Palermo, colpo al cuore di Cosa Nostra. Tutti i nomi dei 32 fermi tra i clan di Brancaccio e Ciaculli

Le indagini hanno svelato una presenza capillare della mafia nel tessuto economico locale

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Un’alba di sirene e perquisizioni a Palermo. Che ha scosso i quartieri storici di Brancaccio e Ciaculli. In un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Palermo, la Polizia di Stato e i Carabinieri hanno eseguito 32 provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti indagati, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti e detenzione illegale di armi.

Il controllo del territorio: dal “pizzo” alle compravendite immobiliari

Le indagini hanno svelato una presenza capillare della mafia nel tessuto economico locale. Non si parla solo della classica estorsione ai commercianti (con oltre 50 episodi documentati), ma di un controllo soffocante che arrivava a influenzare persino le compravendite immobiliari. I clan, infatti, imponevano una sorta di “sensaria” (una provvigione forzata) su ogni transazione di terreni o edifici tra privati nella zona di Ciaculli.

Le accuse mosse dalla procura nei confronti deri soggetti oggetto della misura cautelare sono quelle di associazione mafiosa, estorsione aggravata, detenzione di armi, trasferimento fraudolento di valori e traffico illecito di sostanze stupefacenti, con l’obiettivo di aver agevolato i piani di Cosa nostra. Sono trentadue le persone fermate in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto, firmato dal procuratore Maurizio De Lucia insieme all’aggiunto Vito De Giorgio ed eseguito da circa 450 tra poliziotti e carabinieri. L’ennesimo duro colpo al mandamento di Brancaccio e alle famiglie di corso dei Mille, Guarnaschelli, Sperone e Roccella.

I nomi dei fermati

Tra i destinatari del provvedimento figurano nomi di spicco delle famiglie mafiose locali e nuove leve che stavano scalando le gerarchie:

Pietro Asaro, nato a Palermo il 21 gennaio 1971; Antonino Borgognone, nato a Palermo il 6 agosto 1962; Salvatore Borgognone, nato a Palermo il 1 settembre 1995; Filippo Bruno, nato a Palermo il 22 aprile 1990; Francesco Capizzi, nato a Palermo il 11 luglio 1991; Giuseppe Caserta, nato a Palermo il 15 agosto 1975; Sebastiano Castagnetta, nato a Palermo il 18 maggio 1998; Ignazio Cinà, nato a Palermo il 23 maggio 1989; Maurizio Costa, nato a Palermo il 28 febbraio 1965; Salvatore Di Pasquale, nato a Palermo il 1 luglio 1978; Angelo Faraone, nato a Palermo il 22 gennaio 1994; Paolo Filippone, nato a Palermo il 15 dicembre 1992; Antonino Giuliano, nato a Palermo il 8 febbraio 1972; Antonino Graviano, nato a Palermo il 15 giugno 1979; Mohamed Labidi, nato a Palermo il 26 novembre 1993; Cosimo Lo Nigro, nato a Palermo il 2 maggio 1975; Saverio Marchese, nato a Palermo il 18 novembre 1965; Antonino Marino, nato a Palermo il 27 agosto 1978; Pietro Mendola, nato a Palermo il 26 marzo 1972; Antonino Randazzo, nato a Palermo il 19 luglio 1993; Antonino Sacco, nato a Palermo il 4 settembre 1955; Carmelo Sacco, nato a Palermo il 12 marzo 1989; Francesco Salerno, nato a Palermo il 7 marzo 1970; Luciano Scrima, nato a Palermo il 20 febbraio 1989; Matteo Scrima, nato a Palermo il 4 giugno 1960; Antonino Spadaro, nato a Palermo il 3 ottobre 1956; Gaetano Spadaro, nato a Palermo il 10 marzo 1978; Pietro Tagliavia, nato a Palermo il 20 agosto 1968; Giacomo Teresi, nato a Palermo il 26 gennaio 1946; Ignazio Testa, nato a Palermo il 10 aprile 1987; Filippo Marcello Tutino, nato a Caltanissetta il 16 gennaio 1961; Giuseppe Vulcano, nato a Palermo il 1 marzo 1989.

Il “Welfare” mafioso e la droga

L’inchiesta ha evidenziato come i proventi delle attività illecite, in particolare del traffico di droga, fossero destinati in gran parte al mantenimento delle famiglie dei detenuti. Questo “sistema di assistenza” è considerato fondamentale da Cosa Nostra per garantire il silenzio degli affiliati in carcere e mantenere il consenso sociale nei quartieri di riferimento.

La reazione della città

Nonostante il muro di omertà, molti commercianti non hanno denunciato spontaneamente le estorsioni subite, l’operazione rappresenta un segnale forte dello Stato. Gli inquirenti hanno sottolineato come i mandamenti colpiti stessero tentando di riorganizzarsi dopo i colpi subiti negli anni precedenti, cercando di ripristinare vecchie tradizioni di controllo territoriale miste a nuove forme di business illegale.

