Palermo e il mare dimenticato: la città che cambia voce

Tra abitudini, distanza culturale e progetti di riqualificazione, il rapporto tra Palermo e il suo mare resta sospeso. E la sfida non è solo urbanistica.

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C’è un punto, uscendo dal centro di Palermo, in cui il mare appare all’improvviso. Non è uno scorcio da cartolina. Non è Mondello. E non è nemmeno un posto in cui ci si ferma. È qualcosa che compare di lato, quasi per caso. Lo vedi passando, il mare, spesso dal finestrino dell’auto e poi sparisce subito dietro palazzi, strade, cancelli.

È lì che si coglie una contraddizione semplice: Palermo è una città di mare in cui il mare, nella vita quotidiana, quasi non esiste. Non è lontano, ma non è nemmeno davvero presente.

Le abitudini che costruiscono distanza

A Ballarò, tra le bancarelle e le voci che si accavallano, il mare non entra quasi mai nei discorsi. Riguarda il tempo libero, le giornate “quando si può”, non la quotidianità.

Un giovane che lavora tra il centro e la zona industriale racconta che attraversa la città ogni giorno, ma verso la costa sud non ha mai motivo di andare. «Non c’è niente per noi lì. Non è una critica, è così».

Un uomo anziano, invece, ricorda altro. «Si andava verso Sant’Erasmo, verso la Bandita. Non era perfetto, ma era nostro». Oggi quei nomi restano, ma per molti sono solo indicazioni sulla mappa.

Per una parte della città, il mare è diventato un luogo preciso e limitato: Mondello, qualche tratto accessibile, soprattutto d’estate. Il resto è fuori dalle abitudini. E quando qualcosa esce dalle abitudini, piano piano esce anche dall’immaginario.

La Costa Sud: una linea interrotta

Da Sant’Erasmo ad Acqua dei Corsari si estende un tratto di costa che per anni ha rappresentato più una distanza che una possibilità. Fabbriche, discariche, accessi difficili, pezzi di città lasciati a metà. Tutto insieme ha costruito una separazione concreta tra i palermitani e il loro mare.

Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. Interventi, progetti, tentativi di ricucire. Ma la percezione di quel litorale cambia più lentamente delle opere.

Dentro questo percorso si inserisce il progetto «Riappropriamoci del mare di Palermo», promosso da una rete di realtà civiche e rotariane. Se ne è parlato a fine marzo allo Stand Florio, in un convegno partecipato con circa 300 persone. Al centro, una domanda chiara: come rendere di nuovo accessibile e vissuta la costa sud.

Fuori da quella sala, però, la città continua a muoversi come ha sempre fatto. Il progetto c’è, ma servirà tempo, lo ha confermato anche l’Amministrazione comunale. E non poco.

Non è solo una questione urbanistica

Pensare che sia solo un problema di infrastrutture è riduttivo.

La distanza tra Palermo e il suo mare è anche culturale. Per anni alcune zone sono state percepite come marginali, poco sicure, comunque non “per tutti”. E quando un luogo smette di essere frequentato, smette anche di essere considerato.

Le immagini dei progetti sulla costa sud colpiscono: più spazi, più accessi, meno pressione sul centro storico e su Mondello. Ma tra quello che si immagina e quello che si vive c’è molta distanza al momento.

L’Amministrazione sembra pronta. La città, forse, deve ancora ritrovarsi su quel fronte. In mezzo, associazioni e realtà che già lavorano su quel tratto di costa e provano a ricostruire un legame. Una rete del Terso Settore può contribuire a quel percorso culturale di riavvicinamento dei cittadini. Infatti, si lavora già al consolidamento di una rete che vuol promuovere iniziative.

Ripartire da poco

Restituire il mare a Palermo non è solo un progetto. È una scelta. Una scelta politica, certo, fatta di investimenti, visione e continuità. Ma anche una scelta collettiva, che riguarda il modo in cui i cittadini decidono di vivere la propria città.

Significa tornare a attraversare quei luoghi, riconoscerli, sottrarli all’abitudine che tiene le persone lontane. Perché un territorio non esiste davvero finché non viene vissuto. Il rischio, altrimenti, è che anche i progetti più ambiziosi restino un velo che rinnova solo la superficie, spazi senza memoria.

Il mare, a Palermo, non è mai stato lontano. È stato, semmai, progressivamente dimenticato. E forse il punto, oggi, non è solo riportarlo dentro la città. Ma decidere, finalmente, di considerarlo parte del suo quotidiano.

Mauro Faso

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