Randagismo in Sicilia, se la legge si ferma davanti alla burocrazia

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Senza regolamenti attuativi e personale sufficiente nelle ASP, la legge regionale 15/2022 resta impantanata. Il Garante degli animali: “Servono strutture, prevenzione e controlli, non ostacoli burocratici”

garante GiacobbeIl randagismo in Sicilia resta un’emergenza strutturale, aggravata da ritardi nell’applicazione completa della norma, carenze di personale e mancanza di infrastrutture veterinarie pubbliche. Inizia oggi un viaggio del nostro giornale attraverso figure istituzionali, volontari e associazioni che si occupano dei nostri amici a quattro zampe. Per una prima visione ampia del fenomeno, delle sue criticità e punti di forza, abbiamo intervistato il Garante regionale per i diritti degli animali, Giovanni Giacobbe. Abbiamo incontrato una persona competente e senza dubbio alcuno addentro alle problematiche e alle criticità ma, soprattutto, ricca di proposte e soluzioni di supporto alle amministrazioni. Seppure con una visione positiva, e grande volontà di collaborazione con gli Enti locali, il Garante non le manda a dire e, con chiarezza e propositività, scende in campo in prima persona per denunciare una situazione “ferma a metà strada”, dove la legge esiste ma non cammina “perché le mancano le gambe”, ovvero i regolamenti attuativi e le risorse per renderla operativa. Ma offre anche soluzioni raggiungibili ed a misura di risorse disponibili.

Una legge regionale in attesa di attuazione

Iniziamo col delineare le norme di riferimento. La legge regionale n. 15 del 2022, che rappresenta il principale strumento normativo per la tutela e il controllo del randagismo, “è composta da oltre trenta articoli ma è regolamentata solo in parte” (ed ancora in realtà la pubblicazione della prima parte dei regolamenti di attuazione, ad oggi non è nemmeno avvenuta n.d.r.)”. Una norma che il legislatore regionale ha ben formulato, e certamente all’avanguardia nel quadro nazionale. Il primo problema sta nel darle seguito attraverso i regolamenti d’attuazione.
Tre importanti articoli sono stati recentemente dotati del loro regolamento attuativo, ma il resto del testo è ancora sospeso. “Una legge senza regolamenti rimane ferma”, spiega il Garante, auspicando che “si colmi presto questo vuoto”.

I comuni e la gestione dei canili

Molti comuni siciliani affidano gli animali randagi a strutture private, spesso lontane decine di chilometri dal territorio di provenienza. Una volta stipulate le convenzioni, però, alcune attività a tutela degli animali vengono meno: “In diversi casi i Comuni non verificano neppure se i cani affidati siano ancora vivi, figuriamoci se si attivano concretamente per favorire le adozioni di questi cani” spiega il Garante. Va però detto che le Amministrazioni locali molto spesso non hanno le risorse economiche per dar corso a controlli e interventi ancora più importanti di queste verifiche, come lo è il monitoraggio del territorio, che impedisca che una gestione poco oculata dei cani dei privati, porti a cucciolate fuori controllo e poi magari ad abbandoni.
Una situazione che, oltre a porre questioni etiche, pesa sui bilanci pubblici. Ogni cane ricoverato in un canile convenzionato costa mediamente 4 euro al giorno. “In astratto il Comune dovrebbe essere il primo ente interessato a promuovere le adozioni, ma spesso sembra che una volta depositati in canile, il problema dei cani non esista più, semplicemente con lo sparire di essi dalla vista. E così sparisce anche l’interesse concreto a pensare ai canili solo come luoghi di transito, ma anche quello di ridurre la spesa pubblica. Per fortuna alcuni Comuni con l’aiuto delle associazioni animaliste, ma anche alcuni gestori di canili privati, sempre con la fondamentale collaborazione delle associazioni di protezione degli animali presenti sul territorio Siciliano, provano a colmare questo gap.”