Questo blitz conferma che, nonostante i vertici storici siano in gran parte detenuti, la struttura di base di Cosa Nostra a Palermo rimane estremamente resiliente. Il controllo su Ciaculli e Brancaccio non è solo una questione criminale, ma un vero e proprio “stato parallelo” che tenta di sostituirsi alle istituzioni in ogni aspetto della vita economica.

I commenti sulle operazioni

Il quadro, emerso dalle indagini restituisce una consorteria attiva, fondata sul controllo del territorio, sulla capacità intimidatoria, sulla gestione coordinata delle estorsioni, del traffico di stupefacenti, della disponibilità di armi, nonché sulla raccolta e redistribuzione di risorse economiche destinate anche al mantenimento dei sodali detenuti“. Lo dice il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia che ha aggiunto come “le risultanze investigative hanno altresì rivelato una metamorfosi strategica, dove Cosa Nostra non ha rinnegato la propria vocazione violenta e il controllo militare del territorio ma ha affiancato ad essi una moderna inclinazione affaristica, declinandola in chiave manageriale e comprendendo come il controllo di una parte importante del mercato legale può generare ricavi più remunerativi con molti meno rischi“.

Esprimo apprezzamento e compiacimento per la vasta operazione antimafia condotta all’alba nei quartieri di Sperone e Brancaccio, che ha portato al fermo di numerosi soggetti accusati di gravi reati legati alla criminalità organizzata“. Ha dichiarato il sindaco di Palermo Roberto Lagalla che ha aggiunto come questa operazione “rappresenta un segnale forte e concreto della presenza dello Stato sul territorio e della determinazione con cui si continua a contrastare ogni forma di illegalità e sopraffazione mafiosa. Il lavoro sinergico e instancabile delle forze dell’ordine ha consentito di colpire un’organizzazione radicata e pericolosa, restituendo fiducia e sicurezza ai cittadini onesti. Rivolgo un sentito ringraziamento alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e alla Procura della Repubblica di Palermo, guidata da Maurizio De Lucia, per l’impegno, la professionalità e la dedizione dimostrati nel corso delle indagini e nella fase esecutiva dell’operazione. Desidero esprimere un plauso particolare agli investigatori che, anche grazie alla collaborazione di imprenditori che hanno scelto di denunciare, sono riusciti a ricostruire un sistema criminale basato su estorsioni, traffico di droga e controllo del territorio. È anche grazie a questi atti di coraggio civile che Palermo può continuare il suo percorso di riscatto“.

“Un messaggio di speranza e fiducia nella battaglia contro il racket delle estorsioni”: così ha commentato Patrizia Di Dio, presidente di Confcommercio Palermo e vicepresidente nazionale con delega alla legalità.“Senza questo contributo – ha affermato – nessuna azione repressiva può essere davvero efficace”. “La legalità – ha concluso – non è solo un valore etico, ma una condizione indispensabile per lo sviluppo economico e per garantire una concorrenza sana”.

Esprimo il mio apprezzamento per l’operazione antimafia condotta dalle forze dell’ordine tra i quartieri Sperone e Brancaccio a Palermo, che ha portato all’esecuzione di oltre trenta misure restrittive. L’intervento assesta un ulteriore e duro colpo alla criminalità organizzata“. Ha commentato Raoul Russo, senatore di Fratelli d’Italia, componente della Commissione Antimafia e coordinatore provinciale del partito. “Un ringraziamento va anche alla Direzione distrettuale antimafia, guidata da Maurizio de Lucia, per il coordinamento dell’operazione. Questi arresti ribadiscono quanto sia alta l’attenzione da parte delle forze dell’ordine che proseguono, con determinazione, il loro lavoro che porterà a sconfiggere la criminalità organizzata“.

E’ fondamentale questa azione di contrasto all’oppressione mafiosa, ringraziamo gli inquirenti per il risultato dell’operazione antimafia condotta stanotte. Se pure preoccupa la recrudescenza degli episodi intimidatori che si sono verificati nelle ultime settimane in città, un barlume di speranza proviene dalla collaborazione con gli investigatori di alcune vittime del racket. Ribellarsi è il primo passo per contrastare la mafia“. Ha affermato Federica Badami segretaria generale Cisl Palermo Trapani. “Lo ribadiamo sempre, ogni colpo inferto alla mafia è un passo in avanti per il futuro dei nostri territori e per il percorso di legalità che è fatto di memoria, impegno e controllo del territorio. Colpire gli interessi mafiosi, che ora, oltre che sulle attività di spaccio ed estorsive, sembrano allargarsi anche al controllo di attività legali per ripulire operazioni illecite, è fondamentale. Tenere alta la guardia è l’unico modo per frenare tutte le attività criminali che soffocano il nostro sistema economico e non solo“.

Roberto Greco

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