Mentre Milano e Cortina stanno accogliendo il mondo per le Olimpiadi invernali, dietro le quinte della macchina organizzativa emergono criticità che richiamano l’attenzione su diritti, salute e dignità del lavoro. Sembra non concludersi mai l’elenco di criticità che, legato all’organizzazione delle Olimpiadi, pian piano continuano ad emergere.
A denunciarle in questa occasione, va reso noto che non solo LRM ha avviato azioni sull’argomento, è la Libera Rappresentanza dei Militari (LRM), sindacato militare italiano, che parla apertamente di condizioni alloggiative e funzionali “incompatibili con i minimi standard di vivibilità” per una parte del personale dell’Esercito Italiano, impiegato nei servizi connessi ai Giochi Olimpici Milano-Cortina attualmente in corso.
La denuncia non nasce ora, né come gesto mediatico. Il 28 gennaio 2026 la Segreteria Generale del sindacato ha inviato una nota formale allo Stato Maggiore della Difesa e allo Stato Maggiore dell’Esercito, rimasta – secondo quanto riferisce LRM – senza risposta. Solo successivamente, l’8 febbraio, il sindacato ha deciso di rendere pubblica la vicenda.
Un impiego pianificato, non un’emergenza
Secondo i dati ufficiali sull’organizzazione complessiva dell’evento, ai Giochi partecipano migliaia di operatori appartenenti a diversi Corpi dello Stato.
Circa 2.000 militari dell’Esercito Italiano risultano impiegati in servizi a supporto della manifestazione – ci spiegano da LRM.
Una parte di questi, riferisce LRM, è stata alloggiata presso basi dismesse e riaperte esclusivamente per l’evento, in particolare nell’area di Tai di Cadore.
Le condizioni segnalate sono dettagliate e circostanziate: stanze con sei persone; assenza di armadietti; riscaldamenti guasti o non funzionanti; docce collocate in un’altra palazzina, da raggiungere a piedi anche durante le nevicate.
A questo si aggiungono turni di servizio di otto ore continuative all’aperto, in condizioni climatiche rigide, e servizi igienici distanti, talvolta collocati presso esercizi pubblici.
Elementi che, per il sindacato, non possono essere derubricati a semplici disagi temporanei.
“Non è un imprevisto, ma un fallimento organizzativo”
A spiegare il senso dell’iniziativa è Marco Votano, Segretario generale di LRM, che sottolinea come l’evento fosse programmato da tempo.
«Non siamo di fronte a una situazione emergenziale, come può essere un’alluvione o un evento improvviso. Parliamo di un appuntamento pianificato da almeno un anno. È inaccettabile che chi ha effettuato sopralluoghi e valutazioni non si sia posto il problema di garantire alloggi dignitosi».
Secondo Votano, la questione non riguarda il comfort, ma rientra pienamente nel campo della tutela della salute e della sicurezza del personale impiegato, richiamando i principi del D.Lgs. 81/2008.
«Sei persone in una stanza, senza riscaldamento e con una sola presa elettrica, in pieno inverno, non sono condizioni compatibili con la dignità di chi lavora.
Parliamo di donne e uomini che operano per garantire il funzionamento di un evento di rilevanza internazionale».
La nota ignorata e la scelta di rendere pubblica la denuncia
Nella nota inviata a fine gennaio, LRM chiedeva un intervento urgente per sanare le criticità “nell’immediato”, riservandosi, in assenza di risposte, di informare le autorità politiche e l’opinione pubblica.
A distanza di giorni, racconta Votano, non sarebbe arrivato alcun riscontro dai vertici competenti.
«A quel punto la Segreteria generale, sulla base delle segnalazioni arrivate da più iscritti, ha deliberato un’azione forte e collegiale.
Non è l’iniziativa di una singola persona, ma una presa di posizione del sindacato» spiega il Segretario generale.
Diritti, non privilegi
Nel documento inviato alle autorità, il sindacato evidenzia anche una possibile disparità di trattamento rispetto ad altri Corpi impiegati nell’organizzazione complessiva dell’evento – continua a raccontare Votano – sottolineando come i militari dell’Esercito non chiedano privilegi, ma il rispetto di standard minimi garantiti a ogni lavoratore.
«Chi serve lo Stato in tempo di pace non può essere considerato sacrificabile. Chiediamo solo condizioni dignitose, tutela della salute e sicurezza sul lavoro, soprattutto in un contesto di grande esposizione mediatica come le Olimpiadi».
In attesa di risposte
LRM auspica ora un intervento rapido dell’Amministrazione militare per riallocare il personale in strutture idonee o ripristinare condizioni accettabili negli alloggi esistenti.
La vicenda apre però una riflessione più ampia: il costo umano dei grandi eventi e quanto, dietro l’immagine patinata delle cerimonie e delle infrastrutture, resti spesso invisibile il lavoro quotidiano di chi ne garantisce il funzionamento.
Una domanda resta aperta: può un evento globale fondato su valori di eccellenza e rispetto permettersi di ignorare la dignità di chi lo rende possibile?
Mauro Faso