In tanti ieri sera, sabato 14 marzo, hanno raggiunto la galleria Il Casino delle Muse di via XII Gennaio 11 a Palermo per assistere alla presentazione pubblica di un dipinto, finora sconosciuto, attribuito all’artista Vittorio Matteo Corcos. Giornalisti, studiosi, intenditori d’arte, curiosi, appassionati della storia dei Florio e semplici visitatori si sono ritrovati negli spazi della galleria per osservare da vicino un’opera che ha subito suscitato grande interesse.
Il quadro, un pastello su tela di grandi dimensioni, ha catturato immediatamente lo sguardo dei presenti. L’opera avvolge chi la osserva con la sua presenza scenica: le dimensioni importanti, la delicatezza dei volti e la composizione armoniosa creano un’immagine intensa e coinvolgente. Il ritratto emana dolcezza e misura, mentre lo sguardo dei protagonisti sembra restare impresso nella memoria di chi lo osserva, lasciando senza fiato per la raffinatezza della scena.

Molti visitatori si sono soffermati a lungo davanti al dipinto, attratti da quella dimensione sospesa tra intimità familiare e grande ritrattistica europea. L’atmosfera della serata è stata quella di un vero incontro culturale, animato da conversazioni sull’opera e sulla storia della famiglia Florio. L’opera rappresenta un eccezionale ritrovamento nel panorama della ritrattistica italiana del primo Novecento. Rimasta per decenni nell’anonimato di una collezione privata palermitana, è stata poi identificata dallo storico e critico d’arte Giuseppe Carli come un possibile ritratto originale di Vittorio Matteo Corcos. L’attribuzione trova fondamento non solo nella firma autografa – caratterizzata dalla peculiare grafia “serpentina” della lettera “S” – ma soprattutto nella straordinaria perizia tecnica a pastello, che rivela la piena maturità dell’artista e la profonda assimilazione della lezione parigina di Giuseppe De Nittis.
Riguardo alla figura femminile ritratta, Carli sostiene: «Non posso dire di avere certezze assolute, ma le coincidenze sono straordinarie. È come se il quadro stesso avesse lasciato indizi, piccole molliche di pane, per guidarmi verso la sua storia».
Per il dipinto Carli stesso ha proposto il titolo “Il Mattino”, un riferimento alla luce che illumina la scena e al clima domestico che avvolge i due protagonisti Durante la serata è stato presentato anche il libro “Are you Franca?”, dedicato alla scoperta e allo studio del dipinto e al percorso di ricerca che ha portato alla sua possibile identificazione.
“Il Mattino”, il ritratto privato di Donna Franca Florio
L’opera colma un vuoto iconografico e storico fondamentale nella biografia di Franca Florio. A differenza dei ritratti pubblici e più solenni realizzati da Giovanni Boldini, protagonista indiscusso della Belle Époque parigina, il dipinto restituisce una dimensione domestica e materna della celebre “Regina di Palermo”.
Nel quadro Franca appare vestita con una robe de chambre di linea Princesse in seta azzurro polvere, lontana dai fasti ufficiali dei salotti aristocratici e immersa in un momento di intimità familiare. L’identità della figura è stata analizzata anche dal punto di vista fisionomico: sopracciglia arcuate, naso a goccia, lobo rotondo e collo slanciato sono elementi che rimandano ai tratti noti di Donna Franca.
Accanto a lei compare il piccolo Ignazio Florio junior, il “Baby Boy”, scomparso prematuramente nel 1903. La posa affettuosa e parzialmente nuda del bambino, ispirata alla tradizione della ritrattistica francese, dona al dipinto una dimensione umana di grande intensità. Secondo l’ipotesi ricostruttiva, l’opera potrebbe essere stata commissionata da Ignazio Florio come risposta al celebre ritratto di Boldini, ritenuto all’epoca eccessivamente audace. Con Corcos, invece, la famiglia avrebbe ottenuto un’immagine più equilibrata e familiare, capace di celebrare la continuità della dinastia. Ogni dettaglio del pastello testimonia cura, affetto e un legame diretto tra arte e memoria storica.
Intervista al critico d’arte Giuseppe Carli

Il critico d’arte Giuseppe Carli, lo studioso che ha individuato e analizzato il dipinto. Carli, nato a Barletta nel 1982, è storico e critico d’arte. Laureato all’Università di Bari, ha curato negli anni mostre in Italia e all’estero collaborando con diverse istituzioni culturali. Nel 2024 ha fondato a Palermo la galleria Il Casino delle Muse, diventata in breve tempo uno spazio molto frequentato da artisti e appassionati.
