“In principio era il gioco” arriva a Palermo e apre al pubblico negli spazi dell’Archivio Storico Comunale, in via Maqueda 157. La mostra dell’artista Martin Emschermann, visitabile dal 24 gennaio al 28 febbraio 2026, raccoglie una serie di sculture in terracotta maiolicata che trasformano il gesto ludico in una vera grammatica del mondo. Le opere esposte sono raccolte nel catalogo bilingue In principio era il gioco, edito da Ex Libris e curato da Marco Cocciola, che accompagna il progetto con un testo critico dedicato alla ricerca dell’artista.
Chi è l’artista Martin Emschermann?
Martin Emschermann, nato a Friburgo nel 1969 e formato all’Accademia di Belle Arti di Carrara, vive e lavora a Palermo dal 1997. Qui ha sviluppato una ricerca in dialogo costante con l’ambiente e con il contesto umano che lo circonda. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero.

“In questa intensa esposizione di sculture Martin Emschermann – spiega il curatore Marco Cocciola – trasforma il gesto ludico in una vera e propria grammatica del mondo. Le terrecotte maiolicate, concepite come micro-architetture di pesi, vuoti e tensioni, traducono capriole, equilibri e complicità infantili in forme leggere, quasi sospese. La materia, scavata, ricucita, rivestita di luce, diventa il teatro di un linguaggio non detto, fatto di inclinazioni, respiri e relazioni. In queste figure, che dialogano naturalmente con lo spazio e con lo sguardo del visitatore, Emschermann condensa l’energia fragile e potentissima dell’infanzia, mostrando come il gioco possa farsi regola, ricerca e visione”.
Per approfondire ulteriormente il senso della mostra abbiamo intervistato Marco Cocciola, il curatore.
Ricorda ancora oggi il primo incontro con Martin nel suo laboratorio al Papireto, nel centro storico palermitano, a pochi passi da casa sua?
« Si, lo rivedo mentre modella la statua di un personaggio storico commissionata da un comune siciliano. Gli rivolgo qualche domanda e, osservandolo al lavoro, comprendo subito che ciò che fa è ricerca. È il bisogno di raggiungere una forma che, a un certo punto, appaghi lo spirito».
Nel suo testo fa riferimento al modello classico e alla sua distanza da quella tradizione. In che modo questo influisce sulla sua scultura?
«Per i Greci la bellezza assoluta dipendeva dall’armonia delle parti con l’insieme. Non cercavano corpi reali, ma forme idealizzate. Per Emschermann, per un temperamento esuberante come il suo, quei canoni sono troppo rigidi. Li percepisce come stereotipi freddi, vuoti, quasi banali. La sua arte rifiuta quel modello per privilegiare l’espressività».
Questa scelta sembra portarlo verso una dimensione più psicologica.
«Sì, la sua formazione culturale e il bisogno di guardare la realtà concreta con uno sguardo non convenzionale lo spingono a compiere una vera indagine psicologica. Questa tensione, qualunque sia il tema affrontato, è una costante del suo lavoro».

Nelle terracotte maiolicate della serie Gioco il tema si amplia e diventa linguaggio. Come avviene questo passaggio?
«In queste opere Emschermann continua a guardarsi intorno e fa del gioco una grammatica del mondo, prima ancora che un tema iconografico. La sua scultura non rappresenta soltanto bambini e adolescenti impegnati in capriole o piccoli gesti di complicità, ma mette in atto il gioco come regola, strategia, tentativo, relazione».
Che ruolo ha la materia in questa trasformazione?
«È centrale. Le terracotte sono concepite come micro-architetture di pesi, vuoti e tensioni. La materia è scavata, ricucita, rivestita di luce e diventa il teatro di un linguaggio non detto, fatto di inclinazioni, respiri e relazioni. È un’arte che nasce dalla concretezza e arriva alla leggerezza dell’immaginazione».
Cosa raccontano, in fondo, queste figure a chi le osserva?
«Condensano l’energia fragile e potentissima dell’infanzia. Mostrano come il gioco possa farsi regola, ricerca e visione. È un messaggio semplice e profondo allo stesso tempo, che parla del nostro modo di stare nel mondo».
La mostra è a ingresso libero. Orari di apertura:
- Lunedì e martedì: 9.00 – 13.00
- Mercoledì, giovedì e venerdì: 9.00 – 13.00 / 15.00 – 17.00
- Sabato e domenica: orario continuato 10.00 – 16.30
Dorotea Rizzo