Peppe Nappa: il simbolo della tradizione carnevalesca siciliana

Le origini di Peppe Nappa sono sconosciute, potrebbe essere di Messina, di Palermo o di Agrigento, ma non è dato sapersi

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Peppe Nappa rappresenta perfettamente l’intima indole del siciliano, che viene ormai ammantata da strati di civilizzazione, ma resta sempre lì latente in ogni isolano. È la voglia di leggerezza e spensieratezza ispirate dal mare blu, dal cielo cristallino, dalle strade colorate, profumate e chiassose della Sicilia. Peppe Nappa non fa mistero della sua naturale inclinazione all’ozio e passa le sue giornate a scherzare, ballare, ridere, mangiare, bere e dormire.

La maschera del Carnevale siciliano: Peppe Nappa

Le origini di Peppe Nappa sono sconosciute, potrebbe essere di Messina, di Palermo o di Agrigento, ma non è dato sapersi. Di lui ci dice tutto il suo abbigliamento, da cui deriva anche il suo nome, infatti ‘Nnappa in siciliano significa “toppa” o “rattoppo”, termini che rimandano subito ad un’immagine di povertà. Eppure, il suo abito è celeste, un colore che indica la sua leggerezza, la sua spensieratezza e la sua capacità di rigirare le situazioni a suo vantaggio.

Doti di cui ha particolarmente bisogno, perché Peppe Nappa è un servitore molto pigro e scansafatiche, ma anche molto furbo, con un pensiero veloce e un’ironia che lo salva spesso dai guai. Anche la sua faccia beffarda dice tutto lui ed è proprio per questo motivo che Peppe Nappa è una delle poche figure carnevalesche che non porta alcuna maschera. Indossa infine un cappellino di feltro bianco o azzurro con le falde rialzate su una calotta piana e scarpe bianche con fibbie, oltre a una fascia al collo. La fame insaziabile e la smisurata golosità caratterizzano il personaggio, rendendo la cucina il suo ambiente preferito e il cibo il suo interesse principale.

La nascita di Peppe Nappa in Sicilia

Questa particolare figura è ormai intramontabile nella tradizione siciliana, infatti Peppe Nappa è emerso nel Cinquecento insieme ad altre maschere come Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, Colombina. Tutti loro sono nati nel contesto della Commedia dell’Arte, un genere teatrale diffusosi in quegli anni, in cui gli attori indossavano delle maschere e recitavano senza seguire un copione, ma improvvisavano seguendo soltanto un canovaccio.

Negli anni ‘50, Peppe Nappa è stato adottato da Sciacca come maschera del suo antichissimo carnevale. Ogni anno dunque, la figura di Peppe Nappa viene rappresentata su un carro allegorico fuori concorso e apre la sfilata carnevalesca, diventando simbolicamente sindaco della città durante i giorni di festa. Nell’ultimo trentennio, è particolarità del carro la distribuzione al popolo di salsicce alla brace, caramelle, vino e spremute d’arancia del luogo.

Al termine della festa la maschera di Peppe Nappa viene bruciata, perché lui rappresenta anche sacrificio e rinascita, proprio come il Carnevale che, una volta finito, si porta via gli eccessi e lascia il posto alla Quaresima. Un addio simbolico che si celebra ogni anno in piazza, mentre tutti ballano attorno al fuoco. Nel resto della Sicilia col tempo sono nate altre maschere e figure che oggi fanno parte della nostra tradizione, ma tutte queste ricalcano comunque la famosa indole incarnata prima di tutti proprio da Peppe Nappa.

Sonia Sabatino 

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