Le carenze dell’Asp e la proposta degli ospedali sanitari provinciali

Uno dei nodi più critici è la carenza di personale veterinario nelle Asp. La contrazione degli organici rallenta sterilizzazioni, interventi d’urgenza e campagne di controllo. “Servirebbe almeno un operatore che si occupi solo di randagismo ogni cinquantamila abitanti – sottolinea il Garante – per poter gestire in modo adeguato il fenomeno.” Di fatto il doppio delle risorse previste ad oggi dalle norme.

Tra le proposte più concrete figura la creazione di rifugi sanitari pubblici, che il Garante però vorrebbe suggerire di trasformare in ospedali sanitari provinciali per animali, in grado di eseguire anche interventi di elezione, oltre che di pronto soccorso e chirurgia di base: “Oggi i comuni sono costretti a rivolgersi a cliniche private, con costi elevatissimi, perché le strutture pubbliche non ci sono, o non sono attrezzate come sale operatorie o magari paradossalmente anche laddove lo siano, non  dispongono di tutte le attrezzature necessarie, quale potrebbe essere ad esempio un apparecchio radiografico funzionante, fondamentale nel caso di animali feriti.”

Il nodo delle risorse e delle sinergie tra comuni

Il Garante invita le amministrazioni locali a consorziarsi per ridurre i costi: “Dieci comuni potrebbero unire le forze e allestire insieme una sala operatoria attrezzata. Servono circa 50 mila euro, una cifra sostenibile se suddivisa”.
La legge stessa prevede questa possibilità, ma finora è rimasta eufemisticamente assai poco applicata.

Prevenzione e controllo: sterilizzazioni e vigilanza

Per arginare il fenomeno, la chiave è la prevenzione. “Le sterilizzazioni devono essere fatte a tappeto, altrimenti il numero di animali continua a crescere.”
Tuttavia, senza personale di polizia locale sufficiente e con scarsi controlli nelle aree rurali, i cani continuano a riprodursi liberamente. Il Garante propone di coinvolgere anche il Corpo forestale regionale nel monitoraggio del territorio, come la Legge 15/2022 già prevede in realtà.

Un censimento ormai obsoleto

L’ultimo censimento risale al 2019, quando nei canili siciliani erano registrati oltre 21.500 cani. Oggi i numeri sono certamente aumentati, ma “nessuno può dire quanti siano davvero gli animali presenti sul territorio”.
Senza dati aggiornati, diventa impossibile pianificare interventi efficaci e bilanci sostenibili.

Applicare la legge per cambiare rotta

“Abbiamo uno strumento eccellente, ma non lo stiamo usando”, conclude il Garante.
L’appello è chiaro: rendere pienamente operativa la legge regionale 15/2022, completando i regolamenti attuativi, potenziando il personale delle Asp e dotando ogni provincia di strutture sanitarie per animali.
Solo così la Sicilia potrà passare da una gestione emergenziale a una politica di tutela, prevenzione e civiltà.

Va detto che la città di Palermo, per impegno e risorse dedicate, sembra essere un’isola (un po’ più) felice nel contesto regionale. Il nostro giornale ha avviato un percorso di collaborazione con il Garante regionale per i diritti degli animali e con l’Assessore al Benessere Animali della città di Palermo. È nostra intenzione, oltre a continuare ad addentrarci nelle criticità e punti di forza del comparto, contribuire alla realizzazione di una Rubrica dedicata alle adozioni. Vi offriremo una sezione con informazioni sulle procedure, sui cani adottabili e le loro caratteristiche. Nel prossimo articolo affronteremo la questione dal punto di visti dei volontari ed attivisti, oltre ad aver intervistato l’Assessore competente del Comune di Palermo unica città dell’isola che ha realizzato interventi che ad oggi permettono di risparmiare bel 1 milione di euro l’anno alle casse comunali.

Mauro Faso

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