Dell’importanza del servizio di riscossione coattiva non credo che qualcuno possa dubitarne.
L’Agente della riscossione – comunemente chiamato “esattore” – è oggi l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, subentrata a Equitalia e, in Sicilia, a Riscossione Sicilia. Il suo compito è riscuotere quanto gli enti impositori (Agenzia delle Entrate, enti locali, INPS e altri) hanno “iscritto a ruolo”.
Dall’iscrizione a ruolo scaturiscono tutti gli adempimenti esecutivi, il primo dei quali – salvo i casi di atti “impoesattivi” – è la notifica della cartella di pagamento, primo atto esecutivo nei confronti dei contribuenti che hanno omesso i versamenti dovuti, magari dopo aver perso la possibilità di definire in forma agevolata o dopo essere decaduti da una rateizzazione.
L’Agente della riscossione tenta di operare con tempestività ed efficienza, ma sono numerosissimi i casi in cui il debito diventa inesigibile, lasciando un enorme “magazzino” di cartelle non pagate e spesso impossibili da recuperare. Questo rappresenta un pesante fardello per il bilancio dello Stato e per l’Agenzia stessa, chiamata a tentare di recuperare somme che quasi certamente non affluiranno mai all’erario.
Negli anni sono stati introdotti diversi strumenti di alleggerimento – come le varie “rottamazioni” e il “saldo e stralcio” – oltre a un sistema di rateizzazione più flessibile, ma la situazione non è mai realmente migliorata.
Le novità della riforma
Con la riforma tributaria e, in particolare, con il Decreto legislativo n. 110 del 29 luglio 2024, sono state introdotte nuove misure per rendere la riscossione più efficace ed efficiente. È prevista la revisione dell’attuale modello organizzativo, con l’eliminazione del dualismo tra Agenzia delle Entrate e Agenzia delle Entrate-Riscossione, il superamento dello strumento del ruolo e della cartella di pagamento e l’ampliamento degli atti immediatamente esecutivi, per ridurre i tempi di avvio delle azioni cautelari ed esecutive.
È stata inoltre semplificata la rateizzazione dei debiti, che potrà arrivare fino a 120 rate (10 anni), e introdotti nuovi obblighi per la notifica della cartella entro nove mesi dall’affidamento del carico. Sono previsti controlli più serrati da parte degli enti impositori e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, tramite l’Agenzia delle Entrate, per verificare la conformità delle azioni di recupero.
La nuova disciplina del discarico
Un punto centrale della riforma è la revisione degli articoli 19 e 20 del D.Lgs. 112/1999, che regolano il cosiddetto “discarico”, ovvero la possibilità di sollevare l’agente della riscossione dall’obbligo di recupero di crediti ormai irrecuperabili.
Dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore il discarico automatico, con l’assunzione dell’onere di riscossione da parte dell’ente impositore. Questa misura riguarderà i crediti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione dal 1° gennaio 2025 e non riscossi entro il 31 dicembre del quinto anno successivo all’affidamento. Si tratta, ad esempio, di debitori deceduti senza eredi, nullatenenti o irreperibili, oppure di importi talmente esigui da non giustificare ulteriori azioni di recupero.
Va precisato che il discarico non estingue il debito: la cartella resta formalmente valida e l’ente creditore potrà decidere se abbandonare definitivamente la pratica o affidarla ad altri soggetti, anche privati, iscritti in appositi albi.
È prevista anche la possibilità di un discarico anticipato, prima dei cinque anni, per i carichi affidati dal 2025, nei casi in cui l’Agenzia delle Entrate-Riscossione accerti la chiusura del fallimento o della liquidazione giudiziale del debitore, l’assenza di beni aggredibili verificata tramite l’anagrafe tributaria o la mancanza di nuovi beni rispetto a quelli già oggetto di tentativi di recupero infruttuosi. In tali situazioni, il carico – pur discaricato – resta esigibile e potrà essere riattivato se dovessero emergere nuovi elementi patrimoniali.
Sono invece esclusi dal discarico anticipato i crediti ancora “in vita”, ad esempio quelli sospesi, in corso di dilazione, oggetto di procedure concorsuali o con accordi in essere secondo il Codice della crisi d’impresa.
Una sfida da 1.300 miliardi
Secondo le ultime stime, i crediti complessivi affidati alla riscossione ammontano a circa 1.300 miliardi di euro, dei quali solo il 7% è realisticamente recuperabile.
Per affrontare il problema, è al lavoro una Commissione sullo smaltimento del magazzino della riscossione, che ha recentemente presentato la propria relazione.
La necessità di interventi strutturali come quelli introdotti dal decreto 110/2024 appare dunque evidente e urgente, per ridurre la mole dei crediti inesigibili e restituire efficienza a un sistema che da anni soffre di lentezze e inefficacia.
Salvatore Forastieri