Mentre in Europa si valuta l’abolizione del cambio d’ora, dati e studi mostrano risparmi concreti ma anche effetti sulla salute e sull’equilibrio del corpo umano
Anche quest’anno è arrivato il momento di spostare le lancette. Nella notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre, infatti, si tornerà un’ora indietro – dalle 03.00 alle 02.00 – per il passaggio all’ora solare.
Il sistema ora legale/solare fu già teorizzato oltre due secoli fa da Benjamin Franklin, che in un articolo pubblicato sul Journal de Paris sottolineava i benefici economici derivanti da un uso più efficiente delle ore di luce. In Italia, l’ora legale fu introdotta nel 1916, durante la Prima Guerra Mondiale, per ridurre gli sprechi energetici. Dopo applicazioni intermittenti, divenne stabile nel 1966 con la Legge n. 1144.
A livello europeo, l’ora legale è in vigore in tutti gli Stati membri dal 1996, anno in cui fu introdotto un calendario comune. Tuttavia, il dibattito sulla sua abolizione è tornato di attualità: quello del 2025 potrebbe infatti essere uno degli ultimi cambi stagionali.
Le posizioni restano divise: i Paesi del Nord Europa spingono per l’eliminazione dell’alternanza, mentre quelli mediterranei, tra cui l’Italia, preferiscono mantenerla per sfruttare la luce solare e ridurre i consumi energetici.
L’impatto energetico
I dati confermano i benefici dell’ora legale. Secondo Terna, nei sette mesi del 2025 l’Italia ha risparmiato 310 milioni di kilowattora, pari al fabbisogno medio annuo di circa 120 mila famiglie, con un risparmio economico di oltre 90 milioni di euro.
Sul piano ambientale, l’adozione dell’ora legale ha evitato l’emissione di circa 145 mila tonnellate di CO₂.
Dal 2004 al 2025, il risparmio complessivo generato è stato di oltre 12 miliardi di kilowattora, corrispondenti a circa 2,3 miliardi di euro. Nel 2020 la riduzione dei consumi aveva già toccato quota 400 milioni di kilowattora, con un risparmio di 66 milioni di euro e 250 mila tonnellate di anidride carbonica in meno.
Il dibattito europeo
Nonostante i vantaggi, il Parlamento Europeo ha aperto nel 2018 un confronto sull’abolizione del cambio stagionale. Un sondaggio condotto tra i cittadini ha mostrato che l’84% dei votanti è favorevole alla sua eliminazione.
Nel 2019 la Commissione ha approvato una proposta che lascia a ogni Paese la libertà di scegliere se mantenere l’ora solare o quella legale per tutto l’anno, senza alternanza.
Nei giorni scorsi il premier spagnolo Pedro Sánchez è tornato sull’argomento, dichiarando in un video diffuso su X che il cambio d’ora «francamente, non ha senso» e che il governo spagnolo si impegnerà ad abolire questo sistema «obsoleto» entro il 2026.
La Spagna ha inoltre inserito una proposta informativa sull’argomento all’interno del Consiglio UE sull’energia, senza però arrivare a un dibattito o a un voto. L’iniziativa ha comunque riacceso la discussione, spingendo il commissario europeo all’Energia Dan Jørgensen ad annunciare un nuovo studio sul tema, riconoscendone «la grande rilevanza per milioni di cittadini».
Gli effetti sulla salute
Il cambio d’ora, apparentemente innocuo, può influire anche sulla salute psicofisica. Lo spiega il professor Salvatore Corrao, professore di Medicina Interna dell’Università degli Studi di Palermo e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica dell’ARNAS Civico di Palermo.
«Il nostro organismo – afferma – risente anche di spostamenti minimi come quello di un’ora. Le modifiche dell’orario comportano disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione e alterazioni dell’umore. Diversi studi dimostrano un aumento dei casi di infarto e ictus nei giorni successivi, soprattutto tra chi soffre di problemi cardiovascolari o disturbi del sonno».
Effetti temporanei ma reali: «Il corpo impiega alcuni giorni per adattarsi – aggiunge – e in questo periodo si registra anche un incremento degli incidenti stradali, probabilmente legato alla minore prontezza mentale».
Non mancano, tuttavia, i benefici: «La luce solare ha un’influenza positiva sull’umore, favorisce la produzione di serotonina e migliora il benessere generale. Nei Paesi mediterranei, dove le giornate sono più lunghe e luminose, l’effetto è ancora più evidente».
Più vulnerabili restano gli anziani, chi assume farmaci a orari regolari e i soggetti obesi, nei quali possono verificarsi alterazioni dei meccanismi ormonali che regolano la fame: «Il ritmo sonno-veglia – conclude Corrao – è un pilastro della nostra salute: anche un piccolo sfasamento può generare effetti momentanei ma concreti, soprattutto nei soggetti più fragili».
Samuele Arnone