Trent’anni da precari: la battaglia infinita degli ASU siciliani (VIDEO)

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Continua la mobilitazione dei lavoratori ASU del settore dei Beni culturali, che chiedono la definitiva stabilizzazione dei contratti e la chiusura di uno dei capitoli più lunghi del precariato siciliano.

Nella mattinata di ieri, un gruppo di impiegati provenienti non solo da Palermo, ma anche da Trapani e Messina, si è riunito davanti alla Presidenza della Regione Siciliana, per lanciare un ultimatum al governo Schifani e chiedere che vengano finalmente attuate le leggi e le promesse che consentirebbero di mettere “nero su bianco” le loro posizioni lavorative.

«Siamo i lavoratori ASU impegnati da 28 anni per la Regione Siciliana nel settore dei Beni culturali – spiega Barbara Gambino, segretaria regionale USB –. Siamo qui per chiedere l’approvazione del piano assunzionale, pronto ormai dal 16 maggio. Ad oggi non è stato ancora approvato: manca la delibera di giunta».

Dopo gli incontri di luglio, anche in Commissione Lavoro, ai quali avevano partecipato tutte le sigle sindacali, sembrava che il processo fosse finalmente avviato. Ma tutto si è nuovamente fermato.

Il percorso di stabilizzazione affonda le radici nel marzo 2024, quando il governo regionale stanziò 3 milioni di euro per garantire l’integrazione oraria ai lavoratori ASU, portando l’orario di lavoro da 20 a 36 ore settimanali in attesa della stabilizzazione. Il provvedimento riguardava circa 258 lavoratori impiegati nelle sedi centrali e periferiche dell’assessorato ai Beni culturali. Successivamente, la Legge regionale n. 1 del 9 gennaio 2025 (Legge di Stabilità regionale) ha previsto, all’articolo 10, la stabilizzazione a tempo pieno e indeterminato del personale ASU, autorizzando l’assunzione diretta nelle strutture regionali o tramite la partecipata Servizi Ausiliari Sicilia (SAS). Nel marzo 2025 la Regione ha confermato la copertura economica, stanziando altri 3 milioni di euro per mantenere l’integrazione oraria fino alla conclusione dell’iter. Il Dipartimento regionale del Lavoro, con la circolare n. 12.390 del 27 marzo, ha poi fissato criteri e modalità per la stipula dei contratti. Tra giugno e luglio 2025 sono arrivate le prime stabilizzazioni: 28 lavoratori hanno firmato i contratti, mentre per il resto del bacino, 258 unità complessive, è stato annunciato l’avvio del percorso finale.

Intanto, la protesta è tornata in piazza. Alcuni lavoratori hanno annunciato la possibilità di un presidio permanente davanti a Palazzo d’Orléans, per spingere la Regione ad accelerare i tempi burocratici.

«Abbiamo deciso di avviare una forma di protesta permanente – racconta Gianluca, uno dei manifestanti – Alcuni colleghi resteranno qui anche di notte, finché non otterremo un documento scritto che ci dia una certezza reale sul nostro futuro. È assurdo doverlo dire, ma chiediamo solo di essere riconosciuti come lavoratori, dopo quasi trent’anni di servizio».

Secondo quanto riferito da Barbara Gambino, durante l’incontro avvenuto a Palazzo d’Orléans con il Capo di Gabinetto del Presidente Schifani, Salvatore Sammartano, quest’ultimo avrebbe confermato che la richiesta formale di stabilizzazione è già stata trasmessa in giunta dal Dipartimento competente e che, una volta approvata, la pratica passerà alla SAS – Servizi Ausiliari Sicilia, che dovrà convocare il consiglio dei soci per dare attuazione al piano di assunzioni.

L’unico vero ostacolo rimasto riguarda i tempi tecnici legati al bilancio regionale: l’iter non potrà concludersi fino all’approvazione del rendiconto generale e del bilancio consolidato, indispensabili per completare la procedura. Quest’anno, tuttavia, l’approvazione è in ritardo di alcune settimane, con conseguente sanzione economica per la Regione. Una volta approvato il bilancio consolidato, ha riferito la segretaria USB, saranno necessarie circa tre settimane per chiudere gli ultimi passaggi tecnici e pubblicare il bando di stabilizzazione, che resterà aperto per 15 giorni. I lavoratori dovranno in quella fase presentare la documentazione per l’inquadramento definitivo. Gambino ha aggiunto che Sammartano si è detto fiducioso sulla possibilità di chiudere tutto entro la fine dell’anno, invitando i sindacati a mantenere aperto il confronto. Anche Forza Italia avrebbe chiesto la convocazione della Commissione Lavoro dell’ARS per affrontare insieme ai vertici della SAS e ai rappresentanti sindacali le ultime fasi della procedura di stabilizzazione.

Dopo 28 anni di attesa, forse qualcosa finalmente si muove. Gli ASU dei Beni Culturali potrebbero presto vedere riconosciuta la loro dignità di lavoratori e firmare, a pochi anni dalla pensione, quel contratto stabile che la politica ha promesso per decenni.

Samuele Arnone

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