Dal 7 febbraio all’8 marzo 2026 Palermo ospita Extinction, esposizione prodotta da Arteventi. Il lavoro di Max Papeschi è curato da Stefania Morici e Antonio Calbi, con un allestimento progettato dall’architetto Giovanni Musica dello studio MGAlab. Il percorso si sviluppa tra i giardini del Teatro Massimo, la Fondazione Pietro Barbaro e diversi punti dello spazio urbano, dando vita a installazioni diffuse che entrano in relazione diretta con il presente.
A un primo sguardo le figure sembrano i classici nani da giardino: giganti, innocui e quasi buffi. Fermandosi a osservare meglio, però, l’effetto cambia. Quelle presenze diventano un taglio netto nella percezione e raccontano una condizione umana sempre più difficile da sostenere, segnata da guerre, violenze e precarietà. Il progetto nasce da un’ipotesi provocatoria. In un futuro prossimo la specie umana è ormai estinta e una civiltà extraterrestre tenta di ricostruirne la storia attraverso frammenti digitali distorti. Extinction arriva in una fase storica segnata dall’aumento dei conflitti, che assumono forme diverse, dalle guerre armate a quelle economiche, fino allo scontro silenzioso contro il futuro del pianeta. Dopo le tappe di Milano, Parigi e Matera, il progetto approda nel cuore del Mediterraneo grazie alla Fondazione Pietro Barbaro, con il patrocinio e il supporto del Comune di Palermo – Assessorato alla Cultura, della Fondazione Teatro Massimo e dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, in collaborazione con La Settimana delle Culture.
Le tre sezioni del percorso espositivo
Il percorso si articola in tre sezioni:
- Zwergen Dämmerung allestita nei giardini del Teatro Massimo.
- Full Metal Karma trova spazio alla Fondazione Pietro Barbaro, nell’atrio di Palazzo Trinacria.
- 2 + 2 = 5 è invece un intervento urbano che porta nello spazio pubblico frasi e slogan capaci di parlare direttamente al presente.
Zwergen Dämmerung (Il crepuscolo dei nani) è un’installazione di 47 statue monumentali che uniscono i corpi dei famosi guerrieri di terracotta di Xi’an alle teste dei nani da giardino. Alla Fondazione Barbaro, a Palazzo Trinacria, sono invece esposte una grande scultura e altri tre guerrieri, mentre su grandi cartelloni pubblicitari ha preso vita una campagna teaser con frasi shock da 1984 di Orwell che denunciano in maniera dissacrante.
«L’arte non deve essere spiegata, ma restare provocatoria, deve far discutere e far scoprire – dice Max Papeschi, l’autore della esposizione – Il mio esercito di terracotta arriva da una realtà parallela, è la ricostruzione fatta dagli alieni dei nostri umani, perennemente in guerra: è un ossimoro visivo, uno gnometto, kitsch, stupidino, simpatico nel corpo di un guerriero che per sua costituzione, porta la morte».
Da questa ipotesi nasce un racconto visivo che mette in luce guerre, idolatria, decadenza culturale e autodistruzione. L’installazione nei giardini del Teatro Massimo crea un forte contrasto tra alto e basso, eroico e grottesco, in uno dei luoghi simbolo della cultura europea. Le opere esposte nei giardini del teatro appartengono ad ArTI.
Full Metal Karma e l’intervento urbano
Full Metal Karma, ospitata nella sede della Fondazione Pietro Barbaro a Palazzo Trinacria, è un’installazione che nasce dalla fusione simbolica tra Buddha e Napoleone. L’opera sviluppa l’idea di una cultura terrestre fraintesa, in cui pace interiore e conflitto si sovrappongono fino a suggerire la guerra come destino inevitabile dell’umanità.
Il progetto si completa con 2 + 2 = 5, un intervento urbano che porta nei luoghi pubblici di Palermo le celebri frasi tratte dal libro 1984 di George Orwell: “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza”, trasformandole in slogan mimetizzati nel linguaggio del presente. Un’azione che rafforza il senso complessivo di Extinction, inteso non come evento improvviso ma come processo lento di erosione culturale e critica. Il progetto è realizzato in collaborazione con Alessi.
Chi è Max Papeschi, l’autore di Extinction
Max Papeschi entra nel mondo dell’arte contemporanea nel 2008, dopo dieci anni di lavoro come regista teatrale, televisivo e cinematografico. La sua affermazione internazionale arriva rapidamente grazie a un’opera monumentale affissa su un palazzo di Poznan, in Polonia, che attira l’attenzione della scena artistica globale. Da allora ha realizzato oltre 70 mostre personali in tutto il mondo.
Nel 2014 pubblica in Italia la sua autobiografia per Sperling & Kupfer. Nel 2016 inaugura a Milano il progetto culturale e umanitario Welcome to North Korea, realizzato con Amnesty International, che unisce arte digitale, performance e installazioni per denunciare, attraverso una propaganda parodistica, le violenze del regime di Kim Jong Un. Nello stesso anno firma negli Stati Uniti il videoclip e la copertina dell’album IT’S ALL DEVO di Gerald Casale dei DEVO. Nel 2018 esce il libro Max vs Max per Giunti. Dal maggio 2022 collabora con il mensile FQ Millennium diretto da Peter Gomez. A gennaio 2023 presenta a Milano Extinction Chapter 1, primo capitolo di un progetto itinerante che immagina un’umanità estinta osservata dagli alieni. Nel 2025, insieme alla fotografa e regista Arianna Bonucci, lancia Eau de Eau, progetto che denuncia la crisi idrica globale.
La curatrice Stefania Morici, a noi de l’altroparlante, ha commentato così il progetto: «Extinction nasce come un’ipotesi radicale ma necessaria: guardare l’umanità dall’esterno, come se fosse già scomparsa, per comprendere fino a che punto stiamo normalizzando la violenza, il conflitto e l’impoverimento culturale. Il progetto non parla di un’apocalisse improvvisa, ma di un processo lento e collettivo, in cui linguaggio, propaganda e semplificazione contribuiscono a erodere la capacità critica e il senso di responsabilità. Palermo è una tappa fondamentale di questo percorso. È una città simbolica, stratificata, complessa, attraversata da contraddizioni profonde ma anche da una forte vitalità culturale. Portare Extinction qui significa inserirlo in un luogo che conosce bene il rapporto tra potere, memoria e sopravvivenza, e che per posizione e storia rappresenta un osservatorio privilegiato sul presente e sul futuro del Mediterraneo. Non è una mostra pensata per consolare, ma per interrogare. Palermo, più di altre città, ha la forza e la sensibilità per accogliere questo tipo di confronto».
Anche Giorgio Filippone, presidente de La Settimana delle Culture, ha continuato a spiegarci: «Extinction arriva a Palermo in un momento in cui i conflitti nel mondo si moltiplicano. Questi guerrieri, che uniscono i corpi dei soldati di terracotta scoperti in Cina alle teste degli gnometti da giardino, restituiscono in modo diretto la condizione che stiamo vivendo. Il messaggio è rafforzato dalle frasi presenti sui manifesti diffusi in città, tre citazioni tratte dal libro 1984 di George Orwell: “La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza”. Ne emerge l’immagine di un pianeta distrutto, osservato da una civiltà aliena che tenta di ricostruire la nostra storia senza capire come, pur vivendo in una terra ricca di tecnologia e possibilità, l’umanità sia riuscita ad autodistruggersi. Un racconto che ricorda quanto oggi servano più ponti e meno muri e quanto popoli e culture debbano imparare a convivere».
Dorotea Rizzo