Carli, come è arrivato per la prima volta a questo dipinto?
«Il primo incontro con l’opera è stato quasi immediato dal punto di vista intuitivo. Guardandola ho avuto la sensazione di trovarmi davanti alla mano di un grande maestro. La tecnica mi ha richiamato subito lo stile di Giuseppe De Nittis, soprattutto nella delicatezza del tratto e nella qualità della luce. Per chi si occupa di storia dell’arte, l’occhio resta il primo strumento d’indagine».
Quali elementi hanno confermato l’attribuzione a Corcos?
«Uno degli elementi più importanti è la firma. È perfettamente coerente con quelle utilizzate da Corcos nei suoi pastelli. In particolare la “S” finale presenta quella forma serpentina molto riconoscibile. Ma non è soltanto la firma a suggerire l’attribuzione: anche la costruzione del volto, la resa delle stoffe e l’equilibrio compositivo indicano chiaramente la mano dell’artista».
Che immagine di Franca Florio emerge da questo ritratto?
«Qui vediamo una Franca Florio nella sua dimensione più privata. È ritratta nel primo mattino, senza gioielli, con una veste domestica. Corcos era noto per la profondità psicologica dei suoi ritratti e in questo caso sembra voler raccontare la dimensione più autentica della protagonista».
Quanto è importante la presenza del piccolo Ignazio Florio?
«È una presenza fondamentale. Ignazio non era soltanto il figlio della coppia ma l’erede della dinastia Florio. Il fatto che sia rappresentato nudo, secondo la tradizione della ritrattistica francese, rende l’opera uno dei suoi primi ritratti simbolici».
Perché ha scelto il titolo “Il Mattino”?
«Corcos amava titoli evocativi, come il celebre Sogni. Ho pensato a Il Mattino per la luce che illumina la scena ma anche per il significato simbolico: l’alba del nuovo secolo e della nuova generazione della famiglia Florio».
Che emozione trasmette il dipinto?
«È un’opera molto intensa. I due protagonisti sono disposti lungo una diagonale equilibrata e le braccia di Franca creano una linea sinuosa che avvolge il bambino. Non è un gesto teatrale ma una forma di tenerezza materna molto naturale».
Perché esporre l’opera nella sua galleria?
«Il Casino delle Muse è diventato un luogo molto amato dai palermitani. Mi è sembrato il contesto ideale per presentare al pubblico un dipinto di qualità museale legato alla storia della città».
Che valore ha oggi questa scoperta?
«Credo che rappresenti un tassello importante per la storia della Belle Époque italiana. Dimostra quanto fossero forti i rapporti culturali tra la famiglia Florio e i grandi artisti europei».
Vittorio Matteo Corcos, l’autore del dipinto
Nato a Livorno il 4 ottobre 1859, Vittorio Matteo Corcos emerge nel panorama artistico europeo come uno dei più raffinati interpreti della società tra Otto e Novecento. Si formò all’Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Odoardo Pollastrini, sviluppando una tecnica rigorosa e un disegno preciso. Nel 1880 si trasferì a Parigi, dove entrò in contatto con il mercante Goupil e con artisti come Giuseppe De Nittis e Giovanni Boldini. In quegli anni la sua pittura acquisì una sensibilità cosmopolita e una luminosità nuova. Rientrato in Italia nel 1886 e stabilitosi a Firenze, divenne il ritrattista preferito dell’alta società europea. Il suo capolavoro più noto è Sogni (1896), conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Corcos morì a Firenze l’8 novembre 1933 lasciando un’eredità artistica che ancora oggi rappresenta una delle testimonianze più eleganti della Belle Époque.
La serata inaugurale è stata accompagnata da un cocktail di benvenuto. Presente anche l’Amministrazione Comunale rappresentata dalla dott.ssa Claudia Fucarino. Il dipinto sarà visibile al pubblico fino a venerdì 8 maggio 2026 presso la galleria Il Casino delle Muse ai seguenti orari: martedì e venerdì 10.00–13.00 / 16.30–19.30. Chiuso lunedì, sabato e nei giorni festivi. Ingresso libero e gratuito.