare o il secondo Consiglio Superiore della Magistratura, il governo dovrebbe usare quei fondi per assumere magistrati e personale amministrativo, riducendo i tempi dei processi che oggi mettono in ginocchio famiglie e imprese». Mentre il governo incassa la sconfitta, la Sicilia si conferma laboratorio politico, rivendicando una visione della giustizia più legata all’efficienza dei servizi che ai cambiamenti dell’architettura costituzionale.
Mario Catalano