Sanità in Sicilia: la fuga dei medici diventa un’emergenza

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L’emorragia di medici in Italia si è già trasformata in emergenza durante la pandemia, ma da quel momento nulla è stato fatto per evitare un’ulteriore fuga di cervelli all’estero e rendere la professione più attrattiva per i giovani. A preoccupare è principalmente la carenza di medici di base, destinata ad acuirsi ulteriormente nel 2026. La Sicilia è una delle regioni italiane più colpite da questo problema, con molti medici che superano il tetto di 1.500 assistiti. 

«Sapevamo da anni che avremmo avuto questo tipo di problemi sostiene Luigi Galvano, presidente provinciale della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale) -. Perché ovviamente tutti quelli che hanno cominciato ad esercitare la professione negli anni ‘80 e ‘90 andranno in pensione in questi anni. L’Italia avrebbe dovuto programmare per tempo determinate azioni volte a compensare i pensionamenti e garantire il ricambio generazionale, ma non è stato fatto».

Secondo la Fondazione Gimbe, tra il 2023 e il 2026 sono 11.439 i medici di medicina generale che hanno compiuto o compiranno 70 anni, raggiungendo così l’età massima per la pensione in tutto il Paese. E per l’anno venturo sono previsti in Sicilia 155 pensionamenti, che andranno ad incidere sulla già precaria situazione isolana. A ciò bisogna aggiungere che l’emergenza sanitaria non riguarda soltanto i medici di famiglia, ma un po’ tutte le specializzazioni, con a capo la medicina d’emergenza-urgenza, l’anestesia e rianimazione, la chirurgia generale e la pediatria.

«Abbiamo difficoltà a reperire personale anche di psichiatria– precisa ancora il dottore Galvano –. Con la legge Basaglia, negli anni ‘70, moltissime persone ottennero dei posti di lavoro nei servizi territoriali con il solo tirocinio, senza alcuna specializzazione. Ma anche soltanto con tirocini in materie attigue come la neurologia e neuropsichiatria. Man mano che queste persone sono andate in pensione non sono state compensate. Nel nostro Paese, si stima che siano in carico ai servizi territoriali circa 800.000 persone, ma che avrebbero bisogno di un aiuto psichiatrico almeno il doppio delle persone».

La soluzione per mitigare l’odierna emergenza è risaputa, infatti, il problema della professione medica è che ha perso attrattività. Le motivazioni principali sono la scarsa sicurezza sul luogo di lavoro, la mancata possibilità di un importante avanzamento di carriera e gli stipendi più bassi d’Europa: «Un giovane medico che comincia a lavorare in ospedale percepisce uno stipendio di 2600 euro al mese, per cinque anni. Comprese le notti, le domeniche e gli straordinari. All’estero a parità di mansione percepiscono 6000 euro al mese– sottolinea ancora il presidente provinciale della FIMMG –. Uno specializzando qui prende 1700 euro al mese, ma in Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Svizzera ne prende 4.000».

Sonia Sabatino 

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