Un importante plauso è arrivato dal professore Eduard V. Karamov, esperto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sullo studio “The STAT Signaling Pathway in HIV-1 Infection: Roles and Dysregulation”, firmato dal dottore Manlio Tolomeo e dal professore Antonio Cascio, entrambi dell’Unità operativa di “Malattie Infettive” del Policlinico “Paolo Giaccone” di Palermo.
Lo studio, pubblicato sulla rivista “International Journal of Molecular Sciences”, mette in luce come l’Hiv sia in grado di attaccare e depotenziare diversi apparati del sistema immunitario tra cui le STAT (Signal Transducer and Activator of Transcription), cioè una famiglia di proteine che agisce come fattore di trascrizione intracellulare, quindi trasloca nel nucleo delle cellule per influenzare i processi vitali delle stesse come la proliferazione, la differenziazione e l’immunità.
«Le nostre cellule comunicano tra di loro attraverso le molecole chimiche, le quali si legano a specifici recettori – spiega il dottore Manlio Tolomeo -. Avvenuto ciò il messaggio viene trasmesso al DNA affinché possa essere espletato. In questo contesto, le STAT sono tra i più importanti “messaggeri” di informazione tra la membrana citoplasmatica (il recettore) e il DNA (il nucleo). Con il nostro studio abbiamo evidenziato, l’importante ruolo che le STAT ricoprono all’interno del sistema immunitario e come l’HIV sia in grado di alterarle notevolmente. Per cui crolla il concetto di base secondo cui per studiare il paziente basta accertare la sua carica virale e il numero di CD4, perché anche le STAT vengono attaccate dal virus».
Proprio le CD4 sono, infatti, un indicatore chiave dello stato di avanzamento dell’HIV verso l’AIDS. Parliamo di importati cellule del nostro sistema immunitario, che vengono pesantemente attaccate dal virus dell’Aids. L’indebolimento delle CD4 è dunque uno dei maggiori segnali della presenza di una infezione da HIV. Secondo le nuove scoperte, pubblicate da Tolomeo e Cascio, le classiche analisi non sarebbero però più sufficienti a completare il quadro di salute del soggetto esaminato.
«Siamo riusciti a rendere chiaro il fatto che occorrerebbe fare uno studio più approfondito su ogni paziente – sottolinea ancora il dottore Tolomeo-, valutando in particolare le sette isoforme (proteine n.d.r.) del sistema STAT, in modo tale da capire quanto sia grave la situazione del soggetto in questione, anche se presenta un numero normale di CD4 e una carica virale pari a zero. Perché se viene compromesso il sistema STAT, si creano problemi notevoli. La terapia che usiamo al momento abbatte la carica virale, nonostante ciò con il passare del tempo, chi ha contratto l’HIV tende ad andare incontro a situazioni spiacevoli, tipo la senilità precoce e alterazioni del sistema cardiovascolare. Adesso abbiamo capito che c’è dietro molto altro e che dobbiamo agire anche su questo fronte».
«Stiamo studiando dei farmaci che agiscono sul sistema STAT, anche se non sono stati messi a punto per l’AIDS ma per altre patologie, per cui stiamo provando a riposizionarli per l’infezione da HIV. Le ricerche sono ancora a livello embrionale, perché si tratta di dati recentissimi – riferisce, infine, Antonio Cascio -. Andiamo comunque verso una comprensione migliore del meccanismo molecolare che consente all’HIV di alterare il sistema immunitario e sulla base di questa conoscenza della fisiopatologia, stiamo cercando di mettere a punto dei farmaci che possano difendere e riequilibrare tutto il sistema immunitario del paziente».