Sicilia, un anno ai margini: cosa resta del 2025 per chi è più fragile

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Il 2025 si chiude in Sicilia con un bilancio sociale complesso, segnato da fragilità strutturali che non possono più essere lette come emergenze temporanee. A fine anno si tirano le somme, ci si confronta tra amici e parenti, si ascoltano i commenti dei colleghi (per chi un lavoro lo ha). Anche la politica tira le somme e interpreta i dati, spesso discordanti tra maggioranza e opposizione. Poi ci sono i semplici numeri, quelli ufficiali, che lasciano poco spazio alla fantasia e mostrano un’Isola in cui le condizioni di vita di una parte consistente della popolazione restano critiche, soprattutto per famiglie, giovani e anziani.

Per povertà assoluta l’ISTAT intende l’impossibilità di acquistare un paniere minimo di beni e servizi essenziali; l’indicatore di rischio di povertà o esclusione sociale – AROPE – include invece chi vive con redditi bassi, in condizioni di grave deprivazione materiale o in famiglie a bassa intensità di lavoro.

Sul quadro generale, l’ISTAT stima (report del 14 ottobre 2025) che nel 2024 in Italia la povertà assoluta abbia riguardato l’8,4% delle famiglie (oltre 2,2 milioni) e il 9,8% degli individui (oltre 5,7 milioni). Nel Mezzogiorno l’incidenza familiare è più alta (10,5%), e la componente territoriale continua a pesare in modo decisivo sulle traiettorie di esclusione.
E se l’indicatore cambia (non povertà assoluta ma rischio di povertà o esclusione sociale – AROPE), il divario resta: in un quadro in cui nel 2023 il Mezzogiorno arriva al 39,0%, la Sicilia è indicata dall’ISTAT tra le regioni con valori oltre il 40%, pari al 41,4%.

La povertà non riguarda più soltanto chi è fuori dal mercato del lavoro. In Sicilia cresce il numero di famiglie in cui almeno una persona lavora ma il reddito non è sufficiente a garantire condizioni di vita dignitose. È il segnale di un mercato del lavoro fragile, caratterizzato da occupazione discontinua, bassi salari e forte stagionalità. Il lavoro, sempre più spesso, non riesce a svolgere la sua funzione di protezione sociale. In parallelo, gli indicatori sulle condizioni economiche aiutano a leggere la “zona grigia” del lavoro povero: nel report ISTAT (26 marzo 2025) su Condizioni di vita e reddito, la soglia di basso reddito (calcolata sui redditi da lavoro 2023) è stimata, per il 2024, in 12.188 euro annui (circa 1.015 euro al mese).

Tutto si complica in questi giorni di festa anche il lato umano risente ancor più della situazione di instabilità generale. In molti vanno in giro per le strade delle grandi città , e non solo, trovandosi a vivere una dicotomia di emozioni, non facile da gestire. Tra mercatini natalizi nelle piazze e negozi addobbati a festa, luminarie che lasciano a bocca aperta e giochi di luci proiettati sulle facciate dei palazzi antichi, si incontrano in molti angoli delle strade persone distese ai margini di un marciapiede.

Uomini o donne in ginocchio, ai lati delle vetrine. Essere umani che comunicano ormai solo con cartelli di fortuna che riportano un grido d’aiuto, o forse una preghiera di speranza: “ho fame!”. È difficile restare impassibili davanti a un contrasto così forte. Come decidere, dunque, a chi o cosa destinare i soldi già “in carico” al capitolo natalizio? Non è facile passare oltre, o letteralmente scavalcare chi è semidisteso in strada visibilmente fragile, per raggiungere gli stand.

Anche l’economia deve girare, e spesso la scelta è presto fatta. Eppure, mentre i consumi si muovono, il Terzo settore continua a sostenere con grandi difficoltà le famiglie più fragili: non solo nella solitudine di un quotidiano senza stabilità, ma anche nella paura di una speranza che si affievolisce. Tutto si complica esponenzialmente se si tratta di persone sole, o di persone con deficit significativi che richiedono il supporto di altri.

A questa condizione di stress per associazioni e volontari si affianca un sistema di welfare territoriale sotto pressione. I Comuni siciliani, primo presidio di risposta ai bisogni sociali, dispongono di risorse limitate rispetto alla domanda crescente. Nel comunicato ISTAT sulla spesa dei Comuni per i servizi sociali (anno 2022, pubblicato il 24 settembre 2025), la spesa media nazionale è pari a 150 euro pro capite; al Sud scende a 78 euro, nelle Isole è 144 euro: divari che si traducono in servizi meno capillari e più diseguali.
Nello stesso quadro, un indicatore particolarmente rivelatore è la spesa per il servizio sociale professionale: in media nazionale vale 9 euro pro capite, ma in Sicilia scende a 4 euro pro capite (anno 2022), segnale di una rete che fatica a strutturarsi proprio nel lavoro di prossimità.

Nel corso del 2025, l’aumento del costo della vita ha aggravato una situazione già fragile. Bollette, affitti e beni essenziali incidono in modo sproporzionato sui bilanci delle famiglie siciliane, che partono da livelli di reddito mediamente più bassi rispetto ad altre regioni. Per molte persone, la rete familiare e il supporto del Terzo settore restano l’unico argine alla caduta in condizioni di grave esclusione.

Il 2025 lascia quindi in eredità una Sicilia che continua a resistere, ma che fatica a garantire pari diritti e opportunità. Il nuovo anno si apre con una consapevolezza chiara: senza un rafforzamento strutturale del welfare e del lavoro di qualità, chi vive ai margini continuerà a restarci, indipendentemente dal cambio di calendario.

Mauro Faso

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