Nuovo regime forfettario in arrivo con la prossima legge di bilancio?

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Al ritorno dalle vacanze, si comincia a lavorare alla legge di bilancio per il 2026.

Lo scorso 3 settembre si è riunito lo stato maggiore della Lega, con l’intervento anche del Ministro dell’Economia Giorgetti, per tracciare le prime linee guida per la preparazione del disegno di legge da portare poi all’attenzione del Parlamento e varare così, per l’anno prossimo, quella che una volta si chiamava “legge finanziaria”.

Come già comunicato da chi scrive, si riparla con insistenza di una nuova rottamazione, il quinquies, in parte giustificata dall’esigenza di consentire a molti contribuenti di saldare i loro debiti, ma fondamentalmente perché ritenuta necessaria per sfoltire il pesantissimo magazzino dei crediti erariali iscritti a ruolo, molti dei quali considerati dagli stessi vertici dell’Amministrazione Finanziaria assolutamente inesigibili.

Una rottamazione, comunque, che non dovrebbe essere generalizzata, come sono state le precedenti, ma dovrebbe escludere quei soggetti – i furbetti – che in precedenza non avevano onorato le scadenze per la definizione.

Ma, accanto alla rottamazione, la Lega porta avanti anche un suo vecchio “pallino”, quello dell’ampliamento della “flat tax”. Altre volte aveva tentato di portare il limite a 100.000 euro, ma era riuscito solo a mantenere come tetto non più di 85.000 euro.

Ricordiamo che la “tassa piatta” è una imposta sostitutiva, omnicomprensiva, applicata, senza obbligo della contabilità – se non l’obbligo della certificazione dei corrispettivi – nella misura del 15%, dalle persone fisiche, esercenti attività d’impresa, arti e professioni, residenti in Italia, che svolgono un’attività d’impresa, arte o professione e che scelgono il “Regime forfettario”.  La somma tassabile, comunque, è pari al risultato che si ottiene applicando ai ricavi o ai compensi un coefficiente di redditività che varia a seconda dell’attività svolta.

Spesso si parla di flat tax con grosse perplessità, ritenendo – principalmente – che non rispetti il principio costituzionalmente previsto della tassazione in maniera progressiva. Molti, tuttavia, ritengono che, con una semplificazione del genere, il gettito, anziché diminuire possa invece aumentare.

Sono tanti, infatti, i contribuenti che preferiscono “rischiare” le sanzioni nel caso di un controllo  – lavorando in nero – piuttosto che rischiare tante altre sanzioni che potrebbero essere applicare per violazioni dipendenti non dalla volontà di evadere, ma solo per le difficoltà di adempiere correttamente ai numerosissimi obblighi fiscali. Ci sono pure tanti “evasori incalliti” i quali, spinti dalla facilità di applicazione dei tributi e dalla modesta misura di quanto preteso dall’Erario, potrebbero “pentirsi”, avvicinandosi ai doveri fiscali che esistono.

Comunque, per ora quelle governative sono solo proposte, temi di discussione, anche perché per varare una flat tax di quel genere sarebbe necessaria una autorizzazione dell’Unione Europea.

Potrebbe trovare spazio una tassa piatta limitata a casi o redditi particolari, applicandola, cioè, agli straordinari o ad altri compensi diversi dai redditi ordinari.

Con l’occasione, seppure parlando di semplici proposte, non pare fuor di luogo accennare a quale problema che, comunque, ossia a prescindere dal limite per il regime forfettario, spesso lo limitano in modo particolare.

C’è da dire, peraltro, che nel tempo, dopo alcune importanti concessioni, proprio come il «gambero» il nostro Legislatore, spinto evidentemente da esigenze di gettito, ha fatto dei passi indietro restringendo il campo di applicazione del regime forfettario (quello previsto dalla prima citata legge 190 del 2014), per esempio reintroducendo cause di esclusione (motivi ostativi) tra cui quella riguardante la percezione di redditi di lavoro dipendente e assimilati d’importo superiore a 30.000 euro.

In questo modo accade che la volontà di molti cittadini che, dopo il pensionamento, hanno la possibilità e la voglia di rendersi ancora utili al Paese ed agli altri cittadini, viene pesantemente sacrificata. Il limite di 30.000 Euro, in effetti, non è alto. Molti preferiscono non lavorare piuttosto che assoggettarsi, non tanto al tributo, ma a tutti gli altri adempimenti fiscali che, specialmente ad una certa età, possono diventare difficili.

Ecco, anche su questo punto sarebbe opportuno qualche riflessione prima di varare la legge di bilancio.

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